“Ti amo quando sei a letto con un altro”, ovvero perché, dopo decenni, c’è gente che ancora digita “anna fallarino nuda”

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Dopo decenni, il mito della “Marchesa Casati”, nata ad Amorosi, piccolo comune del beneventano, è intatto. Anzi, mi sembra che si rafforzi anche grazie alla rete che genera e alimenta curiosità.

In rete, come sapete, ci sono milioni di immagini esplicite che definire pornografiche è una classificazione riduttiva ma, evidentemente, quel po’ che si intravede nelle foto di Anna Fallarino Casati Stanpa, dopo decenni e con quasi tutte le immagini di lei nuda in “bianco e nero”, tira più di una coppia di buoi.

In rete c’è di tutto e quasi gratis. Scrivo “quasi” perché l’esame dettagliato dei vostri gusti che consentite di fare a chi nel recondito vi esamina certamente ha un prezzo che, fino a quando non vi chiederanno di pagare, non conoscerete.

Forse, per tutta la vita nessuno vi disturberà perché vi piace il sesso così o colà; oppure no. E questo, a seconda di chi siete e di cosa fate. Perché, spero che lo sappiate, in rete, non c’è privacy che tenga.

Ogni frame, ogni clic vi viene analizzato e il mosaico delle vostre scelte vi descrive molto più che se a farlo fosse uno strizza cervelli in carne ed ossa.

Torniamo alla marchesa perversa o resa tale dalle abilità seduttive di Camillo suo marito.

Perché, che fosse Camillo a menare la danza per anni, è certo. La fine di questo gioco (tu scopi o ti fai sodomizzare da chi dico io, dove dico io e alle condizioni che io decido, soldi compresi che pago perché si divertano con te mentre sono io che mi diverto con voi e grazie a voi) lo fa decidere, in prima ipotesi ad uccidersi davanti agli amanti che gli erano scappati di mano (questa era la messa in scena originale) e poi, spinto evidentemente dall’ira che gli monta alla testa, viceversa, ad ammazzare tutti. Con il fucile con cui, cento volte, era andato a caccia.

Prima di ammazzare la sua Anna, Camillino l’aveva indotta, spesso e volentieri, ai più diversi e fantasiosi accoppiamenti.

Ed Anna, mancata attricetta (riuscì ad avere una particina in un film di Totò che si divertiva a fare Tarzan), non si annoiava proprio a questi giochi.

Lo si deduce dalla prosa dei racconti di Camillo: ” Oggi Anna mi ha fatto impazzire di piacere. Ha fatto l’amore con un soldatino in modo così efficace che da lontano anche io ho partecipato alla sua gioia. Mi è costato trentamila lire, ma ne valeva la pena .”

La villa di Arcore

Ricchissimo, nobile, miliardario in lire, primo padrone di Arcore (Camillo) ma un po’ tirchio, rispetto al gran porco (Silvio) che si godette la dimora proprio grazie alla tragica vicenda dovuta alle perversioni dei Casati Stampa. Come è complessa la vita! Che ad Anna Fallarino in Casati Stampa piacesse tutto questo darla a chiunque gliela sapesse prendere, finta schiava della mente di Camillino, lo testimoniava, nei suoi racconti (in quel momento apparivano spacconeschi), il giovane amante/vittima Massimo Minorenti che ebbi modo di conoscere personalmente, superficialmente e sia pur lui un po’ più grande di me: era uno studente fuori corso, un po’ pariolino, un po’ di destra (non eversiva) a cui le 30.000 lire facevano comodo e soprattutto poco riservato nelle confidenze amorose e sessuali. Della bella bruna prosperosa, lo aveva sconvolto e sedotto (facendogli perdere la testa e la vita) la tecnica amatoria, molto puttana ma al tempo innamorata (di lui giovane e bello), sia pur nella visione maschilista di quell’epoca di transizione verso costumi sessuali più liberi. Negli anni successivi a quel delitto, favorite dalla tragedia, molte coppie, per imitazione, se la godettero e moltissimi “Massimo Minorenti” se la spassarono con signore compiacenti e annoiate, senza rimetterci la pelle. Il problema, a volte, nella vita, è trovarsi al posto giusto, nel tempo favorevole.

