L’ENI, REPORT e il marginale Leo Rugens

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Alcuni amici (diciamo tutti quelli che ho incontrato da lunedì sera) si sono complimentati per la straordinaria rispondenza tra il servizio che Report (la mitica trasmissione di Milena Gabanelli) ha dedicato alla vicenda nigeriana, alla super tangente ENI e quanto avevano letto, da mesi, su questo marginale e ininfluente blog ma, soprattutto, quanto mi avevano sentito raccontare intorno a quel grande Paese africano e alle complessità che si porta dietro e che si delineano per gli anni futuri.

Vedi i nostri post:

Noi andiamo oltre, perché ce ne freghiamo di tutti, e ribadiamo:

NIGERIA: LA TANGENTE ENI PREPARA UNA GUERRA CIVILE?

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Due più due a volte fa sei, a volte zero.

Proviamo a sommare la notizia della “scomparsa” di Muhammadu Buhari a quella della maxi tangente di 1 miliardo e 92 milioni di dollari che l’ENI ha pagato alla politica nigeriana e chiediamoci: ma che cazzo ci devono fare con quella massa di denaro?

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Forse non siamo esperti di tangenti ma con un miliardozzo e rotti di dollars la prima cosa che ci viene in mente si possa fare è una guerra.

Ecco il sospetto che ci ha preso considerando i brividi che corrono lungo la schiena di patrioti nigeriani preoccupati di quanto potrebbe accadere a momenti nel loro immenso e popoloso paese.

Mentre il presidente è malato a Londra, la comunità musulmana nigeriana si riunisce per decidere il da fare per affrontare il vuoto di potere, pericolosissimo, che a breve si potrebbe determinare nel Paese. La comunità sa di essere minoranza a fronte della maggioranza cristiana e per quanto possa controllare la maggioranza delle risorse petrolifere, sa anche che c’è una massa di denaro mostruosa pronta alla destabilizzazione della nazione.

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Se così fosse ci troveremmo di fronte allo strabiliante caso di una ENI tornata a tessere trame internazionali come ai tempi in cui Enrico Mattei finanziava la rivolta algerina; sarebbe davvero sorprendente scoprire che gli Scaroni i De Scalzi e il Bisignani abbiamo capacità di immaginarsi al centro di un complotto internazionale, a meno che  il loro apporto principale non sia stato altro dal metterci i nostri soldi per conto di terzi (cosa che sanno fare benissimo). A essere precisi, la tangentona risalirebbe al 2011, il che aumenterebbe di molto le azioni dei nostri eroi, capaci di pensare a così lunga distanza, cinque anni, che si sarebbe presentata un’occasione favorevole alla guerra civile. IMPOSSIBILE, ergo se è così, allora sono ben altre menti “raffinatissime” quelle capaci di tali pensieri.

Così o la somma dei nostri fattori coinciderà con un bel botto (sei) o no (zero). Speriamo di sbagliarci.

La Redazione


ULTIMA ORA: LA NIGERIA (GIUSTAMENTE) SI RIPRENDE IL POZZO OPL 245 PAGATO 1,3 MILIARDO DI DOLLARI DALL’ENI!

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Si vive di piccole soddisfazioni, e questa è una di quelle! Non solo li hanno “cioccati” ma ora li hanno anche cominciati a punire, togliendogli il malloppo. Dopo questo passo, c’è solo la fine che si meritano, neri, bianchi e bianchi lentigginosi. Corruttori e corrotti. Se fossimo un Paese con gli attributi e guidato equamente (e quindi in sicurezza), ora ci divertiremo con i culetti della banda. Parliamo delle decisioni, civili e degne di una magistratura onesta (in questo caso l’Alta Corte federale di Abuja, capitale della Nigeria) che ha stabilito, certa di fenomeni corruttivi attuati intorno alla concessione OLP 245, che il bene demaniale doveva tornare in pieno possesso dello Stato. Così come noi vorremmo, che i soldi frodati agli italiani (perché di questo si tratta) tornassero a casa. Diamogli la caccia, a loro e al bottino, e con quei soldi, ad esempio, portiamo innovazione nelle  terre martoriate dell’Appennino sismico. O usiamoli per rafforzare i sistemi anti incendio; o per monitorare il sistema idrogeologico. Non ci facciamo sfuggire l’occasione e diamo un senso all’attività di contrasto attuata dall’Alta Corte dando ragione alla Commissione d’Inchiesta nigeriana sui crimini economici e finanziari. In Banca Centrale nigeriana (non come da noi ormai l’inutile Banca d’Italia che non vigila su un cazzo di niente perché non è più niente!) sono riusciti a ricostruire il percorso dei soldini e hanno fatto scattare il sequestro cautelativo. Vedremo come va a finire ma certamente per l’ENI e i suoi dirigenti, di ieri e di oggi, sono guai. Affidiamo questo tipo di notizia/riflessione a chi si interessa, all’opposizione, di Sicurezza nazionale (ad esempio il nostro simpatico Angelo Tofalo M5S) perché questi signori siano inibiti dal continuare a fare danni per la collettività, sia italiana che nigeriana. Che Descalzi – tassativamente – non venga riconfermato ad aprile prossimo e che inizi per lui e i suoi amici e pupari, una stretta verifica sulla losca vicenda.

In fin dei conti vi chiediamo solo di far rispettare leggi e interessi del Popolo Italiano.

Torneremo sul tema senza dubbio alcuno. Per l’Italia e per dare una mano agli amici/fratelli/patrioti nigeriani che si meritano di non veder depredata la loro splendida terra.

Oreste Grani/Leo Rugens che ogni giorno di più si innamora della cultura nigeriana, dei cittadini nigeriani in Diaspora, delle splendide donne nigeriane e di chi ha diritto a tornare in Nigeria con l’orgoglio di aver fatto la sua parte per la patria lontana.


Ci fa piacere – narcisisticamente – non esserci sbagliati sull’attenzione che si doveva da tempo all’amica Nigeria e al suo popolo sofferente, esposto a gravissimi rischi (carestie e guerre a volontà). Ci fa piacere ovviamente, marginali e ininfluenti quali siamo, essere indicizzati ai primi posti in Google e negli altri motori di ricerca ma, avremmo preferito avere una Farnesina più attenta (ed informata), un’AISE meno distratta, un ENTE NAZIONALE IDROCARBURI meno in mano di alcuni, viceversa rispondente agli interessi del suo vero maggior azionista che è il popolo italiano.

Ma quando si sarebbe dovuto ribadire che l’ENI non è di alcuni ma è della collettività, il Governo Gentiloni/Renzi si è squagliato, e ha confermato, al vertice, la squadra degli “stranieri”. Perché tali li consideriamo, da queste parti.

Comunque, grazie a tutti per i complimenti.

Oreste Grani/Leo Rugens

P. S.

Report raramente ha avuto torto. In questo caso, lo escluderei.

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