Per Gianfranco Fini si aprono le porte della ……

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A Fini il mondo femminile non porta bene. La moglie ha sempre tenuto un comportamento, privato e pubblico, per cui l’ex ragazzo per bene che piaceva a Giorgio Almirante, mai sarebbe potuto diventare un leader non condizionabile. Troppa gentaccia intorno a lei e, certamente, intorno ai suoi familiari. Come  la cronaca giudiziaria di queste ore dimostra.

Il 15 febbraio 2017 istigavo al suicido (consapevole di commettere reato) ex vice premier del Governo Berlusconi preoccupato che non arrivasse per lui una sonora punizione. E invece, senza che il sub facesse l’atto estremo, la punizione sta per arrivare. Si capisce che gli stanno concedendo l’onore delle armi ma, se sbaglia mezza parola, durante le deposizioni imminenti, l’arrestano. Giustamente. Se solo penso a come questa banda si è messa via soldini, inducendo alla ludopatia migliaia di miei compatrioti deboli e generando sofferenza in migliaia di oneste famiglie, più che ad aprire le porte della galera, passerei direttamente al plotone di esecuzione con fucilazione alla schiena coma si usava per i traditori della patria. Perché questo è il vero reato che si può ascrivere al finto patriota Gianfranco Fini. Che, come si vede, anche lui, di fatto, con il Tricolore ci si è pulito il naso.

Rileggete, se non lo aveste fatto, il post del 15 febbraio 2017 è aspettiamoci almeno l’arresto perché che si suicidi non ci speriamo proprio.

Un nostro fedele e intelligente lettore scrisse infatti, a proposito dell’ipotesi del suicidio che Fini ……. “tradirebbe anche quello”

Oreste Grani/Leo Rugens istigatore


GIANFRANCO FINI NON TI SEMBRA ORA DI FARE QUALCOSA DI UTILE PER LA REPUBBLICA? SUICIDARTI AD ESEMPIO…

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Se avessi scritto, sin dal 2009 (data non scelta a caso), parole quali quelle che di seguito oggi scrivo a proposito di quella mezza sega del vostro ex ministro degli Esteri (il vero n°2 del Governo!!!!!), oggi rafforzerei la mia già robusta fama di preveggente o di iettatore.

Addirittura se avessi scritto “Fini tra gli squali” come titolò, a fine 2004, “Il Mattino” di Napoli sopra una foto che ritraeva l’allora vicepresidente del consiglio e ministro degli Esteri impegnato in prodezze subacquee all’isola caraibica di Saint Martin, oggi, in molti – finalmente – dovrebbero ammettere che posseggo una macchina del tempo.  In quella stessa edizione del Il Mattino, veniva immortalata la cena caraibica della famiglia (poco sacra viste le abitudini sessuali della consorte del signor ministro) con Amedeo Laboccetta (avete visto quanto giro in tondo alle questioni che mi stanno a cuore?) e la mogliettina di cui sopra di cui si festeggiava l’onomastico. Le foto furono un tentativo maldestro di organizzare la coda di una visibilità che Laboccetta cercava a discapito del boss politico, avendo necessità di raccattare voti e consenso mostrandosi, in amichevole intimità, con Fini e la sua famiglia, poco sacra.

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Laboccetta correva per un posto alla Camera dei Deputati per la Casa delle Libertà (libertà di fare quello che cazzo volevano a spese dell’erario e dei poveri gonzi) nelle elezioni suppletive che si tenevano di lì a qualche settimana, mi sembra a Napoli. Laboccetta, all’epoca sessantenne, aveva passato lo scoop al giornale per dimostrare, nell’ambiente politico di riferimento, quanto fosse vicino al leader del suo partito, tanto da andare in vacanza insieme a lui. Questi pezzi di sterco di suino passavano anche così il loro tempo ideando materia per cronachette rosa (o nere?) mentre i loro vitalizi prendevano forma e sostanza per gli anni a venire.

Quella nullità del vostro ex Ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, finalmente deve rispondere di cinque milioncioni di euro che sembrano essere pervenuti a suoi familiari da conti legati ad ambienti gravitanti intorno alla criminalità internazionale (i Corallo). Deduciamo, dall’ennesima inchiesta giudiziaria, che i ministri degli esteri (ripeto il vero n° 2 di un governo) vanno all’estero per farsi i cazzi propri invece che gli interessi del Paese che rappresentano e che già li mantiene lautamente. In politica estera italiana, nessuno ricorda un bel niente fatto da quella mezza sega con gli occhialetti da lettore di libri che di libri ne avrà letti sei o sette in tutta la sua vita ma, in compenso, scopriamo che, quando viaggiava, incontrava i boss del gioco d’azzardo elettronico.

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Con le slot dei Corallo, tu e La Boccetta, vi siete fatti i soldi alle spalle della povera gente indotta a tentare la sorte nel Bar dello Sport di turno rimanendo, invece, impantanati nella dipendenza. Con quella faccia da ipocrita solo poche ore addietro pontificavi sui limiti dei “grillini” assettato davanti ad una dispensatrice di ovvietà calunniose unilateralmente indirizzate, da mesi, verso il M5S, Lilli Gruber, conduttrice troppo distratta per ricordarsi chi sei e chi sei stato. Vigliacco tu e quei loschi tramatori in servizio permanente effettivo quali Italo Bocchino e Amedeo Laboccetta, induttori alla ludopatia di migliaia di nostri compatrioti, resi dalle molle difficoltà quotidiane troppo deboli e troppo soli per resistere alle sirene tentatrici della macchinette mangiasoldi. Sepolcro imbiancato, inutilità organizzata in forma umana, cornuto volontario (come pochi), vogliamo farlo alla fine un gesto che ti riscatti? Intendendo dire un bel suicidio plateale, alla Mishima, ad esempio.

Ma indurre al suicidio, attraverso la rete, un traditore della Repubblica, come Gianfranco Fini, mi chiedo, dubbioso, è reato?

Se reato (indurre al suicidio e non il resto dichiarato che è tutto vero) dovesse essere, aspetto di pagare il fio del mio piacere all’induzione.

Oreste Grani/Leo Rugens

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