Avvocato, le macchine intelligenti di Google (e non solo) stanno dalla mia parte nello scontro con Aurelio Voarino

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Il 9 marzo 2016 scrivevo il post n° 2737. Lo intitolavo “Pro Patria, contra omnes. Pro me, contra neminem”, e lo dedicavo al complesso rapporto intercorso con quel Aurelio Voarino di cui ormai la rete sa molto e che dovrà, per mia volontà, saperne sempre di più, fino alla conclusione positiva (quello che io, a mio insindacabile giudizio, considererò una conclusione positiva) della vicenda narrata – a mosaico – negli ormai numerosi ragionamenti a lui dedicati.

A lui, alla vicenda Shalabayeva, al suo datore di lavoro (l’inutile console onorario Ezio Bigotti), al suo modo di rapportarsi al mondo femminile (per ora abbiamo solo fatto cenno nei post a questo argomento volendoci tenere estranei alla oscura vicenda che lo vede impegnato in un contenzioso, in sede giudiziaria, presso il Tribunale di Roma, con la moglie rumena, pare raggirata grazie ad altre femminili complicità), alle gravissime implicazioni che il suo rapporto preferenziale con il capo dei servizi kazaki in Italia Nurlan Khassen (quello arrestato ad Astana proprio per i comportamenti a suo tempo tenuti, prima, durante e dopo il rapimento della moglie del dissidente Mukthar Ablyazov ), a mia ininfluente e marginale opinione, comportano.

Come penso si intuisca, ho una vita ormai priva di impegni significativi, con molte ore rese vuote dalle conseguenze degli atti proditori attuati dal nostro eroe a mio danno e delle attività che svolgevo, con amore (alcuni dicono anche con perizia), in esclusivo superiore interesse della Nazione a cui ho giurato fedeltà il 4 novembre del lontanissimo 1970.

Voarino, con quanto messo in atto a danno del Progetto “Energie Superiori”, mi ha alienato dalla vita sociale e professionale per cui mi è stato facile, in questi giorni in cui non ho nulla da fare, dilettarmi a rileggermi la somma delle cose che ho scritto sul travet torinese e sui suoi moventi reconditi.

Oggettivamente, ho scritto cose gravi di lui. Anzi, più le rileggo e mi dico che ho fatto dichiarazioni gravissime, arrivando ad insinuare (ma cosa dico “insinuare” sono cose che ho affermato decine di volte) che, per motivi ancora semi-oscuri, Voarino, auspicava che Ablyazov fosse catturato, vivo o morto, ed ho affermato che offriva soldi nel caso di buon esito della “caccia all’uomo”. Ho scritto questo è sono pronto a dare ampia facoltà di prova di queste gravissime affermazioni come chiunque avrebbe capito leggendomi. Tanto è vero che, se fossi stato Voarino, a leggere le mie farneticazioni, mi sarei incazzato come un cobra (e così è stato), vedendosi, a causa del mio scrivere, indicizzato (senza speranza alcuna di essere rimosso dalla memoria collettiva se non con un mio intervento consapevole) al primo posto nei maggiori motori di ricerca, indicato ormai come un protagonista della spy story italo-franco-kazaka, mentre il mondo degli affari o del sottobosco politico romano, lo aveva sempre ritenuto un factotum impegnato sul pezzo, solo e unicamente, per facilitare la possibilità del suo datore di lavoro di vincere lotti (che nome!) in gare tipo CONSIP/Alfredo Romeo/Tiziano Renzi/Luca Lotti/ Tullio Del Sette/Emanuele Saltalamacchia/ Marco Gasparri/Luigi Marroni/Carlo Russo come oggi – finalmente – vengono presentate ai cittadini fino a ieri ignari di tutto: gare importantissime e piene di soldi (2.700.000.000,00 euriiii!!!!!!) che si possono risolvere a vantaggio o a danno dello Stato. Gare quale la Fm4 dove la torta (2,7 miliardi di euro, appunto!!!!!) se l’erano divisa gente come il Gruppo Romeo, appunto (tre lotti), per 609 milioni; la Manutencoop, che si era aggiudicata il lotto 1° per 129 milioni, il lotto 5° per 142 milioni, il lotto 7° da 116 e il lotto 15° per altri 145 milioni. Totale 532 milioni di euro. Poi c’è la società francese Cofety, appartenente al gruppo GDF Suez aggiudicataria per altri 582 milioni. Poi (cosa non minore in questa mia visione complessa del mondo rizomico degli affari letti sempre in chiave geopolitica) ai tedeschi di Dussman e Siram (ma Siram come ben sa il mio Voarino è francese 100% essendo posseduta dal colosso Veolia) dovevano andare 206 milioncini. Poi la Ma.Ca di Roma con un solo lotto da 190 milioni; il Consorzio artigiano bolognese Cipea – quasi uno dicesse Coop visti gli ottimi rapporti – con un lotto di 130 milioni e, infine, sempre con un solo lotto, da 117 milioni, il Consorzio Leonardo. Se mi sono perso degli spicci, mi scuso.

