Raccogliere l’eredità di Adriano Olivetti è cosa complessa e transdisciplinare

Schermata 2017-04-09 a 17.42.28.pngIn un mondo in cui esiste una difficoltà emotiva nel credere che la propria singola esistenza sia priva di significato (posizione che fino ad oggi una certa scienza tendeva a confermare facendoci sentire come una dei miliardi di formicuzze operose – quando lo siamo – ma nient’altro) alcuni reagiscono e costruiscono telescopi, satelliti e acceleratori e siedono alla scrivania per ore interminabili nel tentativo di decifrare il senso dei dati che raccolgono.

Lo sforzo di capire l’Universo (gli universi possibili) è tra le pochissime cose che innalzano la vita umana al di sopra del livello di una farsa, conferendole un po’ della dignità di una tragedia.

Pensieri che mutuo dal Nobel per la fisica, Steven Weinberg, pensieri che non avrei mai saputo pensare in proprio ma che, ora che li ho scoperti, mi convincono pienamente.

È abbastanza chiaro che questi sono pensieri di qualcuno (così è) che appartiene ad un mondo intellettuale nel quale gli scienziati sono gli esseri umani più importanti.

Priva di significato, quindi, la nostra vita se non ci si dedica a cercarne il significato.

Passiamo alla “cronaca”.

Niente di non già visto ma, certamente, rispetto all’orrore grigio e petulante in essere che ci rifila la partitocrazia, un super balzo qualitativo, quanto accaduto ieri, a Ivrea, per volontà di Davide Casaleggio e, spero, di altri.

Mi è sembrato, con luci ed ombre nella scelta di chi venisse chiamato a dire la sua (Magri dell’ISPI, ad esempio, mi lascia sconcertato per come rimuove anni di stupidaggini lasciate scritte dagli analisti dell’Istituto che presiede vedi nostro post L’ISPI È UNO DEI PIÙ ANTICHI THINK TANK ITALIANI E TRA I MIGLIORI IN EUROPA. … OPPURE NO?) che, nella ricerca di significato, ci si muova nella direzione giusta.

Cercare di dare risposte alla necessità di democrazia e di sviluppare “una scienza con coscienza”, come a suo tempo dichiarato dal filosofo Edgar Morin (si pur vecchio e stanco, io lo avrei invitato) in un tempo in cui si assiste ad una progressiva specializzazione, in cui lo sbriciolamento e la compartimentazione delle conoscenze, in cui lo specialista stesso (e ieri in molti si sentivano specialisti in qualche cosa) diventa ignaro di tutto quello che non riguarda la sua disciplina e rinuncia, così facendo, in anticipo, ad ogni possibilità di riflettere sul mondo, la vita, la società lasciando l’onere ad altri (ma a chi?) che spesso non ne hanno né il tempo né i mezzi concettuali.

Ad Ivrea, mi è sembrato solo un inizio. Meritevole, ma un timido esordio sul terreno di quella transdisciplinarietà che potrebbe sostenerci nell’affrontare le ore impegnative che viviamo e che il Futuro, appunto, ci riserva.

Ciò che ho visto e sentito dire mi è sembrato comunque embrione di un Centro Studi on-line (io lo chiamo ancora così a prescindere dai fastidi che il giovane Di Maio dichiara nei confronti dei processi formativi di classi dirigenti come si è affrettato a dichiarare, da leader in pectore, a margine di una manifestazione dichiaratamente olivettiana e quindi implicitamente alla ricerca di una classe dirigente), finalizzato a dare risposte a questioni antropologiche, sociali, etiche, religiose fondamentali travalicando i confini/limiti disciplinari. Diceva qualche tempo addietro (anni, ormai) una collaboratrice e ragionatrice di cose complesse che mi coadiuvava nella costruzione di percorsi finalizzati a ragionare di Intelligenza dello Stato, che il problema principale che si pone nella creazione di un centro studi che divenga propositivo in modo nuovo, enciclopedico e sistemico (non basta certamente Google!), di concepire la conoscenza e la cultura, è quello di trovare un metodo ed un linguaggio comune ai diversi specialisti, formatisi secondo regole epistemologiche e linguistiche particolari. Si tratterà, cioè (perché di questo si tratta dopo aver assistito, in rete, a quando, per ore, detto ad Ivrea), di individuare, in relazione alle singole questioni poste alla riflessione di studiosi e intellettuali, con l’aggiunta di qualche giornalista, manager e psicoterapeuta dell’infanzia categorie ermeneutiche, corrispondenze linguistiche e scelte semantiche. La mente, non ve lo devo dire, funziona per associazioni. Simboli, metafore, analogie e modelli (i modelli dove e quali sono?) dovranno essere le lettere base dell’alfabeto transdisciplinare.

Si tratta, per giunta, di un metodo conoscitivo particolarmente adatto al medium telematico a cui i pentastellati sembrano essere affezionati.

