Perché la vicenda giudiziaria di tale Fabio Aschei potrebbe essere utile per fare luce sul caso della coppia Fontana-Di Leva

assurbanipal

Caro Aschei, le devo delle spiegazioni a parziale giustificazione di quanto intercorre epistolarmente tra noi, da qualche mese. Certamente non ci conosciamo di persona come lei si chiede.

Ho scandagliato nel mio complesso e affollato passato ed escludo che ci sia stata una qualunque frequentazione, sia pure nel suo periodo romano. Sono abituato (mi sono addestrato in questo senso) a ricordare tutte le persone che ho conosciuto, le circostanze in cui l’incontro è avvenuto, soprattutto chi ha presentato chi, cercando sempre di avere contezza del perché di tale incontro. Lei scrive a qualcuno (Leo Rugens) che ha vissuto in modo schivo, raramente (quasi mai) fuori a cena, raramente a rilassarsi in luoghi dove potessi incontrare casualmente persone che negli anni precedenti avessi invece frequentato per i motivi che hanno mosso, sin da adolescente, il mio agire: la politica, l’impegno civile, l’arte di estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede, gli interessi del mio Paese alla cui bandiera ho giurato fedeltà il 4 novembre 1970.

Seguo il suo racconto (non solo io ma ormai anche altri redattori ad evitare black out), come si fa in presenza di un normale mosaico giornalistico-investigativo per motivi che solo accenno per non rivelare, ad eventuali male intenzionati, il significato recondito dell’attenzione a quanto ci scrive uno dei tanti lettori che nel mare magnum della web ci ha scoperto.

Lei sarà pure in condizioni mentali incerte (mi scuso per l’espressione superficiale e irriguardosa) come alcuni sostengono a far fede ai suoi racconti e certamente segnate dalle vicende a cui fa cenno (e chi non lo sarebbe?) ma conosce “qualcosa” (il rapporto tra le due signore, Bolici e Fontana, ad esempio) che, se approfondito, potrebbe concorrere a comprendere circostanze in un episodio gravissimo (secondo la classificazione a cui sono affezionato) che riguarda un’istituzione repubblicana (il Parlamento) a cui tutti dobbiamo rispetto e verso il quale dobbiamo essere pronti, come cittadini (sofferenti o meni, biricchini o meno, emarginati o meno) a dare il nostro sostegno. Il caso Fontana è maturato o, peggio, è stato artatamente costruito per fini destabilizzanti lo Stato repubblicano. Questo penso e questo scrivo. Costi quel che costi.

Scrivo e affermo questo perché tutti i cittadini, a mio modesto e marginale giudizio, senza procurare allarmi inopportuni, hanno il dovere morale e civile di attivarsi (ed noi quello stiamo facendo), in chiave sussidiaria allo Stato, nei modi quanto più rispettosi possibili di chi ha il dovere professionale/istituzionale di agire (magistratura e forze di polizia) in presenza di una ipotesi grave come quella che si intravede sotto intesa alle attività “relazionali e affaristiche” della signora Annamaria Fontana e del marito. La coppia, a mio insindacabile giudizio, ha agito a discapito degli interessi della collettività. La loro attività (a mio giudizio di per se inopportuna se non illecita) è rappresentata, in questo caso specifico, ulteriormente, dal fango che è stato prodotto per essere eventualmente gettato (o da far gettare) contro un parlamentare della Repubblica. Esiste un dovere all’azione, come accennavo, a cui non ci si deve sottrarre in ogni forma sussidiaria allo Stato, prevista appunto dalla Costituzione, prima legge a cui si deve obbedienza. Così si è cittadini e così si è repubblicani.

elicotteri

La signora Annamaria Fontana è oggi coinvolta, platealmente (e questo non lo dice certo lei gentile lettore) in un caso che vede al tempo esposto un giovane parlamentare del M5S, figura pubblica ancora più delicata istituzionalmente avendo, come specifica mansione, oltre che quella di rappresentante del Popolo italiano, quella di membro della Commissione Difesa e COPASIR, organismi entrambi delicatissimi tra di loro in rapporto di nesso e di rizomi che andranno sempre tenuti presenti per comprendere le complessità di cui stiamo scrivendo e ragionando.