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Voarino, nella vita professionale, si sarebbe dovuto attivare per stare attento a che le cose/gare (tipo quella descritta ora ora) si svolgessero a vantaggio del suo datore di lavoro Ezio Bigotti, qualora il boss fosse stato della partita e interessato all’aggiudicazione di tali opportunità. Questo interessarsi d’altro (oltre 50 riunioni solo con me!), viceversa, mi incuriosì. Ma con tutti i cazzi che aveva da curare (lo scontro Siram/Veolia da una parte e STI/ Bigotti dall’altra, non è stata e non è cosa da poco ricordando che SIRAM, in Italia, ha 3000 dipendenti e fatturava quasi un miliardo di euro) questo sciupafemmine non aveva altro da fare che cercare di far catturare Ablyazov?

Non gli bastavano le complicazioni di firme false da dover far risultare vere? Non gli bastavano i tentativi (andati drammaticamente a vuoto pur essendosi recato a Parigi a mediare accompagnato dal garante Fulvio Guatteri, già ufficiale di collegamento tra i servizi segreti italiani e quelli francesi al tempo del terrorismo rosso e nero e del dopo Ustica), di far rappacificare Bigotti con i francesi di Veolia che tramite gli avvenimenti in Siram (in cui erano soci) si erano sentiti presi per il culo?

La verità è che Voarino si interessava d’altro e non mi aveva certo voluto conoscere per motivi attinenti i suoi compiti professionali ma nella speranza che sapessi (evidentemente per virtù magiche che mi venivano attribuite) trovargli l’appena “svanito” Ablyazov. Il resto (i rapporti istituzionali per STI) lo trattava, evidentemente, per giustificare stipendio, trasferte e note spese. Un tempo, si sarebbe detto, svolgeva un’attività di copertura. Come per anni aveva fatto alla gloriosa e tecnologica Urmet o alla RCS non intendendo Rizzoli-Corriere della Sera.   

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Mi sono chiesto – da subito – che minchia c’entrasse un tipetto così con una trama di tipo spionistico complessa come quella che poi si è rivelata essere la vicenda Shalabayeva. Mi sono chiesto, come cittadino ed essere pensante, perché un manager (si fa per dire) che al massimo doveva attivarsi per cercare di conoscere gente come Massimo Caputi, Alfredo Romeo, Italo Bocchino, Tiziano Renzi, Carlo Russo si andava a invischiare in trame che si dipanavano tra una RED NOTICE nr A352/3-2009 del 9 marzo 2009 o la A-1270/2-2013 del febbraio 2013.  O in cose ancor più per specialisti tipo la “diffusione internazionale” nr. 2012/228456-1 del 4 gennaio 2011. Perché uno che doveva al massimo pensare alla STI di Via Bissolati 20 e a tutti i contenziosi aperti con un gruppo cazzuto come SIRAM-Veolia, aveva tempo per fare l’agente internazionale che dava la caccia, in quel momento, al latitante più ricco del mondo?

Voarino sosteneva infatti che Ablyazov, parlandone con un disprezzo e un’acredine che mi colpivano, avesse portato via dalla patria kazaka, miliardi di dollari. E ne parlava come se quel denaro Ablyazov lo avesse portato via anche a lui e alle casse di un Paese che mi sembrò subito il “suo”. Voarino mi era sembrato, più che italiano, un kazako. Anzi, se devo dire la mia fino in fondo, un “sovietico”. Non a caso mi raccontò un storia di come era entrato in contatto con il mondo kazako, facendo riferimento a “padrini” d’ambiente che addirittura affondavano le radici nel vecchio KGB. Comunque non mi sembrò mai interessato ali interessi dell’Italia. Nessuno infatti, con un minimo di patriottismo in mente e nel cuore, non avrebbe capito subito che i traditori dell’Italia erano quelli che prendevano ordini da Khassen e che artatamente avevano eseguito il rapimento/esca della signora Shalabayeva. Come la magistratura italiana ormai ha provato e confermerà con la sentenza pesantissima in quel di Perugia.

Questo è l’oggetto della mia questione “non” personale con Voarino: è un traditore della Repubblica italiana in quanto, nella vicenda Shalabayeva, ha certamente agito contro gli interessi del nostro popolo, favorendo il discredito che l’attuazione di quel piano scellerato ne è derivato. Non solo, ma quando, con immensi sacrifici, avevamo costruito un percorso utile a salvare, successivamente, la faccia dell’Italia, ha agito, con freddezza e determinazione, per sabotare il tentativo che portava (e porta ancora) il nome di Progetto “Energie Superiori“. Di questo l’accuso e non certo di essere quel che è.

