Affari di Stato. Le nomine: quello che è accaduto, non doveva accadere

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Erotismo fotografico disgiunto dal testo per fare luce in ore buie per la Repubblica.

Le nomine stabilite da Matteo Renzi, devono essere spiegate al grande pubblico della rete come l’atto più grave e violento messo in atto da lui e dalla sua banda, da quando ambienti para-massonici- affaristici lo hanno spinto “da dietro”, fino a farlo diventare Capo del Governo perché nulla, in Italia, cambiasse. E nulla, statevi accorti, ad oggi, è cambiato.

La fiducia negli uomini (e in molti, brutte rape, avete avuto entusiastica fiducia per quel furbo toscanello) è l’unico delitto che può restare impunito.

Chi l’aggiusta adesso l’ulteriore danno (forse il più grave tra i tanti inferti al Paese) di aver consentito, ormai sputtanato su tutti i fronti, in un evidente clima ricattatorio, di rinnovare, le massime cariche ai vertici di quel che rimaneva del sistema produttivo di ciò che avanza dell’Italia, ad uno che mai, scrivo e riscrivo mai, ha lavorato un solo giorno della sua vita e di cui, quando dovesse risultare un versamento contributivo all’INPS per attività svolte, sarebbe di quelli taroccati, in complicità col babbo Tiziano, con denaro fraudolento sottratto in una bancarotta societaria?

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Adesso, gentarella che osannavate quel teppistello della politica, come la mettiamo se finisce a mazzate?

Sono preoccupato perché, evidentemente, la situazione è tale che nessuno riesce, con nessun argomento, a non far tirare tanto la corda.

La corda, le corde si spezzeranno e nessuno avrà i coglioni di gridare, in tempo, “Acqua alle corde”, per fermare la tensione insostenibile che si delinea, soprattutto dopo ieri, nel Paese, ancora una volta usato come un bancomat da bande di malfattori.

Non vi hanno fatto votare e hanno rinnovato il Renzi Bis (chiamato Gentiloni), soprattutto per quello che ora avete visto fare: piazzare i loro dove si guadagna molto e dove si può far guadagnare molto gli amici degli amici.

Che è il loro vero sport.

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L’Eni, è loro; Leonardo/Finmeccanica, è loro; l’Enel, è loro; Terna, è loro; Poste, è loro; l’Enav, è loro, così come gli ultimi soldini rimasti in Cassa Depositi e Prestiti che, quanto prima, ribadiranno essere loro e dei loro accoliti.

Questo non lo dovevate far accadere, amici del M5S, depositari della volontà di oltre 9 milioni di cittadini.

“Tutti a casa” e “Onesta, onestà” si riferivano anche a cose come quelle a cui, impotenti, ci state facendo assistere. Passi CONSIP, su cui ci eravamo permessi di avvisarvi; passi COPASIR, su cui vi hanno fatti fessi per inesperienza, ma adesso come la mettiamo? Cosa pensate che si possa fare, a nomine effettuate e protocollate? Avete idea di quanto sarà difficile ora fermare il saccheggio e lo svuotamento delle casse? Moltiplicate per cento (se basta) la difficoltà che una Virginia Raggi ha trovato quando è arrivata, sulla spinta legittima di 770.000 cittadini a provare a gestire un luogo, una amministrazione, del personale straziati da decenni di quanto Buzzi, onestamente (!!!!!!), vi ha raccontato. Altro che buche e, quando si vincerà, sarà difficile (se non impossibile) risanare tutto lo svuotamento che vi lasceranno in eredità.

A qualunque costo, bisognava fermali prima di queste date che erano note e che dovevano divenire le vostre linee invalicabili.

Non si minaccia la piazza, “dopo”.

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Gli oligarchi, ancora una volta, hanno guardato in faccia i cittadini ignari, con sguardo arrogante e pronunciando la frase di sintesi: “Cosa nostra, è!”.

Ma se è “Cosa Nostra”, come mafiosi, assassini, rapinatori, spacciatori di droga andavano e andranno trattati.

Senza troppi giri di parole ma con volontà sotto intese e strumenti intelligenti. Altrimenti di Marra, ne trovano uno al minuto; di casi Genova, Parma o Palermo, uno all’ora. Loro, nei confronti del M5S, hanno una strategia che opera full time. I cittadini che si sono organizzati nel MoVimento sono, viceversa, costretti a contrastare gli oligarchi criminali usando, al massimo, un part time. I Pentastellati sono arrivati a questo scontro – diciamolo senza imbarazzo – spesso impreparati se non, in alcuni casi, dopo scelte che sono risultate inadeguate.

Il tempo, moneta strategica, fugge e con il tempo si disperde la Grande Occasione che, se ci si distrae su cose come quelle accadute in queste ore, rimarrà il pio desiderio di un futuro migliore per la Repubblica. Poi rimarranno i rimpianti, i se, i ma e qualche legittima incazzatura. Speriamo mai rancori, tra noi. Responsabilità, temo di sì. Perché la Grande Occasione, che si potrebbe perdere, riguarda non solo la vita di tanti italiani (e già sarebbe una grave responsabilità) ma doveva essere (potrebbe ancora essere) l’esempio per il continente europeo, a suo volta smarrito.

Aver consentito, ancora una volta, a “loro” di scegliere i vertici degli enti, è stato un gravissimo errore. Prendiamone atto e proviamo a reagire, con “intelligence”, diffusa, ubiqua, partecipata, culturale che sia. Purché sia.

Oreste Grani/Leo Rugens

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