Perché l’Italia conta poco!

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L’Italia conta poco, a nostro sommesso avviso, e lo diciamo consapevoli di essere un marginale ed ininfluente blog, quindi liberi di dire cose di poco o di nessun conto, perché non ha, da troppi anni (da quando, tra l’altro, gentarella come Valerio Morucci e Mario Moretti, hanno, prima di comune accordo e poi, separati in casa, rapito e eliminato Aldo Moro), una politica estera di un qualche rilievo.

E la Patria Italia non può vincere la partita del futuro, il proprio e quello dell’Umanità, perché NON È RIUSCITA A SELEZIONARE UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE DI GARANTIRE COMPORTAMENTI E SCELTE DETERMINATI DALLA CONOSCENZA E DALL’ETICA, ENTRAMBE IMPRESCINDIBILI PROPRIO IN QUANTO INTIMAMENTE COLLEGATE.

Vi guida una banda di ignoranti provincialotti che non sanno nulla di geopolitica e di complessità planetarie.

L’Italia non ha una politica estera di qualche rilievo perché non ha una Intelligence culturale che sia di contributo, sia pur parziale, alla soluzione di problemi complessi quali quelli emergenti.

L’Italia conta poco, o niente, perché non si è ricavata, in alcun campo, una qualunque forma di leadership.

Leadership che avrebbe potuto cercare e trovare solo se si fosse fatta una scelta di profondo rinnovamento culturale e morale. È andata in modo opposto e abbiamo vinto la gara della corruzione e della stupidità autolesionista al potere.

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Domenica 5 marzo, a Genova, a Palazzo Ducale, Carlo Caracciolo (che invece come ideatore e animatore di LIMES Rivista Italiana di Geopolitica una leadership se la è ricavata, in anni di paziente e intelligente lavoro), a conclusione di una tre giorni dedicata proprio alla presa d’atto che siamo come il due di coppe quando a briscola guida denari, cercherà di fare il punto su questa deprimente, oggettiva realtà.

Vedremo cosa accade in quelle 72, dove se fossi meno malato, vecchio e senza mezzi di sostentamento un salto a Genova, a mangiare un po’ di farinata di ceci, lo avrei fatto.

Oreste Grani/Leo Rugens

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