Ma questo Moretti, visto i settori strategici in cui opera è solo un incapace?

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Si dice che il “generale” Mauro Moretti abbia portato, o stia portando, ad una serie di sconfitte eclatanti, l’esercito Finmeccanica, lo stesso a cui è stato cambiato il nome in Leonardo. La scelta è un giusto omaggio al genio italiano ma non sarà il nome a cambiare la sostanza e il destino di una costellazione di realtà aziendali che, pochi anni addietro, faceva 19 miliardi di fatturato e quest’anno vedremo se arriverà a farne 11.

È vero che in capitalismo spietato (come è quello che solo un ex sindacalista difensore dei lavoratori può attuare) questo dato ha poco valore se uno, viceversa, a fronte di un fatturato decrescente (nel mondo Leonardo/Finmeccanica vuol dire soprattutto perdere “gare” e su questa debolezza tornerò nel prosieguo del mio ragionamentino marginale ed ininfluente) aumenta l’utile. E questo, ad onor del vero, in Leonardo, nel 2016, è avvenuto. Ma al tempo non credo che questa questione delle “gare” – perdute a raffica – debba essere dimenticato al momento (è arrivato?) della conferma o meno della salamandra Moretti.

Perdere le gare a raffica non può essere ascritto alla sfortuna. Torniamo ai soldi. Può essere che l’utile lo abbia fatto banalmente alla Franco Tatò (ma chi se lo ricorda – per un solo vero effetto benefico strategico – quell’altro furbacchione strapagato?), tagliando 28.000 teste (tanti sono i dipendenti in meno che risultano fare parte del Gruppo da quando è entrato a guidarlo il ferroviere “sempre in piedi”) ma, a meno che non fossero tutti, e dico tutti, dei mangia pane a tradimento, in un luogo produttivo caratterizzato dalla ricerca scientifica avanzata (così dovrebbe essere), nel turnover, si sono persi certamente miliardi di costi sostenuti per la formazione e la contaminazione culturale dei dipendenti. Mi chiedo chi se li stia “pappando” quelli che un tempo facevano la differenza e che sono costati ai contribuenti italiani cifre importanti perché accumulassero conoscenza, unica alleata del futuro e dell’innovazione? Ma Moretti, e questo è il problema, è capace di pensare al futuro e alla innovazione?

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Il vero quesito che andrebbe posto quindi, in sede governativa, alla vigilia della sua riconferma o meno, è questo. Non solo quindi valutare il peso della vergogna etica morale di vederlo al comando del Gruppo Leonardo godersi appannaggi e liquidazioni crescenti avendo in mente la condanna (troppo lieve) per la strage di Viareggio e quei 32 morti che chiedono – silenti  –  giustizia giusta, ma una valutazione sulle vere capacità di questo sindacalista delle ferrovie voluto da alcuni alla guida del luogo “mentale e organizzativo” più delicato per la battaglia campale che si delinea per la stanca e già troppo disarmata nostra Italia. Duello con il mercato di riferimento, forse all’ultimo sangue, che ha come posta la speranza di risalire la china della sovranità nazionale proprio attraverso l’innovazione tecnologica e la capacità – da ritrovare – di rendere unici i nostri prodotti. Ci vuole cultura scientifica, ci vuole intelligenza strategica applicata alla geopolitica, ci vogliono capacità di scoprire e cooptare vere genialità nel campo informatico, ci vogliono abilità negoziali (non di solo tipo affaristico quindi) che platealmente mancano al nostro. Moretti è solo un ruvido, furbo, spregiudicato uomo di potere: il potere suo e dei suoi fedelissimi. Fino a quando li dovesse considera tali. Che cosa c’entra uno così con la strategia da vasto orizzonte che è ora di mettere in campo per poter rilanciare ruolo e eventuale carisma leonardesco, in Italia e nel Mondo? Moretti, anche nell’immaginario collettivo di settore (parlo dei grandi mercati internazionali), è uno segnato dal suo provincialismo e dalla sua assoluta assenza di vera capacità negoziale ad alto livello. Non a caso, arretriamo ovunque. E, come primo esempio da fare c’è quello, in Russia, dove abbiamo rotto con il Consorzio SUPERJET con cui non produrremo più i Sukhoi da 100 posti che è un “taglio” che dovrebbe, nei prossimi anni, andare a pennello per le rotte future e per i flussi di utenti viaggiatori.   

