In questa storia dello stadio non sarebbe importante riflettere prima di parlare ?

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Chiariamo, per gli appassionati del genere: tutti i protagonisti della “mossa” dello Stadio come ciambella di salvataggio di anni di scriteriata amministrazione delle loro aziende, sono quasi tutti laziali e fascisti. Come il 99% dei costruttori romani e gli ambienti papalini e reazionari che li circondano. Se pensate che stia esagerando (e se è ancora vivo), basterebbe chiederlo a Guido Paglia e al suo vecchio sodale e datore di lavoro Sergio Cragnotti (se è ancora vivo). Anche quell’altro capolavoro di Claudio Lotito potrebbe confermarvelo.

A prescindere da questo dato di non minore significato (neanche la fede calcistica o politica li spinge), il movente (e nell’agire criminale il movente è quasi tutto) ormai è chiaro: salvarsi il culo (e con esso lo stile di vita che li spinge da sempre a fare i froci con quello degli altri) e non venire, nel tempo, arrestati per bancarotta fraudolente. Bancarotta che è sotto intesa a tutti i loro disastri aziendali.

Il movente, come ho avuto modo altre volte di dire, è tutto (o quasi) in criminologia. Trovato il movente e, messa a punto la cronologia degli eventi, difficilmente, se lo si vuole, non si trova chi ha ordito il male. Capire quindi, fino in fondo, cosa c’è dietro a fare lo Stadio della Roma, corrisponde ad andare molto, molto, molto vicini a beccare anche chi ha confezionato il pacco ai Cinque Stelle e, di conseguenza, non solo ai romani ma alle stesse istituzioni repubblicane. Perché, come sapete – se avete letto altre volte il nostro blog – la nostra tesi è audace ma ferma sul principio che se uno architetta  piani per invalidare la volontà popolare, si prepara, sostanzialmente, a sovvertire l’ordine repubblicano attentando, di fatto, alla Costituzione.

La mia tesi, ripeto, è audace ma è la mia e la difendo ad oltranza: gentaccia che prepara trappole, commissiona spionaggio telematico, fa pedinare esponenti parlamentari, predispone episodi corruttivi che possano essere utilizzati, direttamente o per effetto alone, in circostanze favorevoli ad “ammischiare”, si può permettere di “girare le orecchie” a pennivendoli sempre sulla piazza, compie dei veri e propri attentati contro i poteri dello Stato.

Cazzi durissimi, quindi, se fosse a me decidere ma io, come è notorio, sono altro se non, io stesso, un pericolosissimo criminale.

Almeno questo si dice di me.

Mi sembra comunque inopportuno, amico a noi carissimo Giuseppe Grillo da Genova, sedersi al tavolo con i mandanti di tutto questo violento complotto antidemocratico. Mi sembra inopportuno per mostrasi ora capaci di governare (bisognava pensarci prima e con altri approcci) accettare di discutere modalità attuative con quelli che potrebbero essere i finanziatori del tentativo di vanificare la scelta popolare e, partendo da Roma, provare a delegittimare il tentativo a Cinque Stelle di cambiare i paradigmi culturali della convivenza civile per i prossimi anni in Italia e nell’Europa, a sua volta orfana di un esempio virtuoso.

Queste forze sono veramente “la reazione in agguato” e hanno come obbiettivo, oltre a quello tattico di salvare le loro esposizioni in banca, quello di contrastare la speranza rappresentata dalla democrazia come la si comincia a ragionare anche in altri ambienti da quelli rappresentati dal solo M5S.

Forse il non essere romano di Giuseppe Grillo da Genova, gli impedisce di aver chiaro chi siano questi signori e cosa abbiano fatto o non fatto, negli ultimi 30 anni, contro Roma e, di conseguenza, contro l’Italia tutta. Questa gente è la stessa che brindava quando il 18 luglio 2009, Roma veniva “invasa” da 2.500 (minchia!!) atleti per i diciassette (minchissssima!) giorni di gare dei tredicesimi campionati mondiali di nuoto, con due miliardi di telespettatori nel mondo.   

