Domande intorno a Ezio Bigotti, Aurelio Voarino, Denis Verdini e i fratelli Dell’Utri

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Forse, giornaloni, è ora di chiedersi perché gente che dovrebbe banalmente interessarsi di fare il miglio prezzo per pulire i cessi  della P.A. non solo è così ricca, ma vanta amicizie influenti nei più diversi settori della vita della Repubblica.

Andavo al ristorante Il Moro, nel cuore di Trastevere, quando Ezio Bigotti (imprenditore spinto da Denis Verdini e, cominciamo a dirlo, quando contavano, anche dai Fratelli Alberto e Marcello Dell’Utri) era ancora in fasce. In realtà, ai suoi tempi, ormai già si portavano i pannolini. Perché Bigotti, l’imprenditore di Pinerolo, è un cinquantenne, aitante, sempre ben vestito (così lui comunque sembra credere) ed accessoriato di scarpe e di collaboratori “cari ammazzati”, si direbbe, appunto, a Trastevere.

Il riccastro (in realtà ben sostenuto negli esordi fortunati da una solida moglie proprietaria, tra l’altro, di immobili di pregio, compreso un albergo proprio a Pinerolo) si è comprato, in questo mezzo secolo di vita vissuta, qualunque cosa sentisse il bisogno di avere, dal calcio balilla, fino alle barche, passando per le cariche para diplomatiche. Ed io infatti, come sapete e la rete ormai lo conferma, l’ho conosciuto nella sua veste di Console onorario del Kazakhstan. E su questo suo ruolo simil-diplomatico ancora mi interrogo. Del suo e del suo factotum, Aurelio Voarino. Perché dei affaccendati in servizi di pulizie, con precedenti imprenditoriali entrambi nel settore delle tecnologie per effettuare intercettazioni telefoniche ed ambientali, sentissero il bisogno di fare i para-diplomatici kazaki, mi riesce ancora veramente misterioso. eppure dicono mi intenda di complessità.

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Me lo chiedo dubbioso soprattutto perché quando gli proposi di svolgerla veramente una attività meritoria di diplomazia culturale, con quel complesso Paese, attività indirizzata ad un parziale risarcimento, verso l’opinione pubblica internazionale, della figura da venditori di lupini che, come Italia, avevamo fatto nella storia del rapimento della signora Shalabayeva e della caccia al patriota dissidente Ablyazov, se la sono data a gambe levate, costringendomi a dare inizio al calvario, per loro, dell’indicizzazione nel web (m sembra riuscitissima) di che razza di persone si tratti e inducendomi a preparare la resa dei conti che ancora dura e che non cesserà fino a quando non si arrenderanno consegnando alla rete un’ammissione di responsabilità e un racconto veritiero a giustificazione del loro comportamento, servo di interessi tutti estranei a quelli del nostro Paese, come si vede già e sempre più si vedrà, presso il Tribunale di Perugia quando sarà celebrato il processo per il rapimento della signora Shalabayeva e della sua piccolina. Rapimento finalizzato a creare un esca per poter catturare Ablyazov e fargli fare la brutta fine che tutti possiamo ipotizzare. Chissà cosa sarebbe accaduto se cinque parlamentari del M5S non fossero intervenuti tempestivamente? Cosa possa entrare la coppia Voarino-Bigotti nella caccia ad un latitante classificato dall’Interpol come un elemento pericolosissimo e sempre armato, è la parte intrigante di questa loro personalità imprenditoriale più che quanto possano o meno riuscire a vincere gare per pulire cessi di Stato.

In accordo o meno con il pluripregiudicato Denis Verdini, sospinti da dietro dall’effetto alone dei legami siciliani con i Dell’Utri (perché oltre che di cessi, Voarino e Bigotti si sono interessati anche del patrimonio immobiliare della Regione Sicilia e non certo ora che la presenza pentastellata rende un po’ più trasparente quel business) o da sussurrate/dichiarate/millantate frequentazioni con i “servizi”.  Anche con i vertici dei “servizi”. Che palle questi onnipresenti servizi che fanno capolino (o vengono millantati per spaventare i concorrenti?) anche dove si lavora per pulire i servizi ma igienici!    

Come vedete non mi fermo. Anzi. Altro che tentare di sabotarmi usando il pregiudicato ravennate Paolo Pasi  (quello che ho preso, settantenne quale sono, a schiaffoni e da cui ancora aspetto querela), o intimidirmi con uomini d’ambiente o di tentare di “oscurare/congelare” il blog per via giudiziaria. Tre buchi nell’acqua clamorosi!  Vedete voi.

Oreste Grani/Leo Rugens

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