Alessandro Profumo doveva essere e Alessandro Profumo è stato. Leonardo è cucinato

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I problemi quindi di Leonardo/Finmeccanica (siamo ormai spinti ai margini dei mercati di riferimento senza un solo prodotto d’eccellenza “in pancia” che ci faccia immaginare che potremo vincere qualche gara) saranno affrontati da quel fuori classe di Alessandro Profumo, noto al mondo per aver infilato una cazzata dopo l’altra e aver lasciato saccheggiare il MPS e l’Unicredit. E per ora mi fermo a questa prima considerazione. Ribloggo solo un vecchio post di Leo Rugens che comincia ad aggiungere mezza parola su questa ennesima scelta scellerata. Se fossi uno dei 49 mila sopravvissuti della Galassia ex Finmeccanica comincerei a stringere le chiappe. Profumo infatti, tranne a se, a sua moglie, ai suoi fedelissimi (ma ne ha ancora?) porta pure iella. Gentaccia quindi ha deciso che Profumo doveva essere e Profumo è stato. E poi il problema è se Grillo firma o non firma un post. Forse questo uso della cosa pubblica come stracci propri è un atto di grave provocazione a cui è lecito rispondere con pari violenza. Perché di violenza si tratta.

Oreste Grani/Leo Rugens


I “FENOMENI” DEI DERIVATI (1994-2013): PROFUMO, UNICREDIT, MUSSARI, MPS, DEUTSCHE BANK L’ORGIA CONTINUA

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La vicenda del Monte dei Paschi e dei derivati che hanno costretto Giuseppe Mussari a dimettersi, portano alla ribalta una questione ben lontana dal risolversi e con la quale abbiamo appena incominciato a fare i conti. I derivati, infatti, sono la “bomba fine di mondo” che mina alle fondamenta l’economia e il Mondo occidentale così come lo conosciamo.

Il primo sentore dei danni che avrebbero fatto si può trovare in un articolo del Corriere del 6.10.97, “Sono del Credit i due Ronaldo della City milanese”. Il titolo dice tutto, l’economia come il calcio, uno spettacolo, lo spettacolo del denaro facile. La notizia, all’epoca, mi colpì per l’esageratezza dello stipendio che i due avevano ottenuto: un miliardo e mezzo di lire a testa. Un loro collega mi spiegò che tanta remunerazione fosse dovuta a certe loro particolari abilità. Non compresi bene la questione, né la comprendeva il loro collega io credo, tanto più alla luce dei danni che i due hanno causato alla banca, visto che la coppia di Ronaldo (Luca Fornoni e Davide Mereghetti) è stata inquisita dalle procure di mezza Italia (Scandalo dei derivati; Quel documento scomparso dal sito Unicredit).

Fu Alessandro Profumo, oggi chiamato a presiedere il Monte dei Paschi, ad assumere i due fenomeni. Mica male davvero. Avete letto bene, fu Profumo ad assumere i due geni della finanza.

Concludo invitandovi a leggere l’ultimo pezzo tratto dal blog Il corriere della collera di Antonio De Martini, che fa risalire a un saggio del 1994 la pistola fumante che inchioda le menti sopraffine che si dedicarono a pubblicizzare lo spaccio di tali raffinati prodotti finanziari in Italia. Buona lettura.

Dionisia

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Sono del Credit i due Ronaldo della City milanese

Le banche si strappano a colpi di miliardi gli operatori.

Sono del Credit i due Ronaldo della City milanese. Anche in questo caso, l’esempio viene da Londra. Nel mitico miglio quadrato è in corso una lotta spietata sulla via della globalizzazione: chi perde esce dal gioco. Per questo tutti cercano di accaparrarsi i migliori professionisti del mercato, strappandoli alla concorrenza a colpi di miliardi. Esattamente come fanno i grandi club calcistici, tipo l’Inter che è arrivata a pagare, secondo le stime, un centinaio di miliardi, tutto compreso, per assicurarsi l’asso brasiliano Ronaldo. A Milano naturalmente le cose sono un po’ diverse. Bonus e incentivi di vario tipo, di casa nelle capitali finanziarie piu’ avanzate, non sono parte della tradizione di Piazza Affari. Tuttavia qualche segnale di cambiamento in questa direzione c’è. La Caboto Holding del gruppo Ambroveneto, per esempio, ha deciso di seguire l’esempio dei colleghi di Londra. La decisione è stata presa perche’ opera come una vera investment house, assumendo posizioni di rischio in proprio. Quindi remunera i suoi operatori facendoli partecipare ai guadagni. Le cifre: la società non vuole svelarle. Stando ai “si dice”, per i vertici si arriva al miliardo. Cifra che è stata invece superata dal Credito Italiano guidato da Alessandro Profumo. Per dare impulso all’attività di investment banking non ha infatti badato a spese e ha assunto due trentacinquenni con un ingaggio record per Milano: ciascuno di loro riceverà oltre un miliardo e mezzo all’anno fra emolumenti e bonus garantiti. I due, Luca Fornoni e Davide Mereghetti, sono specialisti in cambi e lavoravano prima alla Deutsche Bank (da dove Profumo li ha prelevati e dove sono stati sostituiti con due promozioni interne), dopo un’esperienza al Credit Suisse First Boston.

