Takfir, ovvero il genocidio. Per ora cercano di attuarlo lontano dalle nostre città. Per ora…

isis Napoleoni

Nel giugno 2014 l’opinione pubblica “occidentale” (che oggi, colpita dai 4 morti di Londra sembra non ricordare on quale “guerra tra la gente” ci si trovi ndr)  è rimasta scioccata e disgustata – scriveva con grande efficacia Loretta Napoleonidalla notizia che, subito dopo la presa di Mossul, l’esercito dello Stato Islamico, si è accanito contro donne e bambini sciiti dei villaggi limitrofi. Quando mitragliatori, gli jihaditi hanno ucciso centinaia di innocenti scaricandone i cadaveri nelle fosse comuni. Hanno saccheggiato le case e si sono impossessati dei beni degli sciiti. Nella cittadina di Tal Afar, per esempio, gli uomini di al Baghdadi hanno confiscato quattromila case come “bottino di guerra”. Hanno incendiato e fatto saltare santuari e moschee sciiti nel tentativo di cancellare ogni traccia della loro presenza sul territorio. Questo tipo di devastazione, che si è ripetuta in ogni angolo del Califfato, fa parte della pulizia religiosa che, secondo molti, l’interpretazione più radicale del salafismo impone. 

Come vedremo, però, la sanguinosa guerra settaria che lo Stato Islamico sta combattendo più che con la dottrina radicale del salafismo ha a che fare con l’uso del genocidio quale tattica per ottenere il controllo dell’insurrezione e impedire la creazione di un fronte laico che escluderebbe la presenza degli jihadisti, strategia che al Zarqawi adottò nel 2003, quando le forze della Coalizione avevano da poco invaso l’Iraq.

Qualunque sia lo scopo di questi atti abominevoli, la parola genocidio sembra perfettamente appropriata per definire quel che è accaduto negli ultimi anni in Siria e, dall’inizio dell’estate 2014, anche in Iraq. In effetti, oggi, chiunque sia sciita o membro di una setta che allo sciismo fa riferimento, come gli alauiti siriani, anzi chiunque professi qualsiasi religione diversa dal salafismo, si trova in una situazione molto simile alla condizione degli ebrei nella Germania nazista. Seguendo le orme di al Zarqawi, lo Stato Islamico appare impegnato a sradicare la popolazione sciita dal Califfato con ogni mezzo possibile, sterminio compreso. In questo contesto, molti sono convinti che l’intervento di al Baghdadi in Siria nel 2011 non avesse niente a che vedere con l’abbattimento del regime di Assad, ma fosse motivato dalla pulizia etnica degli alauiti in una regione destinata a diventare la culla del nuovo Califfato. Anche qui il parallelo con la Germania nazista e la supremazia della razza ariana appare inevitabile. Mentre Hitler giustificava lo sterminio degli ebrei sulla base della supremazia genetica degli ariani, lo Stato Islamico ricorre al concetto di takfir; di apostasia, per legittimare la “purificazione” religiosa dell’Islam, In base a questo principio, gli sciiti e i seguaci di ogni credo religioso di altro tipo sono eretici colpevoli di un peccato tanto grave da meritare la morte. Per poter approfondire e comprendere le reali motivazioni di questo genocidio, è indispensabile capire il potere che il concetto di takfir esercita sull’immaginario collettivo tanto degli sciiti quanto dei sunniti. Come avviene per la propaganda mediatica che, basata su illusioni e mitologie, lo Stato Islamico diffonde per amplificare il proprio potere agli occhi del mondo, l’accettazione e l’appoggio popolare nei confronti di una guerra genocida si possono ottenere solo se un’attività così disumana soddisfa nei sunniti un senso di rivincita profondamente radicato, sentimenti, insomma, che scaturiscono da un potente odio, spesso alimentato da antiche e assurde superstizioni, non molto diverse dall’idea della superiorità della razza ariana.

