De Magistris, già magistrato investigatore in “Why Not” sa bene chi sia Marco Minniti, attuale Ministro di Polizia

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“Lo Stato a Napoli sono io”. Finalmente qualcuno che sa quello che dice. Perché, attenzione, il sindaco Luigi De Magistris, eletto per la seconda volta con un vero e proprio plebiscito, non si sbaglia. Tantomeno nel dichiarare il provocatore razzista-nazifascista-separaista-denigratore delle tradizioni culturali partenopee, Matteo Salvini, un indesiderato.

Matteo Salvini, figlio di quel movimento separatista che affonda le sue radici (da quelle radici anti costituzionali ha tratto denaro pubblico in modo pseudo lecito con il finanziamento ai partiti e in modo spesso illecito con mille magheggi solo a volte scoperti come quelli che videro i leghisti fare fatture false in combutta con i vertici francesi/italiani di SIRAM spa.

Ma la questione che mi interessa non sono le attività (ovviamente) illecite che alcune centinaia di giovani esuberanti hanno messo in atto (ritengo per dare un pre-avviso ai “guappi di cartone” nordisti che erano scesi a sfidarli), ma la tensione tra il Ministro dell’Interno, Marco Minniti e il sindaco Luigi de Magistris. Tra i due c’era (anzi c’è) un conto in sospeso e non da poco. Di che conto “astronomico” si tratta basta prendere la bibbia redatta a suo tempo da Giocchino Genchi e andare a “capare” le pagine: 461,462,463, 464, 465, 466, 467. Da queste prime letture si capisce tutto di quello che sta accadendo in questo strano, ormai stanchissimo, violentato, senza futuro nostro Paese tra i due. Questo paese è senza futuro se non usciamo, quanto prima, a rivedere le stelle. Pensate se gli eversori, nemici della democrazia e loro sì del convivenza civile, non avessero potuto organizzare alcune “messe in mezzo” a discapito dei cittadini a cinque stelle che si sono prestati alla politica (in particolare la superficiale Virginia Raggi) perché degli altri non se ne poteva più, a che punto saremmo oggi. Ritengo vicinissimi a farcela. Ora dovremo faticare molto, molto, molto, di più.

Torniamo a quanto è scritto in quelle pagine e riflettete che il libro non è sequestrato e i suoi autori non sono stati condannati a niente per aver scritto ciò che potete leggere. Non solo, ma gli editori non hanno dovuto risarcire nessuno per le eventuali calunnie. Tutto vero e sulla base di questa affermazione capite quanto lo scontro ormai si potrebbe fare duro. Anche per questa pulce con la tosse che si spaccia per un Leone Ruggente.

Ma è più forte di me e quindi me la rischio. Luigi de Magistris e la sua Why Not, inoltre, mi stanno troppo simpatici e penso che delle 983 pagine del Il caso Genchi, Aliberti editore, non ce ne sia una, che sia una, che contenga una sola falsità. Anzi, penso che le macchine autoapprendenti di Genchi siano state onestamente depositarie di troppe verità ancora non capite fino in fondo nelle loro implicazioni. Verità a cui l’onesta e competente Rosy Bindi sta lavorando presiedendo, senza fare sconti, la Commissione antimafia. Commissione che si è andata a prendere gli elenchi degli iscritti alle logge massoniche calabresi e siciliane che i Gran Furbacchioni non volevano consegnare.

Lo scazzo tra de Magistris e Minniti è la punta di ben altro che deve trovare soluzione anche con il concorso determinante dei pentastellati che le mani qualche volta dentro a tali complessità devono imparare a mettercele.

Noi, nel nostro piccolo (e che potrebbe fare di più e di meglio un settantenne malandato, marchiato, senza risorsa alcuna?) vi possiamo indicare la lettura di queste prime sette pagine. Noi che ci siamo lette tutte le 983 e che da questa lettura ci siamo fatte le nostre idee.

Oreste Grani/Leo Rugens

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