G. G. (6 ottobre 1997) – Corriere della Sera

 

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Sanzioni Consob contro UniCredit

31 agosto 2007 – Sole 24 Ore

La Consob aumenta la pressione sul settore dei derivati e, dopo una lunga istruttoria, ieri ha annunciato sanzioni amministrative nei confronti di esponenti di UniCredit Banca d’Impresa e UniCredit Banca Mobiliare. Il Bollettino dell’autorità di vigilanza con cui sono state rese note le sanzioni ha sottolineato che nelle due società sono state riscontrate «carenze procedurali» afferenti l’operatività in prodotti derivati “over the counter”.

Le carenze riguardano la produzione e distribuzione di questi prodotti finanziari negli esercizi 2003 e 2004. Nel dettaglio l’Autorità presieduta da Lamberto Cardia ha trovato carenze nelle procedure interne in riferimento alla scelta e al prezzo delle operazioni, alla selezione dellaclientela potenziale e alla vigilanza sull’attività del personale.

L’elenco di dirigenti,consiglieri e sindaci multati in UniCredit Banca d’Impresa conta 34 persone, per un ammontare complessivo di 511mila euro. La sanzione più consistente (23.800 euro) è andata a Mario Fertonani, presidente del consiglio d’amministrazione di UniCredit Banca d’Impresa all’epoca dei fatti contestati. Tra i multati, per 20mila euro, l’attuale amministratore delegato di UniCredit, Alessandro Profumo, all’epoca dei fatti membro del comitato esecutivo di UniCredit Banca d’Impresa e l’ex direttore generale Pietro Modiano (oggi in Intesa San Paolo) per un ammontare di 19.200 euro. È stato sanzionato per 10.900 euro il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, per la sua carica di consigliere di amministrazione tra il 2003 e il 2004. Per la stessa carica, ricoperta nel periodo 2003-2005, è stata multata per 12.300 euro Diana Bracco, presidente di Assolombarda. Piero Gnudi ha ricevuto una ammenda da 16.200 euro in quanto vice presidente del cda tra il 2003 e il 2005. Una multa da 8mila euro, infine, è stata comminata a Luca Majocchi, nel cda fino alla metà di luglio del 2003, e attualmente amministratore delegato di Seat Pagine Gialle.

L’elenco delle sanzioni comprende quindi Renzo Piccini (16.200); Giovanni Desiderio (16.200); Alessandro Riello (20.000); Giampaolo Giampaoli (20.000); Franco Andreetta (20.000); Francesco Farinelli (12.400); Mauro Saviola (12.400); Giulio Sapelli (12.400); Giuseppe Pichetto (12.400), Girolamo Marchi (12.400), Luigi Lunelli (12.400), Callisto Fedon (12.400); Paolo Cavazzuti (12.400); Roberto Nicastro (11.700); Massimo Calearo (9.700); Mario Aramini (20.000); Paolo Bonamini (20.000); Giuseppe Benini (16.200); Michele Rutigliano (16.200); Vincenzo Nicastro (16.200); Federica Bonato (15.300); Domenico Insenga (15.800); Fabio Bolognini (11.900), Eugenio Calini (16.200); Ferdinando Brandi (11.900); Carlo Scarenzio ( 12.400); Giorgio Bonavida ( 15.700).

Quanto alle sanzioni in UniCredit Banca mobiliare (Ubm), queste hanno riguardato 17 manager e dirigenti per un totale di 268.500. Fra i sanzionati, oltre a Profumo e Modiano, anche il vice presidente di UniCredit, Fabrizio Palenzona, e l’ex-commissario Consob, Salvatore Bragantini, consigliere della società nel periodo. Nella lista i nomi di Attilio Leonardo Lentati, Franco Bruni, Eugenio Caponi, Danilo Danielis, Marco Onado, Michele Rutigliano, Alessandro Trotter, Michele Paolillo, Paola Pierri, Luca Fornoni, Davide Mereghetti, Ferdinando Samaria, Giuseppe Aquaro.

