Nella vicenda Tofalo/Copasir/M5S essere dalla parte della verità e della Repubblica Italiana

salvatore-giuliano

Ora – più che mai – non ci tireremo indietro nella vicenda che vede coinvolto il cittadino parlamentare Angelo Tofalo (tra l’altro uno dei tre rappresentanti del M5S nel COPASIR) costretto a giustificarsi in quello che sembra l’adempimento di un suo dovere istituzionale.

Da sempre, in questo marginale ed ininfluente blog, aleggia il pensierino (non a caso emergiamo per “primi”, secondo le indicizzazioni e classificazioni determinate dai complessi algoritmi di Google, quando qualcuno digita nella rete qualunque quesito si riferisca a come si entra nei servizi segreti, come ci sia candida, quanto si guadagna e altre ipotesi di legittime curiosità) che sarebbero arrivati i tempi della “complessità” per il M5S (l’attacco a cui da mesi sono sottoposti ne è la prova) non affrontabile senza strumenti che, per semplicità, in questi anni, e ovunque ci sia stato concesso, abbiamo chiamato, e per primi nel Paese, “Intelligence culturale, partecipata ed ubiqua“.

Strumenti che dovevano essere messi a punto (non lo si è fatto con la dovuta preveggenze e tempestività) cambiando i paradigmi culturali a partire dai luoghi istituzionali in cui si affrontano tali tematiche strategiche e vitali per la libertà, la democrazia e la sicurezza della Repubblica.

Non ci tireremo indietro quindi per dare il nostro contributo, sia pur consapevoli della nostra marginalità, nella battaglia di civiltà che ora vale la pena di essere vissuta intorno a quella che alcuni specialisti (quasi tutti, se non tutti) considerano un ossimoro: l’etica dell’Intelligence.

E lo facciamo inaugurando una stagione di visibilità ulteriore e di impegno civile e politico. Dopo aver dedicato al tema dei servizi segreti e in particolare del COPASIR (SUBITO UN ELETTO DEL M5S ALLA GUIDA DEL COPASIR. È QUESTIONE DI SICUREZZA NAZIONALEOGGI È UN GRAN GIORNO: IL M5S HA CHIESTO AL CAPO DELLO STATO LA PRESIDENZA DEL COPASIR) numerosi post, grazie ai quali abbiamo inanellato centinaia di migliaia di accessi senza mai avere avuta una lettera di contestazione nel merito di quanto affermavamo, ed in particolare, sin dal 13 dicembre 2015 al cittadino Angelo Tofalo articoli che, se volete, potete andare a rileggervi, ci sentiamo autorizzati a dire la nostra su questa enigmatica vicenda. Siamo qui per cominciare a fare luce, consapevoli della nostra marginalità e ininfluenza, su questa sporca vicenda di gentaccia che è andata sotto al deputato pentastellato, attratti come siamo dalla chiarezza che, nella nostra visione, è più nobile dell’oscurità, come ebbe a dire, sin dal lontano 1570, Francisco de Holanda a proposito delle tenebre che coprivano la grande tavola del Mondo quando Dio, pittore supremo, volle dipingere tutto ciò che noi oggi vediamo. E anche quello che c’è ma non si vede, verità che vanno estratte dalla realtà resa, viceversa, scientemente opaca, con scienza e “mestiere”, dai mestatori e dai sabotatori.

Impresa difficile ma non impossibile memori di essere radicati nella terra dove ancora non si sa chi abbia ucciso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Siamo nella terra dove Quinto Curzio Rufo ebbe a sostenere che molte cose sono considerate impossibili a farsi prima di essere fatte.

E noi, forti di essere quei pendagli da forca quali hanno voluto descriverci, a proposito di cose che sembrano impossibili a farsi, affermiamo essere arrivato il tempo di fare i conti intorno al cuore nero dei servizi e con chi, da troppi anni, considera i servizi al proprio servizio.

