La pulce con la tosse Leo Rugens si era permessa, 740 giorni fa, di …

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Se questo marginale ed ininfluente blog (luogo senza timbri e quindi non credibile, come qualche cretino organizzato o volutamente provocatorio o cieco definiva), sin dal 2 settembre 2014 (!!!), attenzionava, gratuitamente, Regina Catambrone, suo marito Cristofer, la loro MOAS, un valido motivo ci doveva pur essere.

Soprattutto all’autore (il sottoscritto) del progetto (buttato alle ortiche dall’Intelligence del Ministero dell’Interno quasi venti anni addietro) “Verranno anche a nuoto”, di cui vi abbiamo altre volte parlato, era sembrata “sospetta” la dichiarazione ufficiale dell’apertura delle attività sussidiarie a quelle dello Stato per quanto riguardava il recupero in mare dei disperati pronti a tutto. Non dico che la signora fosse in mala fede ma degna di attenzione, certamente. Non fosse altro per i mezzi finanziari (800.000 euro) messi in campo, che segnalai addirittura nel titolo. Tenete conto che, come altre volte ho raccontato, per studiare come pre-venire il fenomeno degli sbarchi clandestini, nel 1998, con Antonio De Martini, Jaro Novak avevamo chiesto all’intelligence (stupida e tirchia), 600 milioni di lire (in tutto) che corrispondono, oggi, a 300.000 euro, denaro che ci fu negato perché doveva essere speso, intelligentemente, in altra direzione. Se ne spendono oltre 12 milioni di euro al giorno, nel Mediterraneo, intorno a questa Crudele Giostra Stordente, denominata, da oggi, in questo blog, CGS.  Forse quei soldi negatici, a lavoro di ideazione già fatto, andavano spesi diversamente, per sapere, ad esempio, chi avesse alterato i risultati del voto al Festival di Sanremo o per comprare altri bidè, a tre schizzi, per la dimora del Presidente del Consiglio di turno.

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Tornando alla segnalazione fatta, in spirito di servizio, quel lontanissimo 2 settembre del 2014 (dico segnalazione perché dalla redazione di questo blog parte, tutti i santi giorni, un invio telematico, per lasciare traccia di quello che scriviamo, senza bisogno che qualcuno si sforzi di recuperare i nostri pensieri o le dichiarazioni impegnative che affidiamo alla rete e le tracce e i segnali le indirizziamo a chi di dovere, quasi fosse una continuazione della disposizione “questurina” delle tre copie di ogni pubblicazione che andava in stampa, come si doveva un tempo fare) abbinammo, volutamente, il nome di Angelino Alfano, Ministro dell’Interno, perché un giorno non potesse dire di non sapere chi fosse la signora Regina Catambrone e la ong MOAS.

Per cui riteniamo che, pochi giorni dopo (diciamo il 20 settembre?), qualcuno, sapendo tutto di noi (io, in particolare sono un cattivo soggetto), un po’ di attenzione negli occhiuti uffici ministeriali, su queste sigle e su questi benefattori dell’umanità sofferente, l’ebbe a mettercela.

Noi, coscienza a posto e il Ministero dell’Interno, in moto. Questo, ingenuamente, ero convinto che fosse avvenuto. Poi, per emulazione (o furto?) grazie al dossier aperto dai colleghi, via via tutti gli altri. In poche parole riteniamo che le tecniche di recupero automatico in rete avessero stra-segnalato la vicenda.

Che nessuno caschi dal pero, cortesemente.

E come se qualcuno, preposto d’ufficio a guardare le spalle ai parlamentari della Repubblica, ai membri della Commissione Difesa o, peggio, del COPASIR, potesse raccontare di non sapere chi fossero le signore Aurora Bolici, Annamaria Fontana e i loro rispettivi mariti. Al massimo, giustamente, non lo può sapere il singolo parlamentare chi sia, faccio un altro esempio tra i tanti possibili, Claudia Gioia, mandante dell’assassinio del Gen. Licio Giorgieri, ma non certo i funzionari dei “servizi”. O che Aurelio Voarino (il travet di Ezio Bigotti) fosse il referente intimo dell’addetto dell’ambasciata kazaka Nurlan Khassen, coordinatore a sua volta del rapimento delle signora Shalabayeva, come da anni, non smentiti, sosteniamo. O che Carmelo Sparacino, detto Manuel, fosse il socio di fatto di Mario Traverso, Alberto Dell’Utri e di Francesco Pirinoli, nel business del braccialetto elettronico e nelle attività di noleggio delle tecnologie per le Procure della Repubblica. Se così fosse ci dovremmo cominciare a chiedere cosa cazzo facciano migliaia di servitori intelligenti dello Stato, da mane a sera.

Io, in verità, credo che spesso facciano il loro dovere, e anche bene, ma che molto del loro lavoro finisca negli imbuti stupidi della politica e perda ogni validità. Per questo e per altro, è ora, amici pentastellati, se vorrete cambiare la qualità dell’aria che si respira nel mondo delle strutture che devono garantire la sicurezza della Repubblica, di mettere mano a queste strozzature asfissianti e pericolose.

Concludo dicendo che, nell’era dell’informatica, se una pulce ha la tosse (e questo noi siamo anche se vanagloriosamente ci siamo chiamati Leo Rugens), qualcuno deve prendere il fonendo e auscultare perché, come dicevano (e forse ancora dicono) dalle parti della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, “bono a sapesse”.  E oltretutto, gratis. Che, di questi tempi, non è poco.

Oreste Grani/Leo Rugens che alla signora Regina Catambrone una sguardata gliela avrebbe cominciata a dare 740 giorni addietro.


REGINA CATAMBRONE, ARMA, CON MEZZI PROPRI (800.000 EURO) LA NAVE PHOENIX I (WWW.MOAS.EU) E SALVA NEL MEDITERRANEO, 300 MIGRANTI. A NOI SEMBRA UNA NOTIZIA. MA NON, COSÌ, AL MINISTRO DELL’INTERNO, ANGELINO ALFANO

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L’aveva promesso e l’ha fatto, ispirata da Papa Francesco. Nel Mediterraneo, straordinariamente descritto da Predrag Matvejevic e di cui spesso vi parliamo per le guerre e la contabilità tragica dei migranti che ci trovano la morte, accadono, viceversa, da millenni, le cose più diverse e meravigliose. Negli ultimi anni, gli avvenimenti, si portano dietro un segno quasi esclusivamente negativo se non, drammatico. Eppure, nel Mare Nostrum, in queste ore, qualcosa di straordinario è accaduto e, inspiegabilmente (?!?!), la politica italiana, sempre pronta a farci raccontare anche fatti marginali (leccare un cono gelato, farsi una doccia rinfrescante, organizzare gli orari dei treni perché coincidano con quelli degli aerei vedi Lupi), utilizzando i media di cui spesso detiene il controllo, tace, ad esempio, sull’Operazione MOAS (Migrant offshore aid station), attività umanitaria messa in atto dalla cittadina italiana (evidentemente molto ricca) Regina Catrambone e da suo marito statunitense, Cristofer.

Leggete (la vicenda è passata solo sulla rete ed è comparsa su alcune testate in tono minore) e diteci se non vi sembra una notizia:

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Oreste Grani/Leo Rugens

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