La Sampdoria non ferma la Juve! Il campionato è salvo! Viva l’Italia! Viva lo sport!

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La Juventus (in realtà è tutto l’ambiente calcistico) si scopre essere in rapporto con mondi, a loro volta, controllati dalla criminalità. Non mi sembra una scoperta. Sarebbe il contrario la vera sorpresa. La Signora del calcio nasce con la vocazione affaristica e con l’attrazione per il denaro (parlo delle sue origini sportive) e, negli anni, rimanendo sempre in mano a quegli affaristi spregiudicati, avidi, ipocriti degli Agnelli, non poteva non finire avviluppata e condizionata dai teppisti e dai criminali. Leggevo alcuni anni addietro una dotta dissertazione (non ricordo bene dove e da scritta) dedicata al fatto che è cultura anche lo sport. Se la cultura è l’insieme dei modi in e con cui la vita si rappresenta, lo sport è uno di quei modi. Diversi e numerosi sono stati gli interpreti (antropologi, moralisti, sociologi, filosofi e per fino zoologi) del successo del fenomeno sportivo in età moderna e contemporanea. Il fatto è che, al pari delle religioni (di cui ha progressivamente preso il posto) lo sport costituisce un fatto sociale totale. Se in Italia (e il Piemonte è in Italia), comandano la grande e la piccola criminalità, non vedo perché questi agnelli ci vogliono far credere di avere sovranità sulla Juventus.

Signori è lo sport!

Anche se il termine (sport) non è presente nel trattato istitutivo della Comunità Economica Europea firmato a Roma il 25 marzo 1957 (non apprezzate come sono stato capace di mettere in questo post la data memorabile e l’imminente appuntamento “sportivo” che sabato prossimo si terrà nella Capitale e che vedrà contrapposti 30 mila facinorosi e migliaia di poliziotti?), al processo di definizione hanno contribuito diverse accezioni di sport come quella che della Carta Europea (ma quanto sono bravo?) che, a metà appunto degli anni Cinquanta, comprendeva nel termine tutte quelle “forme di attività fisica che, attraverso una partecipazione occasionale o organizzata, ha lo scopo di evidenziare o incrementare le buone condizioni fisiche e mentali, attivando relazioni sociali (ad esempio con la ‘ndrangheta, la camorra, la mafia ndr) o ottenendo risultati in competizioni a tutti i livelli”.

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Particolare mai adeguatamente sottolineato, “sport” è probabilmente l’unico termine che non conosce traduzioni, essendo il medesimo, usato in tutte le lingue quale sostantivo singolare indeclinabile e intraducibile come detto, capace di resistere anche ai tentativi autarchici di modifica lessicale da parte del regime fascista, che non riuscì a sostituirlo con il più nazionalistico “diporto”. Varie sono le ipotesi sull’origine, che sarebbe latina, da desportare o anche ex-portare, cioè uscire fuori dal lavoro, cioè svagarsi, divertirsi, ma anche molto più sofisticato diportarsi e far uscire da sé le proprie qualità psico-fisiche, come propriamente accade nella pratica sportiva. In Tullio Tirone, liberto segretario-copista di Cicerone, troviamo la voce disportat. Nell’inglese del XIV secolo troviamo desport-disport-dysport. Per aferesi, nel 1540 spunta, per la prima volta, sport nel significato che ancor oggi gli vieni attribuito: un’attività in cui, pur predominando la competizione, non è assente il piacere.

Altri a questa lettura del disportarsi (scrivo quello che mi pare ) e del piacere puro e semplice aggiungono che non c’è nulla che sappia come lo sport stimolare lo spirito di appartenenza, la voglia di contrapporre “noi” e “loro”, compagni e avversari. Un grande della lingua italiana come Ennio Flaiano richiamava la romana sporta come etimo.

Che sia una parola inglese o latina, o latino-inglese, oggi lo sport è quella cosa che ha consentito a uno come Berlusconi di “scendere in campo” (!) con “Forza Italia” (!). E una cosa che consente di mantenere/giustificare rapporti ambigui con la criminalità organizzata e di giustificare/mantenere rapporti con gli speculatori per la costruzione di interi quartieri in funzione di uno stadio dentro cui celebrare il rito propiziatorio o consolatorio. Sotto effetto di stupefacenti o meno. Tanto l’oppio è gratuito in quanto incluso nel costo del biglietto. Che si faccia sport/tifo a casa, al bar, allo stadio.

Oreste Grani/Leo Rugens

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