Oggi 8 marzo mi voglio pensare amico (ed alleato) delle bellissime donne nigeriane

nigeriana

Dopo aver visto affrontare il tema della Nigeria e della sua complessità (problemi demografici ovviamente per primi e modernizzazione necessaria conseguente), con serietà, in modo esteso e documentato, dalla testata telematica NanniMagazine (vedete quanto ha scritto la giornalista Francesca Nanni sul tema), oggi compare, anche sull’Avvenire, cioè sul più autorevole quotidiano italiano (un tempo si diceva che fosse il Corriere della Sera), un articolo, a firma di Matteo Marcelli, dedicato proprio alla Nigeria e alla fase storica e geopolitica che quell’immenso Paese sta attraversando.

Ho cominciato, quindi, per primo (di cosa deve vivere un vecchio signore se non di queste narcisistiche affermazioni e piccole ricompense?), da questo marginale e ininfluente blog, a parlarvi di come fosse paradossale quanto mi veniva riferito su anni di silenzio intorno all’attività di un gruppo di cittadini nigeriani e italiani che avrebbero voluto promuovere il Progetto denominato BRISIN. Questi nostri compatrioti (i cui nomi cominciano a comparite sulle testate di cui vi ho fatto cenno), in assoluta solitudine, trascurati dagli ambienti ufficiali della nostra Repubblica (Farnesina per prima), ignorati dai Centri Studi e Relazioni Internazionali dei colossi tipo ENI che, comunque, in Nigeria business lo fanno da anni e continuano a volerlo fare non sempre con atteggiamenti e comportamenti leciti come si evince dallo scandalo delle macro tangenti che coinvolgono Paolo Scaroni (il solito), Luigi Bisignani (il solito), Claudio Descalzi (speriamo che non stia prendendo anche lui cattive abitudini) e su cui cerchiamo di non distrarci visto il danno che per la nostra collettività da tali comportamenti ne potrebbe derivare, hanno tentato vanamente di attuare il Progetto BRISIN. Che l’ENI abbia delle responsabilità sui silenzi introno a questa iniziativa meritevole, lo ritengo una cosa certa, sapendo quanto l’ENI conta in Nigeria. Ma, evidentemente, il vertice dell’ENI, in questi anni, aveva altro da fare che salvaguardare il buon nome dell’Italia, vista la dimensione della tangente legata alla Concessione 245. Che i Nigeriani continuassero a contarsi con il pallottoliere. L’importante non è l’esistenza di una anagrafe, di una motorizzazione, di un catasto, di una sanità degna di questo nome, di acqua per tutti in Nigeria ma esclusivamente il business del petrolio.

Eppure, per stabilire rapporti di rispetto e di convenienza reciproca, tra l’Italia e la Nigeria, basterebbe (o sarebbe bastato) un po’ di sensibilità, di approccio culturale, di ricerca della reciprocità a sua volta amica dell’equità e della sicurezza. Basterebbe (o sarebbe bastato) porre un freno, in modo ragionato e, usiamolo il termine, “etico” all’affarismo, per vedere le relazioni tra il popolo nigeriano e quello italiano rafforzarsi, senza possibilità di essere messe in discussione, ogni volta, dai corrotti di turno e dai corruttori di sempre.

Un giorno racconterò, per mio piacere e per rispetto della verità, come è stato difficile e al tempo “facilissimo” (e poco costoso), mettere in moto questa sensibilizzazione ad un tema (l’assenza di una anagrafe degna di questo nome in un paese di quasi 200 milioni di abitanti!) di natura tanto strategica per la sicurezza internazionale.  Tutti i giorni, noi tutti sentiamo parlare di cifre macroscopiche che si debbono (?!?!) spendere (ma chi le spende e per cosa?) per arginare le ondate immigratorie.

Stanco di sentire dire cazzate (e di leggere, in filigrana, dispersione di denaro se non appropriazioni illecite dello stesso), ho semplicemente pensato che era tempo di non lasciare la questione Nigeria/Anagrafe/Brisin nelle mani dei soliti “ciucci presuntuosi” e degli arroganti che pensano che l’ovvio, la prassi consolidata, il malaffare siano le uniche strade percorribili. Conosciuti gli amici italo-nigeriani detentori dell’idea-progetto, ho smosso un po’ le acque. Mi sono inventato, pertanto, con due stecchini e quattro tappi di bottiglia, ciò che prima o poi vi racconterò.

Per ora, scaramanticamente e per rispetto a chi mi aiuta in questa vicenda, mi astengo. Aggiungo solo che, a tal proposito, sarebbe opportuno leggere, abbinate alle fonti che vi ho suggerito, l’articolone, a doppia pagina, comparso, lunedì 6 marzo 2017, su il Fatto Quotidiano, sotto il titolo illuminante, “Il Grande mercato delle frontiere europee”, scritto a firma congiunta da Lorenzo Bagnoli e Lorenzo Bodrero, articolo corredato da un occhiello che recita ” L’Europa investe risorse sempre più pesanti nella difesa dei suoi confini, ma i morti in mare aumentano. Gli unici vincitori sono i grandi gruppi industriali”.

Leggete e abbinate a quanto, per vostro conto, già potete sapere sul tema e aspettate altre semplici indicazioni di questo marginale e ininfluente blog. Di Bagnoli e Bodrero sarebbe importante leggere anche l’intervista a Jean-Pierre Cassarino, sempre del 6 marzo mattina.

Quella che mi sono inventato per dare visibilità al tema Nigeria-Anagrafe (provate a digitare nella rete proprio questo binomio) è una formula  di intelligence culturale (sapete che è la mia fissa) come un’altra ma che vi suggerisco, per estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede, di seguire, passo passo, con purezza d’animo.

Arriverete certamente a comprendere, per primi, cose che alcuni pensano che non dovete arrivare a conoscere.

Se mi seguite nella comprensione di questa storia affascinante (perché, da 10 anni, non si da seguito al Progetto BRISIN e non si sostengono gli imprenditori italiani che hanno immaginato questo percorso) diverrete, per il vostro piacere, intelligenti amici del popolo nigeriano e delle sue bellissime donne. Agli uomini, nigeriani, oggi, 8 marzo, non sono interessato. Domani si vedrà.

Vi saluta il vostro Leo Rugens che, da qualche tempo, si sente e vien considerato (un grazie a chi lo pensa!) più nigeriano dei nigeriani stessi.

Oreste Grani


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