Ma da dove arriva il disastro delle caditoie intasate, delle buche romane, dell’immonda immondizia della capitale?

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Certamente non so come andrà a finire a metà luglio quando si andrà a sentenza. Parlo del processo Mafia Capitale. Mi sembra che ci sia la volontà di dare una lezione ad un mondo passato, presente e ritengo che sarebbe potuto essere anche futuro. Di mezzo che fosse o meno. E su questo non ci piove. Mi sembra che le punizioni ipotizzate, gente così se le meriterebbero e dovrebbero essere mantenute in fase di sentenza. Attenuate solo dall’assenza del 416 bis che invece confermo, a mio giudizio, ma ignorante formalmente della materia, non mi sembra si configuri. Criminali pericolosissimi ma da non confondere con la Mafia. Ma, se sono ignorante in materia, perché parlo?

Sono perplesso (e qui sono meno ignorante) di fronte ai soli 2 anni e mezzo richiesti per Odevaine, perché avrebbe collaborato. Ma di quale utilità è stato Odevaine, con la sua collaborazione? Poco o niente. Tutto il resto è stato comprovato (così ad oggi risulta) da intercettazioni illuminanti. Non punire, di fatto, un mascalzone concussore, corrotto e culturalmente attrezzato come Odevaine, turacciolo di tutte le amministrazioni, sarebbe dare un “cattivo esempio”. Sono le termiti onnivore come Odevaine che, invece, dovevano essere punite esemplarmente. Ma forse punire adeguatamente Odevaine voleva dire mettere in moto un meccanismo di scoperchiamento delle tombe. Odevaine è stato fedele e organico a uomini delle passate amministrazioni che invece devono continuare ad essere ritenute modelli virtuosi? Ma lo schifo di questa città affonda le radici proprio in quelle amministrazioni dove gli Alemanno, i Gramazio, i Panzironi, i Tredicine sono solo la parte finale di un “Sistema Roma” che comincia proprio quando si vorrebbe far credere che si amministrava in modo ottimale. Sono stati Rutelli e Veltroni i primi alleati dei palazzinari/finanzieri alla Francesco Gaetano Caltagirone. Ora, pazientemente, aspettiamo le sentenze, che saranno emesse in piena estate. Nel frattempo bisognerebbe porsi il problema di come sia stato possibile arrivare a quel punto e chi abbia fatto eleggere Alemanno! Bisognerà chiedersi come si sia materializzato un personaggio come Luca Gramazio? Bisognerà chiedersi, se dovesse essere condannato … che gestiva l’AMA, come si potrebbe mai attribuire ai 5 Stelle lo schifo di una Capitale che solo ora comincia a pronunciare i primi balbettii per affrontare il problema dei rifiuti e del loro intelligente smaltimento?

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Intendo dire che la sentenza che si annuncia di tale durezza ha un significato coerente se si comincia il vero processo politico e culturale agli altri colpevoli di questo deterioramento etico-morale, per capire come sia stato possibile e con quali complicità, quelle sì “mafiose”, si sia arrivati a tanto. Aspettiamo giornalisti e intrattenitori televisivi sul terreno della doverosa ricostruzione storica di come il “Modello Roma”, marchio di fabbrica costruito nei lustri che precedono Alemanno e Marino, fatto di performance seduttive, prima attuate da Francesco Rutelli  (tra alcuni stretti collaboratori c’era pure il solerte Odevaine e Cerroni era padrone del ciclo dei rifiuti della capitale e Buzzi si cominciava strutturare), poi da Walter Veltroni (tra i cui stretti collaboratori c’era il solerte Odevaine, Cerroni era sempre il padrone del ciclo dei rifiuti della Capitale e Buzzi ormai era il re della 29 Giugno), nutrito di materialità e soprattutto di immaterialità mediatica grazie a Borgna che di cultura ne masticava ed in particolare di musica e di cinematografia. Ma l’origine del disastro Roma in cui ancora chissà per quanto si dovrà dibattere la Virginia Raggi, ha soprattutto origine nei miliardari appalti truffaldini di Alfredo Romeo (che in questi giorni tendono tutti a dimenticare nelle patrie galere) e come responsabile della gestione del patrimonio immobiliare pubblico del Comune di Roma e la manutenzione delle strade della Capitale, mai di fatto fatta. E questo consetirgli di fare, sia per le case che per le strade, come cazzo volle, lo si deve all’estinguersi della diversità morale, ultimo presunto baluardo della sinistra. Romeo diventa Romeo con la complicità oggettiva degli amministratori che precedono Virginia Raggi. E la città sta come sta per come è stato consentito a Cerroni, Romeo, Buzzi, Carminati, Odevaine di fare per anni come hanno fatto.

Degrado romano

Perché (e come) il post-fascista sociale Gianni Alemanno sia riuscito a battere Francesco Rutelli è storia da narrare con santa pazienza e che in altri post ho solo cominciato ad accennare facendo riferimento a Croppi, a Caltagirone, a Gramazio (con pesi e ruoli diversi) e all’Opus Dei che evidentemente in quel momento, non ancora comparsa all’orizzonte la squadra dei gesuiti di Martini/Bergoglio, fece un solo boccone (sostenendo il fascista Alemanno in accordo con la Comunità ebraica romana rappresentata da Riccardo Pacifici) degli affaristi di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere che sostenevano, invece, il loro paladino, Francesco Rutelli, convertitosi formalmente, in pubblico, al cattolicesimo, il 4 settembre 2004, sulla piana di Loreto (in presenza dell’ormai semi incosciente Giovanni Paolo II), ben accompagnato in questo percorso di fede (si fa per dire) da mons. Boccardo e dalla fedele Cristina De Luca. Fedele sia di Boccardo che dell’ex sindaco.

Ma questa, di Loreto, come mille altre, è un’altra storia.

Oreste Grani/Leo Rugens

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