Ma in termini di linguaggio ieri ho visto più una Babele adolescenziale che un luogo evoluto e responsabile. Comunque, non poteva non essere così.

Che sia l’inizio e non una soluzione tappabuchi ad alcune ingenuità che inevitabilmente (?) sono state commesse nella marcia di avvicinamento all’assunzione di responsabilità di governo di una grande Paese come comunque l’Italia potrebbe tornare ad essere.

Evocare Adriano Olivetti è questione impegnativa rappresentando quella “una occasione mancata” e un motivo di perdita di sovranità.

Provare la “metafora” di Comunità fondata ad Ivrea, non vuol dire semplicemente trasportare (meta-fora quello vuole dire) informazioni. Quello, ripeto, è Google, a cui vogliamo bene ma a cui non affideremmo un (nuovo) Rinascimento che fu fenomeno culturale che ebbe bisogno di scuole, botteghe, scuole, botteghe e ancora scuole. E maestri illuminati e non casuali o raccogliticci.

Mi fermo (ma non rimuovo il tema) perché comunque ieri mi sono emozionato e l’emozione ancora perdura.

Si tratta di avere, viceversa, cuore caldo, grande emozione e cervello freddo.

CERVELLO PLASTICO PRONTO AD ADATTARSI AL CAMBIAMENTO. COMUNQUE IN ESSERE. ANCHE GRAZIE AL M5S E A QUEL ATTORE DI TEATRO INTELLIGENTE CHE È STATO ED È GIUSEPPE GRILLO DA GENOVA. GRAZIE DUNQUE CASALEGGIO (PADRE E FIGLIO), GRAZIE GRILLO. GRAZIE A TUTTI.

Oreste Grani/Leo Rugens


L’ISPI È UNO DEI PIÙ ANTICHI THINK TANK ITALIANI E TRA I MIGLIORI IN EUROPA. … OPPURE NO?

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Quando Matteo Renzi per la prima volta parla di gente che non ne ha azzeccata una ma che pretende, in questi frangenti ormai drammatici, di dirci cosa si deve fare, dice, finalmente, il vero. Per ammetterlo io, deve proprio essere vero. Si riferisce ad economisti menagrami e ridicoli nelle loro perdite di memoria rispetto alle loro previsioni sballate. Non mi permetto di entrare nel merito di queste contraddizioni che mi sembra comincino ad esplodere in sede governativa.

Sono interessato, viceversa, a sapere cosa pensa il Premier, di organismi di consulenza che la elaborazione di previsioni geo politica ce l’hanno come  scopo statutario ma che, come gli economisti di cui sopra. dicono un sacco di stupidaggini.

Nel luglio del 2009, qualcuno, ad esempio, scriveva: “Sotto la guida di Bashar  al-Assad, succeduto al padre Hafez nel 2000 e rieletto presidente nel 2007 per altri sette anni, la Siria è un Paese politicamente stabile”. Presidente Matteo Renzi, ritengo che lei sappia leggere e interpretare questa affermazione che dovrebbe essere collocata tra quelle che consentono di classificare qualcuno, “tra gli analisti che non ne azzeccano una”. Soprattutto se, dopo questa affermazione, l’analista dovesse averne fatta un’altra del tipo: “è iniziata una progressiva riabilitazione politica ed economica della Siria che sta consentendo al paese di uscire gradualmente dall’isolamento internazionale e regionale degli ultimi anni”.

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Se gli stessi professionisti delle incursioni nel futuro avessero, inoltre, dichiarato, “…alla guida del paese da quarant’anni (1° settembre 1969) Muammar Gheddafi ha saputo cambiare il volto della Libia dandole le caratteristiche del rentier State, quella forma di Stato che si mantiene sulle rendite petrolifere. La scelta occidentale della Libia ha permesso al regime di sopravvivere e trovare nuove risorse per lo sviluppo. Oggi (luglio 2009, ndr) il regime appare stabile”, cosa pensereste di loro?

Se a queste “perle” si dovesse aggiungere qualcosa del tipo “…sotto l’indiscusso (aiuto! ndr) potere del presidente Zine el-Abidine Ben Ali, in carica dal 1987, e oggi al suo quarto mandato dopo la vittoria alle elezioni del 2004 la Tunisia gode da anni di una situazione di stabilità politica…”, la condanna per incapacità, dovrebbe o no essere senza appello?

Ebbene, se un giorno dovessimo riuscire a chiedere al nostro Capo del Governo se sappia chi siano i signori specialisti in cazzate organizzate di cui abbiamo citato solo alcune castronerie saremmo vicini a potergli chiedere, a buon diritto, di smettere di frequentare ed ascoltare, certa gente che invece frequenta e di cui si avvale come  suoi consiglieri? O questo, o le dimissioni da “pericoloso e mal guidato” capo del Governo.

Oreste Grani/Leo Rugens
PS: avete capito che le “previsioni” (tutte sbagliate) erano frutto delle capacità analitiche degli specialisti dell’ISPI?
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