Nel Paese del “bandito Giuliano”, dove giornalisti si prestarono a nascondere per anni la verità dei fatti; del “Caso Montesi” dove i primi disinformatori furono giornalisti al soldo dei servizi per bruciare per sempre la figura integerrima di Attilio Piccioni; nel Paese dove si fece “fuori” Randolfo Pacciardi e la sua linea politica alterando i risultati dei congressi utlizzando i fondi del SIFAR e le abilità mestatorie del giornalista Lando dell’Amico;  il Paese in cui i servizi segreti furono “usati” per far trapelare (o meno), per anni, mezze verità o panzane su presunti colpi di Stato; il Paese in cui un bugiardo ladro di verità come Eugenio Scalfari (giornalista) si è potuto impadronire del lavoro del collega Renzo Trionfera (fu lui a denunciare lo scandalo dei dossier SIFAR ma la carriera su queste vicende se la costruirono Scalfari e Jannuzzi, fino a diventare senatori della Repubblica) senza che nessuno riuscisse a smentirlo; nel Paese in cui i giornalisti hanno cominciato a prendere soldi “fuori busta” dai servizi (in quel caso anglo-americani) sin dalla lunga notte del ’43, ci vogliamo meravigliare che decine di giornalisti siano nella mani (ancora) di Nicolò Pollari, di Giancarlo Elia Valori, di Luigi Bisignani?

Questo è il Paese dove “i servizi” hanno fatto fuori Giacomo Mancini usando Giorgio Pisanò (giornalista ma in realtà agente dell’Anello) usando lo scandalo Anas secondo come il “padrone” li comandava; e queste cose le  facevano “passando false, vere, rifatte, parziali quasi mai autentiche notizie” ai “per bene” giornalisti. Non vi dico a quelli che si erano formati nella cronaca nera. Questo è il Paese dove nella banda Telecom/Tiger Team (Tavaroli ed altri) i giornalisti erano ben rappresentati da Guglielmo Sasinini, o il Paese dove Renato Farina passa il tempo a contare come si siano messe bene le sue cose (pensione ed altro) dopo che essere stato trovato a servire i servizi.

Questo è il Paese che, a forza di avere accettato lo stereotipo che i servizi non devono avere un etica e non devono essere al servizio della Costituzione repubblicana ma della banda di malfattori che ciclicamente (anche grazie ai servigi dei vertici dei servizi) si impadronisce del potere, ora si ritrova senza cuore ma sopratutto senza anima, vero zombi putrescente pronto a farsi “spauracchio” a difesa dell’illecito, della conservazione dell’illecito, dell’oscurità minacciosa grazie alla quale si vessano e si impantanano i tentativi (sia pur ingenui) di far diventare questo Paese, un paese normale. I servizi e i loro complici giornalisti sono nemici della normalità perché in questo non luogo che è l’emergenza permanente hanno buon gioco. E quando non c’erano emergenze emergenti a sufficienza, le hanno sempre inventate. O dobbiamo riempire chilometri lineari di nomi di traditori della Repubblica a cominciare dagli ortolani Broccoletti, Finocchi?

Questo è un Paese in cui i servizi, invece di guardare le spalle al Popolo Italiano, sprecavano gli stipendi (e che stipendi!) per favorire (e coprire) l’architetto Salabè impegnato a istallare bidè, a conca, a tre fori, nelle residente a Roma e a Nusco (provincia di Avellino), del Capo del Governo, Ciriaco De Mita.

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Questo è un Paese dove se l’ex presidente della Repubblica (il discusso o discutibile) Francesco Cossiga finalmente ne pensa una giusta, cioè una riforma dell’Intelligence per creare un solo organismo unificandone i due bracci operativi  risolvendo l’idiozia del dentro e del fuori e al tempo mandando a casa oltre duemila nulla facenti organizzati, vanno chiamati “riservatamente” i giornalisti e gli si spifferano storie fantascientifiche, fantapolitiche, fantasiose fino all’inverosimile, su elicotteri (di mezzo ci sono sempre elicotteri perché fanno tanto fico) da acquistare sul libero mercato per farne uso sapiente per lanciare, dai suddetti elicotteri, bombette al neutrone (o puzzolenti?) su Saxa Rubra (buona l’idea in funzione di un’alta concentrazione di disinformatori e servi dei servizi), Palazzo Chigi ed altri luoghi ameni. I giornalisti per informare (ma in realtà per compiacere la barba finta di turno e usufruire di piccoli vantaggi nella quotidianità) sono stati pronti a raccontare panzane di questo genere pur di non dire quale fosse l’oggetto dello “scazzo” con il mattarello Cossiga. Che era in realtà un po’ incazzato perché gli avevano fatto fuori il fedelissimo generale Angelo Chizzoni e un po’ perché la riforma e l’unificazione pensata da lui, avrebbe mandato a casa un sacco di inutili raccomandati e con essi le loro indennità di cravatta.

