Caso CONSIP/Scafarto: quali menti raffinatissime sopravvivono in Italia?

velata-bianca

Ho aspettato qualche ora a reagire a quanto ruota intorno al capitano dei carabinieri Giampaolo Scafarto. Parlo dell’ufficiale incaricato di indagare sulla questione CONSIP, Romeo, Bigotti altri, soprattutto, Lotti, Renzi (cioè il Governo) e, in ultimo, ma non cosa ultima, attinente i comportamenti di due generali di peso come Del Sette, Comandante in capo dell’Arma, e Saltalamacchia, Comandante della Regione Toscana, destinato per alcuni a divenire qualcuno nel valzer previsto nei Servizi. Se sapete qualcosa dell’Arma (ma basterebbe anche solo un po’ di buon senso) potete immaginare che mazzata in fronte se sentito affibbiare il capitano Scafarto quando è stato messo ad indagare su questioni attinenti anche il comportamento del suo Comandante generale. Incarico da togliere il sonno, in un ambiente dove la meritocrazia conta ancora troppo poco e le raccomandazioni viceversa contano moltissimo. Non vi dico come un carabiniere che conosca le regole del gioco, al di la della sua onestà di fondo, non veda di buon occhio ogni indagine che lo esponga nei confronti dei suoi superiori. Mi sembra cosa estremamente difficile che questo ufficiale si sia andato scientemente a giocare la carriera, mettendosi, artatamente, per sua iniziativa, a costruire prove false in un momento come questo e giocando a “morra cinese” con la sua gerarchia e per di più ai massimi livelli. Si dice tecnicamente: boh !!!!!!!!

Anzi, siccome io me li ricordo i capitani infedeli che, in borghese, distribuivano 50 milioni, nel 1963, al congresso del Partito Repubblicano Italiano per far vincere la corrente lamalfiana contro quella pacciardiana (ma erano in forza al SIFAR e prendevano ordini dall’alto, anzi, in altissimo) o, nel caso del capitano Antonio Labruna, era il direttore del SID, generale Gianadelio Maletti a dargli ordini e copertura personalmente, o, nel caso di Antonio Cornacchia, colonnello dei Carabinieri, era la “cupola” della P2 (a cui apparteneva) che lo copriva, tendo ad escludere che qualcuno, abile nella raccolta di tutti gli altri indizi in quella complessa vicenda di corruzione e di saccheggio della cosa pubblica, si sia messo a compiere un falso, con modalità tanto semplici da “cioccare”. Anzi ora, le modalità sono destinate a prestarsi a una vera e propria azione di delegittimazione dell’intera inchiesta. Se proprio devo dire, mi sembra questa la manovra destabilizzante. Chi sa di intercettazioni telefoniche, di modalità con cui si opera per gli ascolti, i brogliacci, le trascrizioni, sa quanto materiale nelle “quindicine” di ascolto si produce e quanto lavoro di massima precisione ci vuole perché tutto sia fatto a regola d’arte. Mi sembra, viceversa (così voglio credere) una storia di somma di stanchezze e di condizioni di lavoro, piuttosto che un piano diabolico. Anzi, se mi immedesimo in quel ufficiale, mi immagino come si deve essere sentito a dover mettere le mani in questo ginepraio. Deve aver pensato: proprio a me questo cetriolo? Altro che violare, con leggerezza colpevole, il giuramento e le consegne.

Oppure (e questo vorrebbe dire che la partita intorno a CONSIP si gioca tra giocatori in grado di dare ordini di natura complessa), qualcuno si è riunito, da qualche parte, è ha deciso, mente sopraffina (ma dove stanno?), che si doveva confezionare e varare un pacco con contro-pacco annesso. Se fosse così, allora nulla si potrebbe escludere. Compreso che si dovrebbe cominciare, a cerchi concentrici, a verificare chi conosce e frequenta chi, chi va a cena con chi, chi ingaggia e corrompe chi, non potendo escludere nulla. Nulla compreso che i traditori, i doppio giochisti, potrebbero essere quelli che sembrano essere, in queste ore, le povere vittime calunniate.

Mi sembra, comunque, che, in presenza di tali situazioni bituminose e maleodoranti, sia arrivato il tempo di una vittoria elettorale netta, che porti alla guida della Repubblica il M5S e con esso la possibilità di avviare una riforma profonda delle agenzie preposte alla sicurezza dello Stato, con il doveroso turnover che si chiamavano un tempo epurazioni. Bisognerà lavorare in profondità per la fine della politica delle raccomandazioni e delle spintarelle, sia nelle Forze Armate (tutte) che nei servizi (tutti), perché, cominciate a farvene una ragione, la Repubblica risorgerà e riavrà una speranza di conquistarsi una qualche sovranità internazionale, solo esclusivamente se si rifonderanno i presupposti per delle fertili convergenze evolutive etico-morali tra il mondo civile e quello militare che, forti di queste scelte consapevoli, insieme decidessero di fare “piazza pulita”. Per vivere, finalmente, una stagione di equità e in sicurezza fondata sui valori della Costituzione e della convivenza civile. Che non hanno bisogno, per essere tali, di far vincere, per forza, le gare per pulire i cessi dei ministeri a gente come Alfredo Romeo o Ezio Bigotti. L’un contro l’altro armati. Perché, spero di non scoprire che di questo si trattava.

Oreste Grani/Leo Rugens

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