È ora di grattare sotto i grattacieli

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Ci segnalano questo scandalo (perché tale è) e mettendoci in scia alla intelligente e opportuna segnalazione aggiungiamo qualche nostra personale riflessione.

Forma e sostanza: la forma, in questa vicenda, sembra essere stata rispettata. La sostanza è che ci siamo rotti il cazzo di dover essere informati di queste sperequazioni che fanno sempre più ricchi i ricchi e sempre più poveri gli ultimi. Ci siamo rotti il cazzo e, a cominciare da Torino, ci aspettiamo giustizia e segnali di equità. Che è  notoriamente la prima amica ed alleata strategica della sicurezza.

Oltre a tutto, diciamolo, non dovrebbero più andare di moda questi grattacieli che invece, in troppi e per troppi motivi, continuano a voler costruire.  La nuova tendenza intelligente e molto, molto, molto, molto più sicura, è verso le “città compatte” tutto costruite secondo i criteri della building intelligence basata sulla reale necessità del sistema, sulla base delle necessità delle persone e sui beni e sulle fonti energetiche da gestire. Problemi di sicurezza (e vi sembra cosa da poco?), di costi energetici (vi sembra questione di minor conto?) e, ultimo ma non ultimo, di impatto ambientale. Direi che ci sono motivi sufficienti perché i fautori dei grattacieli comincino a grattarsi le orecchie e a cambiare musica architettonica. Ma, nonostante queste forti argomentazioni, culturali e di sicurezza nazionale, non c’è stata città d’Italia, grande o media, da nord a sud, da Torino, appunto, a Rimini, che non ne abbia, nell’ultimo decennio, costruito uno o non ne stia mettendo in cantiere altri ancora.

E infatti tutti, guarda caso, quelli, con diverso ruolo, che si muovono intorno al business (anche fosse quello evoluto) del mattone, vogliono far costruire “grattacieli” e creare con essi e con le loro complessità appetitosi appalti. Torino è un esempio ma, tale e quale, l’orrore delle spese folli e di difficile controllo si è mosso intorno al Mausoleo Formigoniano e ai suoi 167 metri, destinati a diventare l’emblema della cultura degli appalti meneghini non a caso stimolo da anni degli appetiti della volpe di Posillipo, Alfredo Romeo, in trasferta a Milano. Non vi dimenticate che spesso queste opere si portano dietro costosissime (e difficilissime) indagini che vanno dalla turbativa d’asta, alla truffa, dalla concussione, alla corruzione, dal traffico illecito di rifiuti, alle banali false fatturazioni.

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Quella di Torino di cui si parla nell’articolo di Repubblica, sorta nell’ex Area Fiat-Avio, è una “bestia” di 181 metri che cominciò anni addietro da subiuto a procurare problemi, prima della Giunta Leghista di Cota, alla presidentessa Mercedes Bresso e al suo vice Paolo Peveraro.   

Grattacieli che disturbano perfino le rotte degli uccelli migratori ma che fanno girare cifre da capogiro. Da vertigini, come quelle che si possono provare a salire troppo in alto.

Dicevo che le città compatte e intelligenti nessuno le vuole. Meglio distrarre i cittadini e le eventuali amministrazioni comunali rimaste oneste con la tecnica delle “aringhe rosse” (i grattacieli super fichi questa funzione svolgono). Le “red herrings” venivano usate dai cacciatori inglesi per distrarre i cani da caccia degli avversari, gettando, prima della competizione venatoria, in luoghi strategici della riserva olezzanti aringhe affumicate. Questi grattacieli “bellissimi” sono le “aringhe rosse” puzzolentissime per distrarre le autorità e i cittadini dagli scempi diffusi o dall’indifferenza alla soluzione dei problemi delle persone normali. Questi grattacieli (o peggio questi agglomerati di grattacieli) sono l’esca distraente dai quartieri selvaggi e disumani simili a quelli che hanno assediato l Roma dei Palazzinari o peggio caricature vere e proprie di città nella città. Per alcuni e non per tutti.

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Tornerò su questa questione non casuale dei grattacieli e del valore concentrato di ricchezza che questi mammarozzoni rappresentano. Da quando vengono progettati a quando vengono realizzati a quando devono, ovviamente, essere puliti. E da chi. Spesso dai soliti, con in testa il vostro ormai a tutti noto Alfredo Romeo. Ma non pensate che non esistano altri furbacchioni (se non di più) oltre alla sia pur astuta volpe partenopea. Ci sono i Lotito, ci sono i Bigotti, ci sono le immortali CNS e le Manutencoop. Passando per le SIRAM o le ExitOne, che dir si voglia. La finalità è sempre la stessa: fare strage di “galline” dopo essersi fatti chiudere nel “pollaio” al fine di tenerlo in ordine, pulirlo, vigilarlo. manutenerlo.

Oreste Grani/Leo Rugens


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