Al momento non si ha notizia di possibili ricorsi al Tar del Lazio contro la decisione Consob. «Io penso – ha commentato ieri sera il professor Giulio Sapelli – che noi come organismo di controllo abbiamo fatto tutto il possibile a tutela del mercato. Detto questo, proprio per il rispetto del mercato, parto dal principio che l’autorità di controllo abbia sempre ragione: il che significa che questa sanzione sarà un incentivo a fare di più». (di A. Grass.)

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DISINFORMAZIONE E FINANZA DERIVATA. Come nasce il mito dei derivati a gran guadagno, ovvero un menù in cerca di polli.

Antonio De Martini

Interessa sapere come si sono installate le basi per l’acquisto dei derivati che hanno creato voragini di debiti in Italia?

Detta in due parole, è la tecnica di Jago con Otello o per restare con Shakespeare, si tratta di “lavorarsi” un soggetto con il complesso di Macbeth.

Uno che non si senta adeguato al ruolo.

Bene, prendete per esempio il libro “Banche e finanza in un’Europa integrata” col sottotitolo “Una previsione strategica”: un editore di prestigio (il sole24ore libri) con esperti dall’impeccabile curriculum, (tutti e tre di Andersen consulting laureati in Economia a torino e a Milano , in cattolica, e in chimica l’altro alla Sapienza di Roma. I nomi sono nei tag) una prefazione di Tancredi Bianchi (“autorevole editorialista” per anni e anni).

Ecco a pagina 114 di questa “ricerca effettuata dalla Andersen consulting su 400 managers di 22 paesi europei” una considerazione sotto un capitoletto dal titolo suggestivo: “chi pagherà?”

Da questo punto in poi i miei commenti sono tra parentesi.

“Il fatto incontrovertibile è che se le banche avranno successo nella loro ricerca di una base sicura di raccolta, ciò non sarà privo di costi. (una dichiarazione banale ed evidente) Ma chi pagherà? Alcuni esperti (i nomi degli esperti non compaiono mai) suggeriscono che le tendenze osservate negli Stati Uniti si affermeranno anche in Europa e quindi le banche riusciranno a valutare realisticamente il costo della raccolta per mezzo di depositi e determinare in base a ciò la politica di prezzo. (altra banalità rassicurante: decido io)

Molti (molti, ma sconosciuti, tutti) non condividono tale opinione, sostenendo che la resistenza dei clienti e l’intensificarsi della concorrenza renderanno irrealistica tale opzione (una previsione sulla resistenza dei clienti a pagare per un servizio e l’agitarsi dello spauracchio della concorrenza)

Di conseguenza alle banche rimarranno due modalità principali per fronteggiare l’incremento del costo dei depositi:

– aumentare la redditività in altre aree quali l’intermediazione in strumenti derivati e in divise estere

– conseguire risparmi nei costi e incrementare la produttività della loro attività.” (si da per scontato che i costi aumentino e non si dice ma si lascia intendere che aumenteranno solo per te)

Quando “quattrocento managers di 25 paesi – commentati da un panel di esperti” mi dicono di non puntare sulla raccolta dei depositi, ma di puntare ai prodotti derivati (l’altra alternativa di aumentare la produttività è troppo generica per essere attenzionata) chi sono io per oppormi? avranno avrà pensato il banchiere Macbeth.

Il libro è del marzo 1994, prima della creazione dello SME , gli editori li conoscete e avete anche cominciato a familiarizzarvi con la tecnica di comunicazione:

– non esiste mai possibilità di verifica. Non un nome. Non di un metodo di ricerca o di interpretazione. È l’oracolo di Delfi, punto e basta.

– si agita il drappo rosso della concorrenza che fa montare il sangue agli occhi di qualsiasi banchiere e quando è rosolato:

– si prevede – autorevolmente of course – un andamento sfavorevole in un futuro non definito.

– si offre una scelta tra due alternative: una molto precisa, autorevolmente sponsorizzata dagli autori di un libro che costa 59.000 lire e l’altra, molto generica. E il pollo è cotto.

– inizia la campagna di vendita dell’idea e del servizio da installare nelle banche e un decennio di business è garantito.

Poi se va tutto a puttane, poco male. Si cambia nome.

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Otto indagati per 2 inchieste in caso Antonveneta e derivati Mps

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