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Io, dicevo prima, a fronte degli attacchi, via web, di quel delinquente pericolosissimo di Grani (così mi descriveva e ritengo ancora mi descriva), mi sarei incazzato come un cobra e non mi sarei limitato a far contattare/premere/implicitamente minacciare con le modalità troppo semplici che alla fine, disperato, ha usato, lo stronzo sottoscritto. Sprecare un validissimo operatore di intelligence, con grande esperienza internazionale, per cercare di dissuadermi, descrive il gap tra Voarino e il sottoscritto.

Inoltre, non mi sarei limitato a scegliere (come ha fatto) un ottimo e stimato legale, specialista nella materia complessa quale è quella degli attacchi diffamatori via internet. Legale che, ritengo nella mia semplicità e solitudine, ha provato a leggersi tutto (ho trovato le tracce degli scarichi dei post che ho dedicato all’eroico agente del Kazakhstan), nel tentativo, intelligente, di fermarmi con le armi del diritto ma che, evidentemente, leggendo le mie stupidaggini si è reso conto di cosa era stato scritto, di come era stato scritto e di cosa potesse essere ancora essere scritto in materia tanto delicata, da un tipo strano come devo essergli apparso. Difficile inoltre “congelare telematicamente” la verità attinente a una vicenda tanto scabrosa e in via di approfondimento nelle sedi giudiziarie coinvolte nell’investigazione e nel giudizio.

Ma la verità e che spesso i clienti sono tanto ciucci presuntuosi e soprattutto stupidi da ritenere di poter mentire ai propri avvocati rischiando di far fare ai professionisti una brutta figura. Così come quando si prova a chiedere a degli amici volenterosi, disinformandoli, di cercare di aggiustare le cose “venendomi sotto”. Io sono ancora qui, con il dovere morale di non arretrare di un passo e di cercare, fino a quando avrò forza nelle mani, di scrivere la verità dei fatti.

Invece di fare tutti questi puerili e inutili tentativi, bastava che Aurelio Voarino rilasciasse una dichiarazione scritta, spiegando, anche alle autorità italiane, perché si interessasse alla cattura di Mukthar Ablyazov. Mi sarei accontentato e avrei io stesso “oscurato” tutto. In quella lettera esaustiva avrebbe dovuto fornire spiegazioni sui suoi comportamenti resi, oltre a tutto, di difficilissima interpretazione in quanto, in veste di impiegato della STI, dichiarava, a contorno dei ragionamenti che faceva per cercare di ingraziarsi il Presidente Nazarbayev, un odio profondo (contraccambiato mi risulta) per l’ambasciatore a Roma, Andrian Yelemessov e, invece, una assoluta sintonia di intenti e di modalità operative con il responsabile della sicurezza, Primo segretario d’Ambasciata, il consigliere Khassen (quello ora arrestato ad Astana).

Chiunque si sarebbe incuriosito, figurarsi uno come Leo Rugens.

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Caro avvocato, non la conosco personalmente (come vede non mi permetto neanche di citarla) e mi scuso per l’atipicità del contatto ma mi sembra che lei, intuitivo, esperto e prudente come mi raccontano essere, capendo che sarebbe stato un errore ancor più grave di quelli già commessi dal Voarino (quello di non voler scontare la “pena” a cui l’ho condannato indicizzandolo, con il mio personale sistema “data mining”, basato su criteri concettuali e semantici ai primi posti nelle “classifiche” di tutti i motori di ricerca), ha saputo consigliare il suo assistito, ciucciarello presuntuoso. E di questa prudenza intelligente le sono, in un certo senso, grato divenendomi sostanzialmente addirittura simpatico.

Comunque mi fido dei professionisti se rifuggono da arroganze e superficialità di giudizio.

Se lei vuole, alle condizioni poste (lettera alle autorità competenti e riparazione dei danni arrecati da lui e dal suo complice Paolo Pasi a degli onesti professionisti), sono pronto a fare ciò che lei riterrà opportuno.

In fin dei conti, ho solo raccontato la verità. E le macchine, intelligenti e autoapprendenti di Google, se ne sono accorte e, come ho detto, stanno dalla mia parte. E ci staranno per sempre se “Voarino il biricchino” non si pente e non si predispone al racconto della verità storica.

Come ho scritto, “Pro Patria contra omnes; pro me contra neminem!”.

Figurarsi se posso considerare Voarino cosa diversa da “neminem”. Pro me nulla, quindi, a scanso equivoci e di qualunque illazione. Come sempre e come tutta la mia vita è pronta a testimoniare. Il resto è dovuto.

Oreste Grani/Leo Rugens

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