Nel Paese in cui i giornalisti si sono per settimane inventati (complici magistrati dementi/mascalzoni) che Enzo Tortora era un trafficante di cocaina in combutta con la camorra, vogliamo meravigliarci se altri giornalisti, eredi di  tale tradizione, si prestano a massacrare uno come Angelo Tofalo e le sue frequentazioni con una agentessa pitonessa, nota agli ambienti, sul mercato dei doppi e tripli giochi, da anni?

Per vedere quale sia la natura della messa in mezzo nei confronti del troppo attivo e volenteroso Angelo Tofalo (con i limiti che indichiamo da sempre nei nostri post), basterà, come si fa da sempre, approfondire chi lo abbia introdotto alla signora Annamaria Fontana (che da tempo un mio affezionato lettore definiva la superspia) e al di lei marito Mario Di Leva.

Partendo quindi da chi lo ha inguaiato con la frequentazione compromettente, risalire, passo dopo passo, nome dopo nome, circuito di frequentazione dopo circuito di frequentazione, ed arrivare al mandante. E questa indagine approfondita (facile), è la prima cosa che il rappresentate del popolo Italiano deve pretendere, sventando così il gravissimo tentativo di attaccare la Repubblica che è implicito in questa misura attiva organizzata nei suoi confronti.

Non solo questo è il Paese che ha consentito ad un vecchio mestatore cattivo come Lamberto Dini (vedi LAMBERTO DINI: “IL M5S AL COPASIR È UN PROBLEMA”. PER DINI DI SICURO, NON PER LEO RUGENS) di imporre che, violando la legge, non fosse destinata al M5S la presidenza del COPASIR, ma adesso che, dopo un primo legittimo periodo di smarrimento (avete un’idea di cosa possa girare nella testa di gente onesta trovarsi proiettati dentro la caverna dei “40 ladroni”?), Angelo Tofalo si preparava a dire la sua sulla necessità di dare vita al grande cambiamento culturale che non si può ulteriormente differire nelle strutture di potere che per semplicità vengono definite “servizi segreti”,  consente a nemici degli interessi della Nazione e servi solo degli sprechi e dell’uso privato che si fa delle attività di intelligence (non crederete alla favoletta delle capacità di contrasto al terrorismo in quanto l’assenza di attacchi è dovuta principalmente alla teoria dei tre ombrelli di cui lo stesso Tofalo ha fatto in modo che se ne parlasse proprio in uno dei primi convegni da lui con tanta buona volontà promossi in sede istituzionale a partire dal 18 dicembre 2015) ma che si potrebbe fare complice della rimozione del cittadino a 5 stelle .

Questo Tofalo si muoveva troppo e metteva il naso in cose (i cazzi loro e l’intelligence da far diventare intelligente, diffusa, partecipata, ubiqua culturale) che non sono per le creature a cinque stelle. Per tanto doveva essere attratto in un trappolone ben ordito. E così è stato. Chi meglio della signora Annamaria Fontana e di suo marito Mario Di Leva e degli ambienti avvezzi a ben altro? Ora Tofalo, forte e in nome del mandato del popolo a cinque stelle e di tutto il Parlamento repubblicano che, attaccando lui, è minacciato e ricattato nelle sue prerogative dagli eredi e dai continuatori degli eversori che da decenni organizzano artatamente stragi, sequestri, fanno nascere organizzazioni terroristiche destabilizzanti, usano i fondi dello Stato dando vita a sprechi senza fondo, deve alzarsi in piedi (e non metaforicamente) in Aula, chiedendo preventivamente la presenza di tutti i colleghi del MoVimento (l’attacco è gravissimo se non il più grave fino ad oggi tentato), e accusare.