E perché ce ne interessiamo.   

Lei racconta (se racconta la verità) di un modello comportamentale della signora Fontana (e di suo marito) che evidenzia una serialità criminale (elicotteri, Iran, altro), già sperimentato (andato a buon fine, disgraziatamente per lei) anni addietro.

Mi sembra un elemento utile a chi volesse, con dovuta pulizia di intenti investigativi, capire chi, oggi, ha ordito, il male a discapito di Angelo Tofalo.

Cosa gravissima di per se ma ancor più grave se la si vuole leggere (come la si deve leggere) in quanto attuata in sincrono sospetto con tutta l’offensiva denigratoria messa in campo per cercare di contrastare (illecitamente) la volontà del popolo sovrano che si era, l’ultima volta che è stato possibile votare, liberamente scelto i suoi rappresentanti; uno di questi – appunto – l’ing. Angelo Tofalo. Non a caso personaggio che da qualche tempo (dal 18 dicembre 2015?) si era esposto ad affrontare temi (l’Intelligence, la sicurezza dello Stato, i comportamenti non sempre lineari dei Servizi segreti) che certamente stavano (e stanno?) destando qualche preoccupazione negli ambienti che non sempre, in passato, hanno agito negli interessi della collettività.

E su questo tema e di questo contesto oscuro (il cuore nero dei servizi?) di cui si intravede la solita filigrana, dichiaro l’interesse legittimo (anzi, doveroso) di questo blog.

Un interesse che non è certo personale ma che riguarda la necessità che millantatori, agenti d’ambiente, faccendieri e, in questo caso, faccendiere, vengano individuati come tali (se tali sono) e, soprattutto, i loro eventuali mandanti.

Perché, lo dico senza che se ne abbia a male, non posso, se non dal punto di vista umano, essere interessato alla sua lontana vicenda giudiziaria ma certamente sono attento a capire perché il modello operativo “elicotteri, Iran, altro”, sia stato evocato (e da chi) per provare a fottere il parlamentare del M5S, Angelo Tofalo.

La signora Ammamaria Fontana dovrebbe a questo punto dire alla magistratura inquirente chi l’ha indotta a quei passi violenti e mestatori, come le sia venuto in mente di incastrare proprio Tofalo, denigrando così l’insieme del M5S.

Lo stesso tipo di domande che andrebbero opportunamente rivolte all’aspirante agente dei servizi segreti Raffaele Marra che ha tramato per “invalidare” (anche questo reato gravissimo e veramente eversivo) la volontà che il popolo sovrano romano, sbagliando o meno, con 770.000 voti, aveva espresso, designando Virginia Raggi alla guida della Capitale.

Noi che abbiamo oltre 70 anni, sappiamo chi e come orchestrasse la “messa delle bombe” (o la confezione dei doppi livelli) in questo Paese, martoriato, negli anni pre-di-piombo. Non ci meravigliamo quindi di niente. Tantomeno, eventualmente, di scoprire che dietro, dietro, dietro i pupari potrebbero essere gli stessi. Gli eredi di una cultura, certamente. Sempre attivando quell’HUB che potrebbe aver perso il pelo ma non il vizio.

Sento evocare inoltre, in questi suoi accenni carsici, alla signora Aurora Bolici, nella veste di amica/conoscente della Fontana.

La signora Aurora Bolici, diciamolo, in coda al post, viene segnalata, molto prima di questa brutta vicenda “istituzionale”, a questo marginale e ininfluente blog, perché, sempre ammantandosi di amicizie altolocate e citate in tono raffinatamente minaccioso, nella veste di operatore finanziaria, veniva indicata come una che aveva rovinato imprenditori promettendolo loro mari e monti. Certo, parliamo di imprenditori che nelle difficoltà (o avidità?) diventavano facili prede dei raggiratori, incaprettandosi sempre di più, affidandosi  ciecamente nelle mani di scaltre di operatrici del raggiro.

Perché questo, in realtà, mi appaiono le due signore che le cronache stanno portando sotto l’occhio di bue degli interrogatori.

