Che succede nel profondo SUD e in particolare in Calabria?

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“Chi di voi non ha notato in Calabria un numero eccessivo di palazzine, fresche di costruzione, specialmente nei rioni periferici di quella che un tempo era una bella città quale Reggio, testimonianza di un’edilizia disordinata, cresciuta senza nessun criterio urbanistico, fatta di case senza intonaco esterno? Può sembrare paradossale ma tra le cause che inducono i proprietari a non rifinire esternamente le loro abitazioni, c’è il timore che – come già puntualmente verificatosi – appena viene innalzata un’impalcatura – si presenta qualcuno a offrire protezione ed a riscuotere il relativo compenso.”

Sentii fare questa affermazione (che in quel momento mi suonò eccessiva e un po’ paranoica), il 28 novembre del 1996, dal Presidente dell’ISFOR (Istituto superiore di formazione e ricerca dei trasporti), Gaetano Arconti, durante una giornata di riflessione indetta dal CNEL (presieduto da Giuseppe De Rita), intitolata, con buona fantasia creativa, “La Calabria non è un’isola”.

Queste cose e questi titoli li pensava all’epoca, in realtà, il mio buon amico Nadio Delai (che aveva diretto per anni il CENSIS ma che in quel momento era il Direttore Politiche Economiche e Sociali Ferrovie dello Stato spa – 100.000 dipendenti!!!!!!) e, in quel caso specifico, le aveva organizzate sotto lo stimolo del sottosegretario ai trasporti, Giuseppe Soriero.

Da quella data, di sviluppo, in Calabria, se ne è visto poco e quello che c’è stato lo ha controllato e “s-favorito” la criminalità.

Passati oltre vent’anni, a combattere il male, nella terra dove venne pensata è scritta “La città del sole”, sembra essere rimasta solo un certo tipo di magistratura che, per semplificare, chiameremo alla Nicola Gratteri e pochi altri coraggiosi.

Il resto è in mano alle cosche alla massoneria nerissima.

Dalla Calabria, che abbiamo sempre amato, riceviamo il consiglio (che seguiamo) di leggere l’articolo che riproduciamo.

Riproduciamo e ci prepariamo a farne trampolino di lancio per tuffarci, con risolutezza e curiosità, ancora una volta, nella vecchia amata terra che fu di Tommaso Campanella e di Corrado Alvaro.

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Nella stessa testata compare, nelle stesse ore, un altro pezzo di giornalismo locale ma con valenze fortemente nazionali (se non internazionali!) come tutte le cose che riguardano la Calabria, con annessi e connessi, massonici e ‘ndranghetisti.

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Nei giorni precedenti, il 16 febbraio 2017, ne compariva un terzo (che leggete a seguire), ancora più impegnativo, che – addirittura – si chiudeva con un riferimento a Marco Minniti, attuale Ministro dell’Interno, già vero raccordo, per anni, degli ambienti del PD con quello dei servizi segreti.

Un trittico ricco di nomi (decine), di suggestioni (molte e tutte inquietanti), di ricordi (da non dimenticare) che, ben interpretati e sinotticamente disposti, portano lontano o, vicinissimo, a seconda di dove ci si colloca. Quello che è certo che i coraggiosi giornalisti locali sanno certamente perché vanno a recuperare queste storie ormai datate e lo fanno per dire ai loro lettori cose difficilmente dicibili a quelle latitudini.

Riproduciamo i loro scritti, ringraziando i segnalatori, perché non si sentano soli, nel web e nel paese sempre troppo distratto rispetto a queste vicende oscure ma in fin dei conti leggibili con un po’ di buona volontà e di onestà intellettuale.

Oreste Grani/Leo Rugens

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