Veltroni, anni prima, aveva varato un piano faraonico di opere in vista dei campionati suddetti: la cittadella del nuoto a Tor Vergata, un impianto polivalente da 15.000 posti, stadio, piscine, campi, palestre, alloggi. Oggi non c’è nulla se non gli “alloggi” di Campus X, residenza privata (si affittano stanze a studenti fuori sede) in mano al Gruppo Siram e quindi, spero di non sbagliarmi, a disposizione della casa madre Veolia che mi sembra alla fine sia sostanzialmente un gruppo francese frequentato e condizionato non poco da complessi rapporti con Vincente Bolloré e la sua holding.

Volevano fare un nuvo Foro Italico a ridosso della complanare Roma-Napoli e andate a vedere cosa ne è rimasto.

Investimento di 250 milioni (attinti ai fondi di Roma Capitale) che è come se si fossero vaporizzati se non le rette che qualcuno incassa per i mille studenti che alloggiano a Campus X.

Commissario straordinario alla spesa di quel quarto di miliardozzo fu nominato Angelo Balducci, ex sodale del ministro democristiano Prandini detto “Prendini”. Andate voi a vedere chi siano questi nomi e perché bisogna evitare di reiterare le cazzate soprattutto se si pensa che a spendere quei 250 milioni per il nuoto (questa volta è il calcio e i bugiardoni di turno dicono che non ci saranno danni ma solo meravigliose opportunità per la collettività romana) ci pensò un comitato d’affari presieduto da Francesco Gaetano Caltagirone che fece lavorare Pierluigi Toti con la sua Lamaro, la famiglia Parnasi (proprio loro), Leonardo Caltagirone, Paola Santarelli e il CCC (il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna) in modo da avere una spruzzata rosso-emiliana oltre che la pattuglia dei romani tever-anienini.

In quel momento il gruppo scelto per la Linea D (ma a voi non viene da ridere, da piangere, da sentire il desiderio di mettere mano alla mazza da baseball?) della metropolitana fu quello che faceva capo a Paolo Bruno della Ferrocemento e della Condotte, consorte di una ricca signora che portava (forse, se non è morta, lo porta ancora) il nome di Pia de’ Tolomei.

Si erano apparecchiati la torta.

A quel punto succede un primo patatrac di cui si vedono ancora le conseguenze in essere a Roma, in quanto, come altre volte vi abbiamo raccontato, Francesco Gaetano Caltagirone, cambia cavallo e pensa che sia meglio uno come Gianni Alemanno per farsi i cazzi propri. Nasce la fase che si protrarrà fino a Mafia Capitale e anni di stronzate a raffica tipo la Formula Uno all’Eur, promossa dai fratelli Stefano e Maurizio Flammini. Il cambio di sindaco ha rallentato tutto perché, da un burattino ad un’altro, le cose si sono complicate e alla fine i progetti faraonici di Veltroni si sono ridimensionati. Ma non gli ottimi affari che si erano previsti. I migliori li hanno fatti proprio i circoli sul Tevere (quelli dove come vi detto altre volte si aggirano quelle migliaia di clientes del vero Re di Roma che non è certo il simpatico Francesco Totti ma l’altro Francesco che ho più volte indicato) luoghi affollati di faccendieri che tengono in pugno la Capitale, circoli che hanno garantito nuove piscine olimpiche per l’allenamento degli atleti, ottenendo in cambio cubature sterminate su zone vincolate. A brindare più di tutti in quella occasione fu Giovanni Malagò (proprio lui), che ha attenuto l’area del vecchio Palaparioli in concessione gratuita per 99 anni e in più di costruire in deroga alle norme ordinarie. Ma non credetemi perché, COME SPESSO FACCIO, SICURO DEL FATTO CHE IN RETE CHIUNQUE PUO’ SCRIVERE QUALUNQUE COSA, QUESTO PARTICOLARE DEI 99 ANNI (E TUTTO IL RESTO) ME LO SONO COMPLETAMENTE INVENTATO.

L’altro noto bugiardone noto che risponde al nome di Marco Lillo (giornalista del Il Fatto Quotidiano e all’epoca dell’Espresso) affermava queste stesse cose anni addietro riferendo che Malagò aveva saputo sfruttare l’opportunità costruendo una struttura gigantesca con tre piscine, ludoteca, palestra, caffetteria e foresteria per 26 alloggi. Lo scrisse Lillo, lo immortalò Alberto Statera in un suo libro.

Le imprese di costruzioni quindi vinsero gli Europei di nuoto (non le gare in piscina) e presero appalti consegnati in grande urgenza, senza tante complicazioni.

