Ma chi c’era quando si è deciso che doveva essere Virginia Raggi il sindaco di Roma?

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In momenti difficili per Roma, per il M5S, per il patrimonio elettorale civico politico che il MoVimento rappresenta e quindi difficilissimi per il Paese tutto, abbiamo ricevuto e abbiamo pubblicato volentieri un post dedicato alla professionalità di Paolo Berdini, Assessore all’Urbanistica della Capitale. Lo abbiamo pubblicato anche se Berdini è persona che ha insinuato che la Raggi aveva una relazione di letto con Salvatore Romeo. Non perché non sia vero (noi in quel letto non c’eravamo certamente e, se anche ci fossimo stati, non lo avremmo raccontato a nessuno) che la sindaco è una libertina sciupa maschi ma perché tutto questo non, non, non, doveva accadere in quanto non era una faccenda minore quella di Roma da far risorgere dopo le vicende che l’hanno segnata nei decenni trascorsi. Chi ha deciso che fosse Virginia Raggi la guida sicura per Roma capitale? Chi c’era a quel tavolo che avesse esperienza di “misure attive” da sventare, disinformazioni calunniose o meno da ipotizzare con certezza? Chi del M5S aveva – in quei momenti determinanti – esperienza di “controspionaggio” o di incursioni in campo avverso? Chi aveva un curriculum tale da poter stare certi che avrebbe cominciato a dire “guardate, faranno così, colà, in questo modo”? La fase doveva essere preparata con attenzione almeno degna della posta in gioco e se anche si fosse pensato a forme eccessive di prudenza, la prudenza non sarebbe mai stata troppa. Mai si poteva immaginare che gente che affermava nelle piazze stracolme di avere le Forze dell’Ordine dalla propria parte non avesse poi possibilità di sentirsi fare, da persone amiche, un po’ di teoria su come ci si doveva difendere dai prevedibili attacchi e come tutta questa fase doveva essere pre-pensata e pre-parata. Se solo avessi immaginato che eravate in queste condizioni di inadeguatezza, a costo di rendermi antipatico ancora di più di quanto lo sia, avrei tutti i giorni lasciato scritto cosa andava fatto e come ci si doveva premunire. Vorrei che ora Grillo (o chi per lui) tirasse fuori i verbali (temo che non esistano tali atti che andrebbero viceversa redatti quando si combatte per la libertà di un popolo) di quando si sono fatte le riunioni preparatorie alla Battaglia delle Battaglie (o non si sapeva che la partita si giocava a Roma?) in cui si erano esaminati i profili dei candidati e in modo particolare sarei curioso di sapere se tra i presenti c’erano  uomini o donne d’esperienza nell’Intelligence e nel Controspionaggio.

Ora la frittata è stata fatta e non mi interessa se o con chi si intrattenesse sessualmente Virginia Raggi.

SCOPPIA IL CASO BERDINI. 'RAGGI IMPREPARATA', POI SMENTISCE

Non mi interessa questo aspetto e tantomeno (ormai) la vicenda umana dell’avvocatessa se non che continuo a dire che una magistratura attenta dovrebbe porsi il problema di chi ci sia dietro a tale raffinata manovra e chi abbia agito, con pensiero complesso, per fare in modo che proprio la persona più fragile finisse per prevalere come candidata pentastellata. Perché, che poi avrebbe vinto il M5S, era scontato.  Abbiamo pubblicato il post “PAOLO BERDINI, URBANISTA COERENTE E COMPETENTE” per più ragioni ma soprattutto perché la nostra preoccupazione è come si possa ora fare in modo che quelli delle mani sulla città non vincano, al prossimo giro, con uno dei loro, sia pur ben indorato. Questo non andrà fatto accadere perché potrebbe essere una responsabilità ancora maggiore del non essere arrivati quella sera a Roma mentre migliaia di persone, intorno ai Palazzi del Governo, gridavano, senza più paura, “Rodotà, Rodotà”. A dimostrazione che avevano ragione i romani in piazza, vi siete beccati prima Giorgio Napolitano, poi Matteo Renzi messi a prendere tempo esclusivamente in avvicinamento delle elezioni romane. Che non temevano perché avevano le Quinte colonne e i riscontri in cuffia utili a saper scegliere chi era il più inadeguato dei candidati. Come sono riusciti a fare. Scontro a cui loro si errano preparati (non con i candidati che – anzi – hanno scelto apposta debolissimi) sicuri che noi, viceversa, avremmo fatto ridere (se non pena straziante) per come ci saremmo fatti impalare. E non semplicemente impallinare. Provate a riflettere che “chi ha tempo non aspetti tempo” e che “chi mena per primo, mena per due”. Ma uno che sapesse i proverbi tra i consiglieri di Grillo, dopo la morte di Casaleggio, non c’era rimasto?

Non si doveva far riorganizzare la partitocrazia che adesso, grazie alla sconfitta romana, ha preso in contro-tempo il MoVimento. Bisognava stroncarli quella sera di Rodotà-Rodotà. Ora, per riprendersi da questo KO, non sarà facile. Anche perché, come si vede, avendo loro preparato l’accerchiamento e le imboscate, non è detto che non abbiano predisposto altre trappole e altre cattivissime sorprese. Gli abbiamo concesso dei vantaggi quasi fossimo dei loro ma, se non siamo dei loro (e spero di non scoprire che siamo dei loro!) qualcosa di diverso andava fatto per Roma. Per Roma e anche quando, il 5 di dicembre 2016, vinto il referendum, si è visto che la partitocrazia si metteva in tasca il risultato negativo e che, con il foglio dei risultati, ci si è pulita il naso moccioloso.  Ma cosa altro vi devono fare, amici pompieri del M5S?

Oreste Grani/Leo Rugens

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