Oggi mi sento “razzista” ma contro gli italiani imbelli

 africana

Ho letto qualche tempo addietro una cosa tipo quella che ora riporto a spanne: la penna (o le dita sulla tastiera elettronica dico io) è uno strumento non docile nelle mani di chi non sa usarla e perciò le lettere degli emigranti spesso non dicevano “niente”.

Le rimesse, invece, attestavano, senza possibilità di equivoci, che il lavoro e la salute non mancavano e che il progetto migratorio si stava realizzando. Attestarono inoltre che quei sudati risparmi, che sollevarono le sorti di tante famiglie, furono la colonna portante dello sviluppo industriale del nostro Paese. Secondo uno studio di Francesco Balletta, nel primo quindicennio del Novecento (solo cento anni addietro), l’ammontare delle rimesse dall’estero superò annualmente il gettito delle imposte dirette fatte pagare dallo Stato Italiano. Spero che cominciate a capire.

In realtà esse furono ancora maggiori in quanto lo studio si riferisce soltanto a quanto venne raccolto attraverso il Banco di Napoli, l’unico istituto di credito istituzionalmente investito, dal 1901, di questo compito. Sfuggono quindi al calcolo i risparmi inviati dall’estero attraverso un innumerevole numero di “banchisti” e di piccoli banchieri, per tacere di quelli inviati o portati a mano in Italia. Il rapporto con l’Italia non si esauriva naturalmente nelle rimesse alle famiglie. Anche in occasione di calamità naturali, come terremoti e alluvioni, le comunità di tutto il mondo inviarono denaro in patria.

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Oggi, siamo dentro ad un fenomeno che ci sforziamo di comprendere nella sua complessità ma non mi sembra che facciamo buon uso della memoria.

Oggi, la questione riguarda (principalmente perché, in effetti, continuiamo ad emigrare anche noi) altri popoli che, costretti a lasciare la Patria, per le più diverse ma sempre dolorose ragioni, arrivano in una certa quantità  ai nostri confini.

La popolazione immigrata assume una dimensione significativa dopo il 1990, quando viene superata la soglia di 500mila unità. Questi numeri vanno presi sempre con le pinze ma comunque questa è, convenzionalmente, la cifra di cui si parla.

Certamente questa cifra base oggi è cresciuta di oltre 10 volte. Scusate sempre la mia approssimazione da non addetto ai lavori.

Prendo solo atto che mentre il bisogno di emigrare di alcuni popoli cresce, la sensibilità (la vogliamo chiamare così?) degli italiani decresce. L’apertura mostrata al tempo dell’approvazione delle prime leggi sull’immigrazione, oggi lascia il passo alla diffidenza, con il risultato che gli immigrati sono sempre più considerati un problema piuttosto che un’opportunità.

La dimensione multiculturale che la questione si porta dietro, però, è attestata (e contrastata quindi se non implicitamente risolta) dalle centinaia di migliaia di matrimoni misti che si sono celebrati negli ultimi anni.

È l’aspetto che mi interessa di più perché questo degli abbracci, del sesso, della fecondazione, del meticciato è la storia stessa dell’Umanità e non credo che nessuno scemo xenofobo possa rimuovere questa verità e fermare questa forza prorompente.

Direi di vigilare sulle ondate di cretini emergenti che vorrebbero chiudere il mare ma direi di non farci troppo un cruccio di questi conati di imbecillità organizzata perché a mettere nuovamente in cammino la storia ci penseranno ormoni, attrazioni epidermiche, affinità elettive e di “letto”.

Oggi mi andava di buttarla a bei corpi, a sudore, a nuove fantasie ri-vitalizzanti necessarie ad un popolo in gran parte di sonnacchiosi tifosi di calcio, di indifferenti al saccheggio della cosa pubblica, di pecore pronte alla tosatura di cose e di opinioni.

Oggi faccio affidamento, per una nostra riscossa culturale, civile e politica anche (e non solo) su quel milione di rumeni (tanti può essere per approssimazione che vivano in Italia) che, a imitazione dei comportamenti che si tengono in queste ore e datanti giorni nella loro Patria, per osmosi passino un po’ di fierezza ai nostri compatrioti ammosciati.

La contaminazione culturale e sessuale dovrebbe servire anche a questo. Così auspico e scrivo oggi che mi sento libero di dichiararmi “razzista” contro gli italiani imbelli.

Oreste Grani/Leo Rugens

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