Persone che comunque, vivendo come vivono, sempre esposte a dover compiere anche reati, potrebbero risultare, entrambe ( è per questo in realtà che le coppie si conoscono?) in un “organico” atipico, continuità di una specie di “altro servizio” che non cessando mai, dai tempi dell’Anello, di esistere, ha resistito a tutti i cambiamenti, a tutte le riforme, a tutti i cambi al vertice delle nostre Agenzie.

Organico utile a fare, tra l’altro, le “messe in mezzo”, una volta per una partita di riso (è il suo caso, se le cose stanno come le racconta) che deve eventualmente coprire/fabbricare “del nero” (come un tempo faceva la REI del povero Colonnello Rocca); altre volte utilizzando personale scaltro e, diciamo, con ammirazione delle signore, coraggioso, utile alle mediazioni su manufatti militari classificati (ecco gli elicotteri o altre tecnologie non negoziabili alla luce del sole); altre volte per “trafficare” petrolio a go-go per finanziare terroristi e insorgenti vari. COSE CHE PER FINALITÀ SUPERIORI SI POSSONO ANCHE ARRIVARE A FARE . MA PER FINALITÀ SUPERIORI.

Altre volte, cosa gravissima invece, per fare “messe in mezzo”, come ho detto assumendomene la responsabilità, a politici scomodi o a servitori dello Stato dalla schiena dritta. Qui non ci siamo proprio e, se il M5S vuole avere una speranza di arrivare a guidare il Paese, deve saper menare come nessuno in passato a saputo fare. Difendersi e menare. Menare e azzerare, menare e mandare a casa (cosa scriviamo da anni?) ambienti che nulla hanno a che vedere con una visone intelligente e partecipata della sicurezza della Repubblica. Ecco il perché di questa attenzione ai suoi scritti, gentile Fabio, ai suoi sfoghi, ai suoi ricordi romani e non. Ritengo mio dovere leggerla, anzi, provare a intellegerla e ad attribuire gradi di affidabilità alle sue affermazioni.

Lei, ad esempio, tocca argomenti pesanti come macigni quando allude all’ingegner Di Leva (il farmacista per altri), descritto in quel di Varese, impegnato con gli uomini della Augusta – Westland, in trattative per elicotteri di modello complesso. Leggo, e mi faccio non poche domande ma non sono e non voglio essere chi deve non sottovalutare le sue affermazioni.

Io mi pongo, esclusivamente, come stimolo a questa doverosa attenzione e lo faccio, a norma di legge (di questo sono certo), in chiave, come detto, sussidiaria allo Stato.

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Per ora (la mia opinione è quella di un nessuno), vale la pena seguirla e amplificare, nella vastissima e distratta rete, ciò che mi sembra degno di attenzione. Certamente lei ha conosciute le signore e i loro mariti e ne ha pagato le conseguenze. Per quale recondito motivo ci sia stato a farsi fottere, non solo non mi riguarda, ma non ha un valore strategico in questa vicenda. Di più, molto di più, mi sembrano significativi i dettagli di quelle giornate romane. Ogni nome, ogni ufficio visitato, ogni data ricordata, potrebbero essere utili a trovare i pupari. Che certamente non possono non esserci in quel che trovo essere stato un fatto gravissimo e cioè che qualcuno abbia pensato che presentando (coprendola con un filiera che va assolutamente ricostruita), la Annamaria Fontana al parlamentare Angelo Tofalo, lo stesso sarebbe potuto divenire oggetto di una misura attiva, apparentemente ideata dalla coppia ma che, in realtà, potrebbe essere stata messa a punto, da personaggi che, per lo stipendio lautissimo percepito e per incarico istituzionale, dovrebbero fare altro che attentare contro i poteri dello Stato. Perché questo fanno e di questo, se contassi qualcosa, li chiamerei a rispondere. Gente anzi che dovrebbe guardare, full time, le spalle a cittadini come Angelo Tofalo, soprattutto se sono anche membri della Commissione Difesa del Parlamento Repubblicano e del COPASIR.

Di questi quesiti (per ora senza risposta) ci stiamo interessando. Non della sua vicenda. Questo per chiarezza e lealtà nei suoi confronti anche se fosse vero che – distraendosi – un po’, il mafioso, lo avesse fatto. Sia pur, mi passi lo scherzo, a tempo determinato.

Oreste Grani/Leo Rugens e la Redazione tutta

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