La Juventus piace perché è signora e anche puttana? 

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Ambienti juventini prima della ‘ndrangheta.

“Noi eravamo nati prima della famiglia Agnelli, nel senso che l’industria tessile è nata prima di quella automobilistica. La famiglia Mazzonis aveva conquistato una situazione vantaggiosa, molto vantaggiosa, anche dal punto di vista finanziario, tanto che si parlava di banche a Pinerolo con interessi compositi. Ma la vera potenza finanziaria era relativa, perché l’industria non dava delle grandissime possibilità. Quando l’impegno economico, negli anni Venti, è diventato più impegnativo, è stato avvicinato Edoardo (Agnelli ndr) di fede juventina; anche suo padre, il vecchio senatore Giovanni era juventino, ma di calcio non si interessò mai molto. Edoardo ha fatto il presidente, aveva anche quote, con il nome Agnelli il fido era assoluto, anche se le risorse non erano infinite, in quanto l’impegno della famiglia aveva un limite dato dalla quadratura dei bilanci. Mi sono potuto rendere conto direttamente di questo anche io, quando sono entrato nel consiglio d’amministrazione della società. Ero stato chiamato da un giovanissimo Umberto Agnelli, io ero più grande e avevo solo venticinque anni, era il 1956, eravamo più giovani dei giocatori. Ricordo spesso con Walter Mandelli quei tempi felici, era entrato anche lui in quella occasione, con l’impegno serio di Umberto che aveva ricostruito la società, mi sembra che con gli incassi lordi del primo anno della nostra gestione furono 72 milioni. Gianni prima e Umberto dopo hanno avuto, al contrario di Edoardo, la gestione diretta della società. Ma soldi non ce n’erano ugualmente. Gli Agnelli non intervenivano economicamente in maniera diretta, l’amministrazione era autonoma.”
Nanni Mazzonis

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Sembrano non decenni fa, ma millenni!!!
Non solo quindi la dimensione finanziaria è cambiata totalmente, ma, da quanto ormai è certo, la Juve se la faceva con criminali, prevalentemente calabresi, che lucravano sul bagarinaggio e che in cambio garantivano tifo e chissà cosa altro.
Rocco Dominiello, un gentiluomo accusato di associazione mafiosa, Cosimo Crea, mafioso acclarato, Renato Macrì (nipote del boss Mario Ursini) condannato nel processo “Minotauro”, alcuni dei nomi che vengono associati alle attività di compravendita dei biglietti relativi alle partitone della Signora del calcio che comunque da questa vicenda mi sembra che ne stia uscendo parecchio sputtanata. Signora, ma un po’ puttana, quindi. E a molti, come si sa, questo “misto erotico”, piace.
Oreste Grani/Leo Rugens

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