Quale e quanto mondo criminale si aggira intorno ai pulitori di cessi o del facility management?

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Chi pulisce le sedi della P.A. (quasi tutte, con qualche rarissima eccezione ritengo e spero, ad esempio, il Quirinale) è “costretto” –  se vuole lavorare – a commettere illeciti!

Proviamo a far quadrare questo paradosso e vediamo perché, dopo il super scandalo CONSIP ancora in corso, non si potrà non mettere mano a tutto il comparto del Global service, facendo tabula rasa di tutto quel mondo (i tanti nomi che oggi emergono dalle indagini a qualunque titolo chiamati in causa sono esponenti di una cultura che va azzerata) che lo ha usato per fare “cassa” nei più diversi e – spessissimo – illeciti modi.

Per comprendere appieno le maggiori difficoltà che il comparto ha dovuto affrontare (a prescindere dalle volontà criminali di alcuni operatori) occorre ritornare alla storia delle variabili (ne ho fatto cenno nei post MA COME FANNO I NETTATORI DI CESSI A DIVENTARE TANTO RICCHI? SEMPLICE: LI FANNO PULIRE AD ALTRI PER UN TOZZO DI PANE! – MA VOI A UNO COME ALFREDO ROMEO O AURELIO VOARINO RILASCERESTE UN NULLA OSTA DI SICUREZZA?) che hanno contraddistinto questo settore economico negli ultimi dieci/quindici anni: quasi tutte le imprese hanno dovuto affrontare la complessità implicita nella tabella AUSITRA che determina (ritengo che sia ancora così) il parametro orario, applicato al settore delle pulizie, con il quale deve essere retribuito il personale preso in carico per lo svolgimento delle attività e che incide prioritariamente sui costi dell’appalto vinto; ma gli appalti (e qui cascano non gli asini ma tutto il sistema che fa marcio e si presta allo sfruttamento e alle illecite fatturazioni), compreso quelli pubblici (se non questi paradossalmente più degli altri), vengono aggiudicati a parametri orari decisamente più bassi, determinando un costo che sopravanza l’entrata.

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Cominciamo a stanare (individuiamoli e allontaniamoli dalle amministrazioni perché non servono questi furbetti dell’illegalità e scaltri sabotatori della convivenza civile) i paraculi che hanno determinato questa giungla di paradossi a norma di legge.

A favorire in maniera preponderante questa forte tendenza al ribasso (almeno era così quando mi accorsi, dieci anni addietro, di questo groviglio bituminoso, brodo di cultura solo di illegalità) ha contribuito l’introduzione delle procedure di gara attraverso il meccanismo dell’asta on line, per il quale la differenza tra prezzo “a base” e quello di “aggiudicazione” può arrivare anche ad un 60% di decremento.

Il ritardo degli incassi da prestazione, che genera a sua volta ritardi nei pagamenti dei fornitori e quindi un aumento dell’esposizione bancaria di funzionamento, ha fatto il resto. Meccanismi, come vedete, solo finalizzati a strozzare alcuni, favorire altri, arrivare a farsi “pagare per pagare” il dovuto. Un mondo di merda non solo perché bisogna nettare i cessi, ma per come è stato “volutamente” organizzato.

Il tempo medio per il saldo delle attività si è per anni (oggi non so dire) attestato intorno ad una media di 7/8 mesi dalla fatturazione. E ho scritto media.

E a proposito di banche se leggete bene le carte CONSIP/ROMEO capirete ormai a chi servono e a cosa servono: spostare centinaia di migliaia di euro in modo non visibile e per favorire ogni forma di illecito. Anche questa volta spunta il MPS  e così vi potete spiegare perché questi o stipendifici vengono tenuti in vita. Non sono i vostri soldini che devono essere movimentati ma quelli di questi compulsivi affaristi megalomani che se non muovono milioni non possono eiaculare.

Leggete ben le cifre che circolano anche questa volta e raffrontatele con le vostre giacenze medie. Leggete ben e preparatevi a menare le mani. Perché, se non lo avete capito, si avvicina il tempo di saper alzare le mani.   

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Per oggi, mi fermo nuovamente, altrimenti queste polpette di merda non le potete digerire se sono troppe o troppo grosse. Perché, come vedremo nel prosieguo di questa vicenda CONSIP, il mondo del crimine (e non parlo solo dei criminali alla Romeo) si è fatto sotto alle aziende, piccole e medie, in difficoltà per i motivi sopraccitati, trovando ottimale queste complessità e difficoltà per trarre il solito vantaggio del riciclo.

Tanto, i soldi, i criminali, come è noto, non li pagano, in quanto, banalmente, li fabbricano. Anzi, se devo proprio dirvi tutto di me, ho anche conosciuto uno di questi operatori “semimalavitosi” che aveva aziende per le pulizie ma che, per suo diletto e vantaggio, si era anche messo a stampare dollari falsi. Fino a quando gli americani non lo hanno segnalato e fatto arrestare.

Divertente, ma vero.

Intorno al Facility Management, quindi, come vedremo, c’è di tutto: persone come il falsario che ho citato; tipi alla Lotito che per sanare l’esposizioni con l’erario e potersi comprare la Lazio, devono riuscire a farsi fare, dallo Stato con lui non patrigno, 276 rate; strateghi volpini come Alfredo Romeo; bizzarri imprenditori, para diplomatici, come il misterioso (pure un tantino violento nei rapporti personali tra imprenditore e imprenditore come raccontano le leggende che gli attribuiscono l’aver dato una testata, aitante e palestrato come lo ricordo, ad un avversario sgradito nel business) Ezio Bigotti o tutti i protagonisti che, poco alla volta, emergeranno in questa storia di illeciti maturati in CONSIP.

Continuo a ripetere: secondo voi perché il 25/11/2013 ho scritto un post intitolato IL CUORE È CONSIP, LO RIPETIAMO?

Fatta la domanda, datevi una risposta.

Oreste Grani/Leo Rugens

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