Ma come fanno i nettatori di cessi a diventare tanto ricchi? Semplice: li fanno pulire ad altri per un tozzo di pane!

cessi

In queste giornate convulse in cui in molti avete sentito parlare di CONSIP, di Alfredo Romeo o di Ezio Bigotti, io, che di queste istituzioni e personaggi ve ne parlo da anni per ben altri e diversi motivi, preferisco che teniate la testa su cosa accade di veramente illecito nel mondo imprenditoriale (Il global service) interpretato da questi pulitori di pavimenti, sostitutori di lampadine fulminate, nettatori di cessi. Tutto – ovviamente – in larghissima scala.

Parliamo un po’ di questo business e  perché piace tanto a faccendieri paraculi. Parliamo di questo mercato e delle sue dinamiche. Lo facciamo a puntate perché è materia complessa.

Dal punto di vista della dinamica organizzativa si è osservato negli ultimi quindici/venti (?) anni un fenomeno di polarizzazione con una crescita sia della (poche) grandi aziende che di una miriade di piccolissime imprese individuali e delle forme cooperative. Si è trattato di una configurazione organizzativa del settore che ha facilitato molto l’ingresso nel mercato di nuove imprese, ne ha reso anche molto facile l’uscita per fallimenti causati da problemi di credito o anche solo di ritardato pagamento o, in numerosi casi, scelte criminali finalizzate a farle sparire dopo averle usate come scarico di costi e di contributi non pagati.

Un ambientaccio quello delle pulizie, definito, in modo chic, Facility management.

Un mercataccio che si porta dietro tassi di illecito sconfortanti e che vedono una forte incidenza della domanda pubblica rispetto a quella privata. Una tendenza che resiste pur in presenza di una continua riduzione dei servizi di pulizia e di manutenzione (la vigilanza è necessariamente dovuta risalire) derivata dai tagli alla spesa pubblica, tagli che sottopongono il settore allo stress di una continua competizione sui prezzi in tutto il Paese. Va da sé che da decenni i contratti di appalto che rappresentano la forma prevalente con cui pulimento e vigilanza ottengono commesse derivanti dalle esternalizzazioni provenienti da soggetti sia pubblici che privati sono stati frutto di gare prevalentemente al massimo ribasso.

Negli ultimi venti anni si è assistito ad un cambiamento radicale nella gestione dei patrimoni immobiliari e delle attività di enti, pubblici e privati. Il concetto chiave di questo cambiamento è stato quello di esternalizzazione intendendo con tale concetto l’attività volta alla razionalizzazione del funzionamento di immobili e di servizi tramite il loro scorporo dai compiti principali dell’impresa, e il loro affidamento a società terze specializzate proprio nella fornitura di tali servizi di supporto.

In questi ultimi due decenni quindi, la domanda di terziarizzazione  della gestione e della manutenzione di immobili è cresciuta costantemente; tale domanda è stata spinta da una parte dalla necessità di grandi enti, pubblici e privati, di snellire il proprio assetto organizzativo e finanziario e, conseguentemente, di concentrarsi sul proprio core business; dall’altra dalla ricerca di maggiore redditività del proprio patrimonio immobiliare.

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Questo mutamento di scenario ha dato vita a nuovi assetti organizzativi, sia da parte delle imprese proprietarie degli immobili che da parte delle imprese il cui core business è proprio la fornitura dei servizi di gestione degli immobili, dando vita a nuovi stimolanti rapporti contrattuali tra soggetti interessati. Sembrava (e così doveva essere) una occasione tipica per “azzeccare” domanda e offerta.

In questo ambito generale viene definito facility management (o global service) tutto ciò che riguarda la conduzione e la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture, delle istallazioni, dei mezzi e dei servizi correlati all’immobile, ai fini di soddisfare le richieste dell’ente o dell’istituzione proprietaria che all’interno dell’immobile svolge le proprie attività lavorative.

Continua…

Oreste Grani/Leo Rugens

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