Buzzi finalmente alla sbarra: non è un mafioso ma certamente un gran corruttore. Sentiamo cosa ha da dire

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Buzzi giustamente si difende nell’unico modo che può e in questo suo fare ha tutta la nostra simpatia: Buzzi racconterà e documenterà (così noi pre-vediamo che farà), per fino e per segno, a chi ha dato soldi, in chiaro e in nero. E in questa sventagliata raccapricciante ci saranno gli esponenti di tutto l’arco costituzionale (come si diceva un tempo) salvo, ovviamente, i cittadini organizzatisi nel M5S.

Dicevamo che ha tutta la nostra simpatia e certo che questo si fa per dire ma in qualche modo questa nostra approvazione all’approccio processuale  andava dichiarata. Buzzi conosceva già il carcere per aver ucciso e da cui espiando per un bel po’ si era salvato per poi perdersi nuovamente cambiando genere di atto criminale. In qualche modo deve alleviare preventivamente il periodo di pena che lo aspetta o, lanciando avvertimenti ancora più duri, dire “quasi” tutto (tenete conto chi è stato fotografato con la 29 giugno nelle famose cene e nei momenti di attività pubbliche/politiche) per poi vedere come si mette fino in fondo o preparandosi ad una permanenza in carcere almeno con il ruolo – non certo dell’infame – ma di quello che li ha pagati tutti.  Situazione  processuale difficile comunque sia la sua che quella di Carminati che andrà in scena la settimana dopo. Potremmo sbagliarci ma un’attento ascolto, non tanto di Carminati (che è da ascoltare per altri aspetti di questa ancora tenebrosa vicenda), quanto di Buzzi, potrebbe consentire una lettura del mondo dei global service utile ad arrivare a capire come funzionano cose che salendo dalle Coop 29 giugno arrivano fino ai Romeo Gruppo piuttosto che alle SIRAM/STI.

Si potrebbero ricavare dai racconti di Buzzi – che si prepara a fare elenchi dettagliati – perché tutti questi mondi imprenditoriali devono, alla fine, per campare, vengono concussi e quindi forzati a corrompere per vincere gare o ricevere commesse dalla politica. Come si spiegherebbero altrimenti le fatture (false), di quasi un milione, fatte girate tra la SIRAM appunto e la Lega Nord quando, al nord, la compagine bossiana/maroniana faceva il bello e il cattivo tempo, quando cioè se non eri dei suoi, lavori non ne prendevi, nei territori dove  avevano la maggioranza negli enti locali, in una visione del localismo e del federalismo finalizzata tutta a far girare soldi per alimentare il Partito Partitocratico e corrotto come, se non peggio, tutti gli altri?

Ascoltare Buzzi, quindi, con massima attenzione e chiedere, eventualmente, come fu e perché Gianni Letta lo avesse introdotto in alto, molto in alto, presso le istituzioni repubblicane. Quelle stesse istituzioni che dovrebbero garantire la sicurezza dello Stato.

Stiamo entrando quindi, con grande ritardo rispetto al previsto, nel vivo del processo dove i pulitori di cessi, nelle loro varie articolazioni, sono alla sbarra e sono chiamati a dire a chi hanno dato soldi. Speriamo di non rimanere delusi non sentendo i nomi di tutti quelli che ci aspettiamo vengano chiamati in causa.

Comunque se fossimo negli USA, dal 41 bis e dalle accuse di mafiosità, si salverebbero entrambi consegnando una bella lista di mascalzoni. Perché, diciamo, di questo si tratta e non della mafia con coppola e scacciapensieri.

Oreste Grani/Leo Rugens che certamente non può essere sospettato di debolezze nei confronti di Carminati e Buzzi ma non si può neanche pensare che di Mafia nella Capitale si sia trattato.

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