Sono passati cinque anni dal san Valentino (santo – si fa per dire – ternano) del 2012 e tutto va bene, madama la mia marchesa

Caro Amalek, sono passati 1.825 giorni da quando, digitando in rete di me e dei miei comportamenti professionali pregressi, con parole ingannatrici, immaginavi di togliermi di mezzo, una volte per tutte. Alcuni (diversi da me), colpiti da tale forme di vigliacco anonimo “bullismo” telematico, si sono ritirati a vita privata; altri, fragili, si sono addirittura tolti la vita, impossibilitati a difendersi con strumenti adeguati alla ferita inferta.

Vigliacco, come vedi, mai valutazione, la tua e di di chi ti indusse, si rivelò tanto errata.

1.825 giorni, ovvero 43.800 ore, ovvero 2.628.000 minuti è stato il tempo dedicato a fare quel facevo prima che “la misura attiva” da te attuata mi colpisse. E dicono che lo faccia meglio di prima della tua sortita.

Tengo ad informarti, qualora non lo fossi, che ancora agisco, in chiave sussidiaria a chi ho sempre servito, come mai mi sarebbe riuscito di fare senza l’odio rivitalizzante che ho provato per quello scritto infamante e per il tuo ipotizzato movente, di sicario e sabotatore. Viva la rete che nell’ombra ti ha consentito di spargere parole avvelenate ma che, al tempo stesso, ha saputo accogliere il racconto della verità a cui sono stato costretto. Se non fossi esistito, piccolo imbecille, qualcuno ti avrebbe dovuto inventare.

Oreste Grani vivo, vegeto e attivo come mai avresti voluto e ipotizzato che oggi, a distanza di cinque anni, fossi.

Cinque anni, cinque leoni, cinque stelle!

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