A margine di questi ricordi, riporto, a testimonianza dei tempi e dei costumi andati, un brano tratto da un intervista che il giornalista Sandro Ottolenghi dell’Europeo fece, sul tema, ad un medico/scienziato del valore di Emilio Servadio. Ritengo che vi colpiranno le espressioni usate per descrivere la Fallarino, i suoi comportamenti, il mondo delle donne e dei maschi. Sempre parlando Servadio (che passava per uno specialista della materia) del cuore di quella vicenda di sangue, cioè la sessualità, libera o repressa che fosse.

“…ogni giorno constatiamo che certe donne appaiono più disponibili a deviazioni, più o meno rilevanti, che non l’uomo. Quando la donna ha varcato un certo limite, una certa soglia, praticamente è pronta a tutto. La questione è vedere quali possano essere le sue motivazione profonde; nel caso delle prostitute, per esempio, le motivazioni le conosciamo. La loro degradazione, accettata (se una fa la “vita” dopo averla liberamente scelta o stiamo parlando – come è ormai nella maggioranza dei casi – di “schiave del sesso” dove di accettazione c’è poco o niente. ndr) è compensata dal denaro che ottengono, per cui, da loro, il cliente può avere tutto. Ora io non voglio assolutamente accostare la signora Fallarino Casati a questi esempi: ma – evidentemente – era una donna che aveva varcato molti limiti, e aveva imboccato molti binari.

Mi sembra altrettanto evidente che la signora trovava il suo godimento nell’accontentare il marito, oltre che i possibili vantaggi economici-sociali, nel lasciarsi strumentalizzare. Non c’è solo questo: è dimostrato (ma da chi, come, con che grado di scientificità, mi chiedo ancora dopo anni da queste dichiarazioni a-scientifiche? ndr) che nella donna la stessa componente masochistica o sadica è più facilmente rilevabile che non nell’uomo. Quindi può essere che lei ricavasse un piacere diretto dalle situazioni torbide, anormali, in cui veniva inserita dal marito. Prendiamo il farsi fotografare nuda, per esempio, o in pose lascive: fa parte di quella disposizione alla perversione che la donna ha più dell’uomo.

(Immaginate se oggi Emilio Servadio se ne uscisse con affermazioni del genere? ndr).

E in fondo, guardiamo all’omosessualità: nell’uomo, avere delle chiare manifestazioni omosessuali è considerato notevole deviazione dalla norma; ma che una donna si sbaciucchi un po’ di più del normale con una amica è da tutti accettato come una cosa tollerabile. Il che vuol dire che la sessualità della donna è più diffusiva, meno centrata di quella dell’uomo. Ecco perché (e torniamo al caso della marchesa Casati) la donna è più facilmente strumentalizzabile in situazioni di questo genere, proprio per la sua stessa costituzione sessuale.”

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Ribadisco, scanso equivoci, queste essere posizioni di Emilio Servadio, espresse nel gennaio del 2001, e raccolte dal giornalista Sandro Ottolenghi.

Oggi li brucerebbe entrambi a piazza Campo dei Fiori.

Concludo con dei ringraziamenti.

Grazie Massimo, grazie Anna e, paradossalmente, grazie anche a Camillino per aver fatto da inconsapevole apripista.   

Un po’ meno per averci rifilato il berlusconismo.

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Perché, lo ripeto, senza il guscio protettivo e “riflettente” di Arcore, Berlusca non sarebbe diventato nessuno.

A volte una scopata di troppo guarda cosa genera. Altro che battito di ali di farfalle. Altro che Guerra di Troia

Oreste Grani/Leo Rugens, me ne accorgo, in veste insolita.

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