La Juventus come fosse “un obiettivo sensibile” da penetrare e sorvegliare

milani

Dal 30 aprile 2017, almeno 61.000 persone  (quante hanno cliccato un “mi piace” sotto la notizia) conoscono questa storia e, spero, che almeno alcuni ne colgano le implicazioni. Non si tratta di una vicenda da seguire, in nessun modo, esclusivamente da tifosi e guai a rimuoverla o a sottovalutarla.

Racconta come ormai nulla che abbia un lucro possibile è lasciato intentato dalla criminalità. E che ciò che ha valore spesso viene trattato in accordo con la criminalità. Per paura, per quieto vivere, per complici affinità, per scheletri nell’armadio. La Juventus, ma non solo lei, quindi  diviene un obiettivo sensibile dove l’AISE deve attivarsi per scoprire le trame eversive e destabilizzanti la convivenza civile che vi si tessono!!!!!!

Con questo “calcio” c’avete rotto i coglioni. Perfino Papa Bergoglio, anche lui ingenuamente tifoso di questo pseudo sport, facendo giorni addietro la recensione dell’Opera omnia di don Milani, ha rimosso che lo stesso considerava il calcio e il tifo una vera disgrazia e un’attività destinata ad interferire con lo sviluppo interiore degli uomini. Pur saggio e preveggente don Milani mai avrebbe potuto immaginare una tale degenerazione. Con questo calcio c’avete rotto i coglioni.

A seguire riporto per intero il mio post del COS’HA FATTO IERI LA JUVE? […] E TU PRETENDI DI FARE LA RIVOLUZIONE SENZA SAPERE I RISULTATI DELLA JUVE? dedicato a don Milani e al suo giudizio sul tifo domenicale.

Un prima (il pensiero di Don Milani) e un dopo (la notizia che i servizi segreti si devono impegnare su queste vicende), se sommati dovrebbero essere tombali su questo correre dietro alla palla che di sportivo, di ricreativo, di formativo non ha più nulla.

E ve lo dice uno che ha la grave colpa di aver concorso (in “associazione” con altri) a far sancire, nel 1990, la Storia della Nazionale di calcio, bene culturale della Repubblica.

Oreste Grani/Leo Rugens


COS’HA FATTO IERI LA JUVE? […] E TU PRETENDI DI FARE LA RIVOLUZIONE SENZA SAPERE I RISULTATI DELLA JUVE?

A metà degli anni Cinquanta un giovane prete toscano, don Lorenzo Milani, il futuro autore di Lettera a una professoressa, rifletteva sulle sue esperienze pastorali.

Ecco quanto affermava a proposito del tifo sportivo: Quando si assiste in certi ambienti (nella corriera o in un treno operaio, in piazza, al bar ecc.) a certe discussioni scalmanate, interminabili, quotidiane, sempre uguali, su corridori ecc. e si vede luccicare a molte accaldate mani l’anello matrimoniale, non è possibile non pensare che ognuno dei possessori di quelle mani e di quegli anelli non abbia a casa sua o in officina (e quindi in cuore) molte e molto più gravi preoccupazioni e passioni. Perché dunque fingono questa passione come se fosse la prima e l’ultima della loro vita? Perché urlano il nome e le glorie del loro favorito pedalatore con la stessa disperata foga con cui dovrebbero urlare alla moglie: “Non mi tradire”, al figlio: “Studia, lavora, sii sano”, al datore di lavoro e al governo: “Non mi calpestare”?

Perché l’uomo è fatto così: è soggetto alle sue passioni fino alle illogicità più inaspettate. Sì, infatti, se corressero donne, l’accapigliarsi per loro sarebbe deprecabile, ma compatibile. Ma che maschi debbano scalmanarsi per maschi con cui non hanno nulla in comune e che non lavorano per loro, questo io non lo intendo, e son sicuro che il motivo non è intrinseco, ma estrinseco. È cioè la paura di restare in un cantuccio, di non essere al pari degli altri, di non essere immersi nella conversazione degli altri, protetti dalla conversazione degli altri, dalla parità con gli altri. Disperazione di disperati che non hanno altra ricchezza interiore.

Tra ciclisti drogati e calciatori frodatori del loro pubblico, come dice Don Milani, rimane solo la disperazione di tifosi disperati che non hanno altra ricchezza interiore.

L’estremismo di Don Milani può anche scandalizzare qualcuno, ma sicuramente spinge a ragionare anche chi non aderisce a questo pensiero all’apparenza eccessivo.

Oreste Grani

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