Accusare e chiedere chiarezza in questa storia, fino a trovare il bandolo dei fili dei pupari e chi ha dato l’ordine d’attacco.

Deve pretendere che gli organi dello Stato si mettano a disposizione della legalità, pronto a rimettere il suo mandato, la sua immunità, li suo già dimezzato stipendio. Che il MoVimento provi a testare la tesi della partecipazione diffusa voluta da Tofalo, cominciando da questo episodio.

Che sia inaugurata una intelligente caccia ai ladri di verità e vediamo come va a finire questa storia di chi era venuto per menare.

Lo scandalo sarà senza limiti e i furbetti del dossierino saranno pizzicati e da loro, vigliacchetti preezzolatini, si andrà, utilizzando una banale investigazione sui moventi e sui mandanti, a ritroso, fino a trovare chi ha ordito l’offesa alla Costituzione e al Parlamento.

Vuoi vedere che quando hanno pensato di giocarci a palla con i tre del M5S fastidiosamente presenti nel COPASIR,  gli sgherri della partitocrazia hanno commesso il famoso “passo falso”?

Perché, amici cari, il criminale lascia tracce, soprattutto se è seriale e si sente immune.

Come potete immaginare e come già avvenuto in altri casi (vedi il caso Shalabayeva e l’arresto di uno dei colpevoli del rapimento della signora Shalabayeva tale Nurlan Khassen) questo post è solo il primo di una lunga serie.

Tanto noi, come sapete, non abbiamo nulla da fare vecchi, stanchi, poveri, malandati  come la vita e i nemici della Verità, ci hanno ridotto.

Non solo non abbiamo nulla da fare ma ridotti come siamo cosa possiamo temere che ci possano fare (più di quello che ci hanno fatto!) i nemici dei nostri nuovi e liberamente scelti amici?

Mi sembra che, con l’attacco proditorio a Tofalo e di fatto al COPASIR) si sia aperta una stagione degna di essere vissuta. Finalmente anche i troppo per bene cittadini organizzatisi nel M5S si saranno resi conto che chi ha il potere è pronto a tutto pur di non cederlo.

E che la rivoluzione (sia pur culturale e paradigmatica) non è un pranzo di gala.

Gelli-Andreotti

Questi che vi attaccano sono gli eredi di chi ha gestito il “doppio livello” mettendo le bombe (due) a Piazza Fontana, bruciando vivi gli italiani con gli attentati ai treni, nelle stazioni, rimanendo complici silenti davanti agli omicidi dei nostri carabinieri, poliziotti, magistrati e della nostra povera gente casualmente travolta dalle onde d’urto degli ordigni da loro stessi fabbricati o fatti fabbricare dai mercenari esecutori prendendo ordini da un ometto (il materassaio di Arezzo/Pistoia) che più imbarazzante per pochezza non si potrebbe immaginare. E fatelo dire ad uno che lo ha conosciuto e combattuto. Gentaccia quindi che eredità il modus operandi di gentaccia capace oggi di usare i mercenari per spargere in giro balle e disinformare fino a quando l’apatia e il disgusto (“sono tutti uguali”) non dovessero avere il sopravvento.

Questi hanno fatto uccidere Falcone, Borsellino e non hanno dato la caccia agli assassini dei pochi giornalisti che hanno fatto il loro dovere.

Questi sono brutta gente ma bisogna avere animo per affrontarli o tutto sarà perduto.

Fino a quando ci lasceranno scrivere, parlare, pensare proveremo a non farli passare.

Comunque, da oggi, forti delle critiche a suo tempo fatte al deputato Angelo Tofalo, siamo dalla sua parte, che deve essere, solo ed esclusivamente, la parte della Verità e della Repubblica Italiana. E ora di alzarsi in piedi e di accusare.

Oreste Grani/Leo Rugens e la Redazione tutta.

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