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Per non parlare, come altro esempio della incapacità (o solo porta iella!) di Moretti, di un fatto paradossale che ho letto essere accaduto in occasione di una gara a Singapore per la vendita di elicotteri militari dove il nostro modello è risultato battuto da una proposta della rivale AIRBUS che aveva visto addirittura precipitare il suo prototipo! Ma questa, ovviamente, non può non essere una “leggenda metropolitana”, messa in giro, ad arte, dai detrattori della “salamandra” e ripresa da gentarella, marginale ed ininfluente come possiamo essere noi di questo blogghino. Disinformazioni per far calare il titolo in Borsa e le “azioni” dell’odiabile Moretti. A nessuno che non stesse sul cazzo, fuori ogni misura (non del cazzo), ai membri della commissione esaminatrice, sarebbe successa una cosa del genere, per cui ritengo che questa cosa che ci sia stato preferito un altro elicottero, pur caduto durante la dimostrazione, se non fosse tragica, sarebbe da scompisciarsi dalle risate e comunque sufficiente per rimuovere il vertice di un gruppo che della vendita degli elicotteri si faceva vanto. Ma certamente, lo ripeto, questa cosa non è accaduta e mi scuso con i miei lettori per averla divulgata artatamente per denigrare Mauro Moretti.

Oppure, questa cosa è autenticamente accaduta e quindi si dovrebbe riflettere su chi ci guida e su chi si abbuffina con i vostri soldi.

Per continuare nelle sconfitte (capisco che di battaglie si parla ma se non c’è una sola vittoria se si eccettuano due scaramucce nei territori amici degli amici, Qatar e Kuwait, la guerra difficilmente sarà vinta!) sappiate che si dice che siamo stati legnati anche in Gran Bretagna dove, su questo terreno, un tempo, eravamo di casa, in una gara per la fornitura di 50 Apache (sempre di elicotteri parliamo) alle forze armate inglesi che mi sembra sia stata stravinta dalla Boing. Ma a questi nostri elicotteri gli vogliamo dare un’aggiustatina, un qualche gadgettino migliorativo, un po’ più di intelligenza neurale? Forse sarebbe il caso di smetterla di lavorare per la concorrenza e darci una mossa.

In Canada (altro paese serio), contro il nostro veicolo tattico C27J, alla fine, ha prevalso il solito prodotto AIRBUS.

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Sto parlando, se non lo avete capito, del portafoglio ordini (cioè il vero futuro delle aziende) che decresce e che si presenta  particolarmente vuoto quotando oggi, a mala pena, una trentina di miliardi rispetto ai quasi cinquanta di quando Moretti si è insediato con i suoi ferrovieri.

In Repubblica Ceca non caviamo un ragno dal buco.

In Polonia, se ho ben capito, con una super leggerezza, abbiamo (scusate il linguaggio e il plurale da tifoso nazionalista) aperto uno stabilimento fidando su una commessa (sempre, se interpreto le banali fonti aperte), di questi maledetti elicotteri che nessuno vuole più, che poi non è arrivata.

La ruvidezza e il provincialismo morettiano (e dei suoi) pare inoltre che sia alla base della rottura, negli USA (e di questi tempi non mi pare una grande paraculata), con il Gruppo Raytheon. Dalla rottura (diplomatica?) potrebbe dipendere il fallimento della super trattativa per la fornitura di 350 (trecentocinquanta!!!) M346, aereo da addestramento, fino a qualche tempo addietro considerato un buon prodotto.

