Sempre fidando nelle orecchie e negli occhi attenti del Presidente Nazarbayev! Non la passerai liscia, geco malato!

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Il 25 gennaio 2016, ho postato un audace e ambizioso post. Leggetelo ora se già all’epoca non lo aveste fatto!

Pubblicato l’articolo, ho atteso e la provvidenza (o altro?) mi ha fatto assistere all’arresto di Nurlan Khassen, già addetto alla sicurezza (sono i servizi segreti) della Ambasciata a Roma del Kazakhstan per ciò che aveva fatto (maldestramente) organizzando il rapimento della signora Shalabayeva. Soddisfazione ma, come a tutti gli avidi gargarozzoni, non mi è bastato saper arrestato Khassen. Ora, infatti, aspetto, assiso sulla canonica riva del fiume, il cadavere (metaforico, ovviamente), di Aurelio Voarino, suo sodale. Quello di Ezio Bigotti è già passato, coinvolto nella vicenda Romeo/Lotti/Verdini/STI/Exitone/Manutencoop ed altri.  Mi riferisco a CONSIP, struttura sensibile dello Stato, su cui mi sono attivato da tempo. Certamente da quando, in troppi, non sapevano che lì sarebbe stato il nodo gordiano da “tagliare” della degenerazione partitocratica ed affaristica italiana. Ora non ci saranno SOA, ex di Veolia/Siram, sufficienti per partecipare a gare. Nelle sedi opportune siamo in grado, sia pur marginali e ininfluenti (siamo anche poverissimi!!!!) di chiedere/suggerire/sussurrare che gente come i Romeo, i Bigotti, non partecipino più al banchetto Consip. Aria fresca, aria nuova, gente senza precedenti di nessun tipo, soprattutto di questo tipo di approccio alla “cosa pubblica” trattata come se fosse “cosa loro”.

Mi rileggo e mi compiaccio, quasi meravigliandomi delle capacità di preveggenza che mi connotano, con punte decisamente iettatorie, che ho sviluppato, stimolato dall’odio per quel verme, traditore del nostro Paese. Parlo, ovviamente, di Aurelio Voarino.

Passo dopo passo, la Provvidenza li sta sistemando tutti, dando ad ognuno una dimostrazione di come, semplicemente usando un pallottoliere e un po’ di buon senso, gli sarebbe convenuto non sabotare il progetto “Energie Superiori”, preparato con tanto amore per l’Italia e intelligenza strategica, in vista di Astana 2017. Vediamo se entro la data di inaugurazione dell’EXPO, anche l’obiettivo macabro dell’assistere al passaggio del cadavere (sempre professionalmente e metaforicamente parlando perché male fisico ai gechi malati non gli si fa neanche percuotendoli con il petalo di una rosa), gonfio e repellente, del servo di Khassen, viene centrato.

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Mi sembra di sentire la voce di qualche saggio esperto, quando gli diceva che era meglio lasciarlo stare uno come il sottoscritto, sia pur vecchio, stanco, povero ma che si intuiva, dagli scritti, cattivo e vendicativo come pochi, in questa Italia di cazzafrulloni che consentono a troppi di passarsela liscia. Era meglio mantenere gli impegni e rispondere, educatamente, a quella lettera che per quieto vivere vi avevo indirizzato.

Ciascuno, come si sa, è artefice della propria sorte. E voi due lo siete stati. Dimenticavo il terzo che sarebbe Paolo Pasi. Il quarto, come il quinto, per ora, lo lasciamo a seguire. Appena abbiamo tempo e residue energie mentali (le energie superiori) capaci di colpire, a distanza come solo cli iettatori sanno fare, facciamo i conti anche con il n°4 e il n°5.   

Oreste Grani/Leo Rugens che aspetta sempre di essere ascoltato da un magistrato a cui, offesi, vi siate rivolti.   


OCCHI ELETTRONICI IN KAZAKSTHAN SI SONO ACCORTI DEL POST “CHI È IL TORINESE AURELIO VOARINO E PERCHÉ SI INTERESSAVA DELLA SORTE DEL DISSIDENTE KAZAKO MUKHTAR ABLYAZOV?”

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Le tracce elettroniche raramente ingannano. Anzi! Per cui se dal Kazakhstan pervengono al marginale e ininfluente Leo Rugens, per ora in semplice versione italiana, un certo numero di accessi e questi corrispondono pedissequamente a quelli relativi al post Chi è il torinese Aurelio Voarino e perché si interessava della sorte del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov? vuol dire che, dalle parti di Astana, c’è qualcuno che sa usare il text mining, macchina intelligente che, forte dei suoi algoritmi autoapprendenti, non lascia speranza a chi volesse nascondersi nelle pieghe del mare magnum internettiano. Internet è un oceano procelloso ma se sei dotato di un “Nautilus frattalico” (e noi lo siamo da sempre), non solo navighi sicuro ma quelli che ballano, nelle possibili tempeste, sono i tuoi avversari che hanno ritenuto di poter gratuitamente recare danno a te, all’opera del tuo ingegno e, cosa molto più grave, agli interessi della Repubblica italiana. Che in questo caso corrispondevano sinceramente agli interessi di quella kazaka.

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Vediamo come va a finire questa storia di chi ha fatto il furbo con chi e di chi, sabotando il progetto “Energie Superiori – La cultura si fa impresa“, si è inoltrato sul terreno (quale quello del tradimento agli interessi del nostro Paese) che non consentiamo a nessuno impunemente di attraversare. Il terreno del danneggiamento agli interessi dell’Italia, nel suo ormai avviato ed apprezzato percorso di diplomazia culturale indirizzato ad alimentare un dialogo con il popolo kazako, a prescindere dagli accordi bilaterali di natura prettamente economica in essere, ora si scoprirà essere per il traditore, tra i più ostici che un doppiogiochista poteva scegliersi, avendo la sorte fattogli incontrare Leo Rugens ed altri onesti cittadini italiani quali interlocutori appassionati e leali nei confronti di una tale finalità superiore. Aspettiamo, piemontesemente (senza noi esserlo) a piè fermo, l’evolversi della situazione ormai avviatasi, contro la nostra stessa volontà conciliatrice,  lungo questa brutta china. Fidando, tra l’altro, negli occhi e nelle orecchie attente e intelligenti del Presidente Nazarbayev.

Oreste Grani/Leo Rugens

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