E qui le cose si fanno ancora più interessanti per capire come vanno le vicende romane, caro sommamente a me, Giuseppe Grillo da Genova.

Bisogna aver studiato per affrontare questa brutta genia di termiti e se non si è studiato si paga pegno di tanta impreparazione. Noi gli vogliamo bene ai nostri pentastellati e li difenderemo fino a quando avremo dita (ed altro) ma anche loro ci dovevano mettere un po’ di buona volontà prima di consegnarsi a Mastro Titta.

Tra i vincitori di quelle non gare, ci fu gente come la Tecno-Das di Michele Anemone.

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Anemone?

Ma sì, proprio lui quello che si becca i lavori alla Maddalena negli appalti speciali secretati per il G8.  Quello stesso che compare per il bando da 20 milioni di euro per il museo dello sport di Tor Vergata (povero sport vedete a cosa serve in realtà?) e quello che dovrebbe essere ricordato anche per quel ginepraio che ormai è diventato il Centro  Salario Sport Village  (mi sembra che si chiami così) struttura che mi appare anch’essa in grave affanno di prospettiva e di capacità manageriali dopo che si è scoperto che tra i debitori maxi della Banca delle Marche c’è proprio Anemone che potrebbe essere che debba, a chi glieli aveva prestati, 142 milioncini di euro. Se vi capita, passate da quelle parti (Salario Sport Village) e guardate come vanno a finire tonnellate di soldi. Per ora ci deve pensare il Tribunale perchè quei 220.000 metri quadrati sono sotto tutela della magistratura.

Quando cerco di richiamare l’attenzione sulle complessità romane provo – ad esempio – a ricordare che Anemone è anche quello che con la società IGIT di Bruno Ciolfi ha costruito il carcere di Sassari, opera, per ovvi motivi (!!!!!!), secretata e che quotava 58 milioni, e non di lire.

Solo questi accenni, suggeriscono che bisogna vigilare, caro Grillo, perché, dietro al “colare cemento”, si preparano le condizioni per altre operazioni difficilissime da individuare senza grande esperienza del vissuto e del processo di putrefazione da anni in essere, nella Capitale. E questa esperienza non si riscontra (così a me sembra!) in cittadini reclutati, selezionati, non formati come quelli che costituiscono l’ossatura del M5S romano.

Certo che non si può avere la botte piena e la moglie lascivamente ubriaca ma qualcosa di diverso di quello che oggi ci ritroviamo forse, dico e scrivo forse, andava pre-pensato e pre-disposto. E invece, su queste ingenuità commnesse a discapito del popolo che con grande amore aveva affidato 770.000 voti, non si sente emettere un fiato autocritico. Parlo del metodo di selezione e di formazione della classe dirigente che ora deve affrontare il groviglio bituminoso dei mandanti dell’attacco in essere.

Chiudo le rimembranze portando un altro esempio citando uno di quei bei campioni che vinsero lavori per il polo natatorio di Pietralata: la Cogei di Roberto Petrassi, vecchia conoscenza delle Preture di Italia.

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Questo Petrassi, caro Grillo, è quello che, in un’intercettazione telefonica relativa a una inchiesta partita da Potenza, raccontava, con rara efficacia, la filosofia sua e della stirpe dei Signori degli appalti che infestano le province e l’intera nazione: “O ti chiami ladro o ti chiami poveraccio, sono due le cose”.

Per poi specificare meglio: “Noi abbiamo una forma di rubare che è autorizzata sotto certi casi e quegli altri invece sono ladri perché rubano le mele al mercato e vanno in galera. A noi è più difficile che ci mettano in galera, infatti io ho attraversato tutta MANI PULITE, mani prepulite (ma che voleva mai dire? ndr). Le ho passate tutte, sono stato il più grosso gruppo di Roma e in galera non ci sono andato, né sono stato incriminato, perché le cose sono abituato a farle bene”.

Chissà se intendeva dire che lui “sa rubare bene” e corrompere altrettanto con abilità superiore.

Comunque stiamo parlando di ambienti, di gente, sgherri della gente, clientes della gente che andavano affrontati con altro metodo e altra intelligenza preventiva. Questo, a prescindere se di Stadio o meno debbano parlare – esclusivamente – i consiglieri eletti.

Oreste Grani/Leo Rugens

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