Questo Moretti, come si vede, è un vero disastro per cui andrebbe licenziato (e non riconfermato) a prescindere da Viareggio, dalla amoralità dimostrata dopo che 32 nostri connazionali erano arsi vivi o dalla vendita alla giapponese Hitachi dell’intero comparto ferroviario Finmeccanica.  Ma, evidentemente, girando voci della riconferma, dalle parti del Governo italiano, si fottono tutti dalla paura (chiediamoci un giorno perché!) di questo azzimato, belloccio, ex “rude ferroviere”. In realtà in tutta la sua vita professionale Moretti è stato soltanto un sindacalista CGIL, delle FS. Ma a voi sembra sufficiente aver fatto il sindacalista come mestiere (e per tutta una vita) per diventare una intoccabile salamandra? E allora, come Leo Rugens nella sua splendida solitudine da anni si chiede (ma anche per CONSIP avevamo lanciato l’allarme anni prima per non parlare di Alfredo Romeo, volpe di Posillipo e nessuno ci si era cazzati!), ci vogliamo applicare a capire/scoprire cosa abbia “sotto” di tanto stupefacente questo ormai incanutito tenebroso manager incapace? Perché, se non di liquidare 28.000 dipendenti (cioè conoscenza a strafottere messa sul mercato a vantaggio anche della concorrenza, lo ripeto, dopo che noi l’avevamo formata  a caro prezzo!) e ridisegnare le liste dei fornitori secondo criteri che sarebbe affascinante (si può dire così di un tale tema spinoso?) capire, dopo averli esplorati, che cazzo ha fatto questo Moretti? Esplorati, vi piace al posto di “investigati”?

Questo Moretti lo possiamo considerare quindi, secondo i canoni che siamo pronti a riscrivere, un uomo intelligente e, in quanto tale, un uomo sicuro per l’Italia?

O siamo solo di fronte ad un “furbo” con poca dimestichezza con quel ripensamento della cultura dell’intelligence che è ormai necessario proporre al Paese anche grazie all’opportunità offerta dalla presenza nelle istituzioni dei cittadini parlamentari a cinque stelle?

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Cosa c’entrano nevrotici assetati di potere e assolutisti messi alla guida di luoghi nevralgici per la ricerca di soluzioni strategiche per la nostra identità ed economia? La capacità di un dirigente di quel livello non può essere scissa dalla capacità personale di adattarsi ai nuovi contesti culturali e alle rapide trasformazioni dei sistemi di vita. Moretti è obsoleto anche come dittatore e oligarca. Oggi alla dirigenza di questi HUB neurali (cosa altro è una holding tipo Leonardo?) si possono candidare solo persone intelligenti che facciano della pratica dell’intelligenza un lavoro, una professione, un servizio.

Scegliere ancora una volta uno come Moretti per la Leonardo di domani fa ritenere che nessuno stia pensando realmente alla sicurezza dello Stato, al vostro benessere futuro, ad un cambiamento di paradigmi culturali che soli possono farci ritenere che abbiamo capito verso quali complessità ci avviamo non essendo, ormai, nessun Paese un fatto a se stante.

Ho fatto l’elenco dei fallimenti internazionali non per un conto economico (che non so fare) ma per allertarvi sulla incompatibilità di un provincialotto come Moretti a quanto si intravede.

Oreste Grani/Leo Rugens che pensa che senza una vera strategia di intelligence culturale ,anche in Leonardo, in ENI e negli altri brandelli di reti sopravvissute in Patria, è inutile sperare in un futuro migliore.

Con questa gente al comando, solo i loro alleati (o i loro veri padroni?), si possono sentire al sicuro. Noi, come Italia, non siamo più competitori di nessuno (penso di avervelo cominciato a dimostrare con l’elenco delle battaglie perse) con questa gentarella, messa, in realtà (da chi mi chiedo, ancora una volta, maledizione?), in quelle nevralgiche posizioni, solo – evidentemente – per indebolirci, svenderci, tradirci.    

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