Al takfir

La genesi del concetto di takfir risale al primo scontro violento tra sunniti e sciiti, la Grande fitna, la prima guerra civile tra musulmani. Iniziata nel 655, un anno prima dell’assassinio del califfo Uthman, questa scoppiò quando i seguaci di Maometto si divisero sulla successione. Uthman fu accusato di apostasia da coloro che sostenevano la candidatura di Ali, in quanto discendente diretto del Profeta. La Grande fitna diede origine allo scisma tra gli sciiti, seguaci di Ali, e i sunniti, seguaci di Uthman. Da allora, i due rami dell’Islam si sono accusati a vicenda di apostasia, ossia di takfir, nella lotta per il potere politico.”

onorevole angelo tofalo-2

Contro questa visione e contro queste motivazioni complesse (tra altre, di ordine più semplice, legate alla contingenza geo politica) ci si deve saper porre quando si attuano misure a difesa delle nostre collettività. I mostri salafisti hanno cose come queste in testa e per questo, fino ad oggi, dalle nostre parti, non ha piovuto drammaticamente. Punto. Non perché il nostri servizi segreti siano efficienti, devoti alla Nazione, colti  a sufficienza nella materia. In più da noi, in modo peculiare, ci sono “tre ombrelli aperti” e non perché qualcuno li abbia predisposti alla bisogna. Ci sono così come a Roma scorre il biondo Tevere e non il freddo Tamigi.   

Quasi un anno addietro (era venerdì 1 aprile 2016) al Palazzo dei Gruppi, via Campo Marzio 78, il prof. Aldo Giannuli, in una struttura adiacente il Palazzo Montecitorio – Camera dei Deputati, grazie ad una iniziativa voluta dal M5S, alla presenza di dirigenti di vertice o ex importanti esponenti dei Servizi, in un Convegno ideato e organizzato dal parlamentare, Angelo Tofalo, sostenne appunto che l’Italia possiede (beata lei, direte) tre “ombrelli” che la proteggono.

Nell’ordine:  il Vaticano, l’ENI e la malavita organizzata.

Il Vaticano, per fortuna, in questa fase storica, è guidato da uno come Francesco, per cui ci possiamo fidare e compiacerci della funzione del “parapioggia” bianco e giallo; l’ENI di Descalzi è come dire quello di Paolo Scaroni, e quindi non mi sembra proprio che possiamo andare orgogliosi di non bagnarci; la criminalità organizzata, vera Padrona del Paese, sarebbe meglio che stesse tutta in galera. Questo schema protettivo, che è stato in funzione fino ad oggi, potrebbe “richiudersi” nelle prossime settimane se i salafisti dovessero avere in testa, nella loro macro partita (dura dal 655 e interessa ciclicamente mezzo mondo) che anche in Italia si debba estendere l’al takfir, cioè il genocidio.

Cerchiamo di non assolvere o compiacerci quindi di nessuna abilità presunta, o, come al solito, potremmo doverci risvegliare bruscamente.

Per ora, il terreno su cui si svolge il tentativo di genocidio ci riguarda marginalmente ma banalmente perché, per ora, ci sono pochi nemici da uccidere dalle nostre parti o a cui mostrare la propria forza o volontà egemonica.  Solo per questo nessuno – per ora – viene a combattersi sul nostro suolo e tra la nostra gente. Per ora. E per questo bisognerebbe avere una politica di accoglienza/vigilanza/inclusione/contrasto basata su conoscenze approfondite del fenomeno storico-culturale. Se così fosse sarebbe dovuto, ad oggi, esclusivamente alla contaminazione culturale che per osmosi avviene con l’Intelligence vaticana. Se avviene e se qualcuno la sa favorire questa osmosi. Ho detto contaminazione culturale e non business da fare più facilmente spacciandosi per persone ascoltate a casa del potente vicino. Fino all’arrivo di Francesco, la collaborazione sostanziale, tra le intelligence italiana e vaticana, era finalizzata a operazioni che con la strategia culturale che abbiamo solo accennato, nulla aveva a che vedere.

In molti nostri politici che ciclicamente si sono impadroniti delle deleghe di settore (penso a Gianni Letta, ad esempio) c’era l’assoluta ignoranza di queste complessità, e le frequentazioni vaticane erano solo finalizzate a favorire affari. Quasi sempre piccole trame politichette e a sfondo finanziario.

A ragionare di complessità quali quelle a cui ho fatto cenno, bastavano i catto-massoni alla Giancarlo Elia Valori, uno dei pochi, ad onor del vero che sa unire sete di potere e ci trame occulte ad un po’ di cervello. Ma anche lui, vecchio e stanco, potrebbe essere al capolinea. E non solo per età avanzata.

Oreste Grani/Leo Rugens

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