La Repubblica che sarà. Ovviamente a cinque stelle dal momento che uno “stellone” solo non basta più

stellone_Repubblica

Certamente tutti avete pensato – e chissà quante volte – che non se ne può più di una situazione in cui l’effetto di deresponsabilizzazione nelle amministrazioni dello Stato è all’ordine del giorno.

Questo problema della responsabilità, spesso legato alla dispersione delle competenze relative ad una medesima attività in una molteplicità di strutture organizzative, rispondente ognuna a centri di direzione diversi e fortemente accentrati, non solo rende lento e faticoso il procedere in quella attività, ma impedisce, altresì, una chiara identificazione di responsabilità in ordine all’andamento dell’attività stessa.

E in una società già senza meritocrazia (e quindi, secondo la nostra cultura, con bassi livelli di sicurezza) ci sembra una follia incentivare i  trucchi/alibi deresponsabilizzanti.

Se un giorno, lontano o vicino, si dovessero creare le condizioni per ridisegnare l’apparato centrale dello Stato (i nuovi ministeri) si dovrà tendere ad una assoluta flessibilità per arrivare a raggruppare per grandi aree omogenee di materie (nove/dieci al massimo) una molteplicità di strutture organizzative, oggi, viceversa, padrone di fare quasi tutto quello che vogliono, anche un “quasi niente”, in quanto, nel gioco della deresponsabilizzazione di cui abbiamo fatto cenno, trovare chi sbaglia, chi si fa i cazzi propri, chi sabota scientemente, chi lavora per gli altri, diventa un’impresa impossibile. Come chi ha merito.

E senza responsabilità e senza merito rimane difficile (se non impossibile) elaborare procedure di controllo e al tempo definire le funzioni degli organi preposti a tale compito strategico sull’attività dell’amministrazione. La riforma (o pensate che vada tutto bene?) deve tendere a ridurre drasticamente i controlli preventivi di legittimità a pochi e fondamentali atti. La principale forma di controllo è quella che deve essere effettuata sui risultati al fine di valutarne l’efficienza e l’efficacia. Ho detto in questa sede e in altre che i mezzi devono anticipare i fini e che le decisioni si devono commisurare esclusivamente sulla qualità dei fini e sulla, come detto, congruità dei mezzi per raggiungerli. Qualunque provvedimento che non abbia evidente la finalità di una economia della felicità ci deve insospettire. Solo in casi estremi si dovranno varare leggi che generino “infelicità” e sperequazioni. Per vigilare ci vorranno uffici che risolvano il problema della neutralità e della garanzia politica (non arricciate il naso ma senza politica nulla sarà possibile) e in particolare nulla sarà possibile senza risolvere il problema della dirigenza nella ricostruzione di un rapporto corretto tra politica e amministrazione. Alla dirigenza nei ministeri spetta un ruolo di primo piano proprio per la funzione HUB che essa dovrà svolgere, tra organi politici e apparati. Chi non vuole svolgere questo ruolo strategico e delicatissimo e si semplifica facendosi burocrate e senza colpa, sottraendosi al compito principe di alta consulenza e di assistenza fedele va punito in modo esemplare. Sognare non è un reato.

Gli organi politici per tornare a decidere negli interessi del popolo sovrano devono poter pretendere quella fedeltà alla Costituzione repubblicana che è sparita all’orizzonte da troppo tempo. Fedeltà su cui devono vigilare le strutture selezionate al fine di far tornare lo Stato ad essere intelligente e sovrano. Non è la Stasi, non è il Kgb, non è l’FBI ma certamente un forma evoluta di intelligence che deve, per il periodo necessario, avere poteri di controllo su quanto il cancro partitocratico a lasciato in termini di metastasi corruttive.

Discorsi duri, discorsi difficili da fare senza ingenerare preoccupazioni eccessive di derive liberticide ma come continuare a considerare libertà essere condizionati, nella cosa pubblica, cioè nella vostra vita quotidiana alimentata dai vostri sacrifici, da figuri come Alfredo Romeo e gentarella che ritiene legittimo stabilire chi degli italiani deve essere un pigliànculo e chi un mettènculo.

Non è libertà e non facciamoci fuorviare da questi discorsi. Questa giungla, senza merito e punibilità, favorisce solo i violenti sodomizzatori seriali, i cocainomani perduti, gli avidi infoiati. Non ci deve interessare dialogare con chi considera le spiagge salentine “cosa propria”. Non ci interessa dialogare con chi non ha svolto vera attività di contrasto alla criminalità organizzata. Non ci deve interessare dialogare con chi arriva a voler considerare normale mentire sui propri corsi di studi quando deve svolgere funzione pubblica. Non è solo Buzzi il criminale e come non si tratta con Buzzi, non si tratta con chi ha preso soldi da Buzzi. Non ci deve interessare trattare con chi ha fatto soldi facendo installare migliaia di macchinette rovina famiglie. Non possiamo fidarci di gente che invece di considerare un onore servire nei ministeri la Repubblica, si organizza, sotto la copertura dei parenti prossimi, aziende con cui raddoppiare il proprio reddito. Le nuove regole per cambiare lo Stato e le condizioni in cui lo hanno ridotto, devono essere di rigidità draconiana. E se vi fa impressione tale immagine, un qualche motivo ci deve essere e potrebbe avere radici nella vostra visone delle cose o piuttosto nel vostro stile di vita. Se le radici sono nella vostra visione delle cose, avete diritto a “provarci” a convincermi che avete ragione a dire che è meglio questa violenza dei prepotenti che reprimerli con durezza assoluta perché vi fa impressione l’idea delle punizioni severe ma se il movente è il vostro stesso stile di vita, allora sono cazzi, perché lo stile di vita rivela sempre se  rubate all’altro da voi.

Mario Luzi

Noi di questo blog, nella nostra semplicità e marginalità, lo avete capito, auspichiamo una società dove la solidarietà non lasci indietro nessuno, se non i ladri di Stato. Vi indignate quando lo sciacallo si aggira per le macerie dopo un terremoto? Lo considerate uno schifoso vigliacco che si approfitta del dolore altrui? E cosa sono i ladri di Stato se non dei vigliacchi schifosi che si aggirano tra le macerie di questa nostra Italia? Questo andammo a dire, inutilmente preveggenti, nella primavera del 2011, a Siena, evocando il nome di Ipazia e le parole di Mario Luzi, poeta visionario.

Oreste Grani/Leo Rugens

Advertisements