Chi è la bellissima K’Ola (Kudiratu Olayinka Oladirau) e perché scrivo di lei

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Chi sa di me sa per certo che se mi sono messo, prima di chiunque (era il 25 settembre 2016 DELLA NIGERIA – CUORE STRATEGICO DELL’AFRICA – E DEI NIGERIANI A CHI VERAMENTE INTERESSA?) sulla pista nigeriana (non solo corruzione ma complessità, bellezza, centralità demografica di questa importantissima repubblica federale africana come si vedrà, ne sono certo, nei prossimi anni) un motivo ci deve essere. Un motivo potrebbe essere (sufficiente?) la bellezza delle donne e degli uomini nigeriani di cui K’Ola (Kudiratu Olayinka Oladirau) è un esempio per tutti. Oggi vi delizio ulteriormente con immagini di oggetti d’arte (sculture che turbano tanto a loro volta sono belle e intriganti) e nuovamente con foto che ritraggono le fattezze della meticcia (USA-Nigeria alla faccia dell’insipido TRUMP) K.O.O. come, da oggi, amichevolmente (ma rispettosamente), la chiamerò. In attesa di conoscerla personalmente. O in attesa che, scoperto questo anziano ammiratore italiano, mi scriva. La Nigeria quindi non è solo Boko Haram, spaccio di droga, prostituzione sulle strade provinciali o tangenti a Paolo Scaroni, Luigi Bisignani e compagnia cantando.

Arriverò a farla parlare (attribuendole in realtà pensieri miei) su come la Nigeria, in parte anche sua patria lontana, si meriterebbe di essere trattata dalla sua classe dirigente che viceversa sembra non amarla come sarebbe giusto che facesse.

Le cose quindi che leggerete non sono pensate da K.O.O. (tanto meno dette o scritte) ma vorrei tanto che le pensasse e che comunque le condividesse nel suo intimo. Perché la Nigeria ha bisogno di tutti i suoi figli e le sue figlie compresi quei nigeriani e nigeriane oggi in diaspora. Anzi soprattutto di loro come giustamente suggerisce un raffinato intellettuale (Blessing Sunday Osuchukwu) che ho recentemente conosciuto e che, nigeriano, vive da molti anni in Italia. Per contare in Africa e nel Mondo, la Nigeria deve per prima cosa trovare il coraggio intellettuale di contarsi nel senso letterale del termine. Ecco il problema di una anagrafe degna di questo nome che, ad oggi, le manca come viene denunciato dai promotori del Progetto Brisin di cui vi ho parlato in altri post.

Nei prossimi giorni quindi, siete avvisati, quando i post saranno firmati K.O.O. non sono io a scriverli ma non è neanche (peccato) la bellissima Kudiratu Olayinka Oladirau, detta K’Ola. Per ora.

Oreste Grani/Leo Rugens

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