Tra De Bortoli e la Boschi è De Bortoli la persona attendibile!

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Soprattutto quando si tratta di dare segnali forti su poteri forti.

Si legge alle pagine 558-560 del primo volume (quando esce il secondo?) della trilogia “Massoni Società a responsabilità illimitata” redatto a cura del Gran Maestro Giole Magaldi con la collaborazione di Laura Maragnani:

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Come ben sapete da queste parti di attendibilità di una fonte ce ne intendiamo.

E che Giole Magaldi sia una fonte attendibile è certo. Quasi come che la Nutella sia buona e che è italiana e non francese.

Per cui direi che l’attacco alla pulzella (si fa per dire) è perché “suocera” intenda. È riduttivo ma questo sembra essere. Evidentemente lo scontro intorno all’Italietta è ripreso e questa volta la banda degli aspiranti wannabe toscani potrebbe non salvarsi. Uomini e donne.

Per chi non dovesse sapere quel che si dice da parte di Ferruccio De Bortoli sulla burrosa biancoepidermica ministra vi riportiamo ampi resoconti stampa, perché questo post rimanga a imperitura memoria (si fa autoironicamente per dire) nella rete, a sottolineatura degli aspetti salienti e interattivi di questa vicenda: si stanno muovendo i poteri forti interessandosi, per motivi complessi, anche della marginale e ininfluente Italia. Marginale e ininfluente come spesso dico di questo blog.

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Si legge da qualche ora nei media telematici che a minare il futuro politico di Maria Elena Boschi, ora, ci pensa Ferruccio De Bortoli.

L’ex direttore del Corriere della Sera, che già si scagliò con veemenza contro il Matteo Renzi in “odor di massoneria”, ora sposta il mirino sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Lo fa nel suo ultimo libro, “Poteri forti”. E in un’anticipazione diffusa dall’Huffington Post, si legge: “Maria Elena Boschi nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria”.

De Bortoli rimarca come “la domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere”. All’epoca, la Boschi era ministro delle Riforme, e aveva sempre negato di essersi interessata alle vicende della banca di cui padre, Pier Luigi Boschi, era vicepresidente.

Immediate, e violente, le reazioni del panorama politico. In prima linea Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle, che chiedono immediate dimissioni. “Se non si dimetterà – affermano – la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia”. Dunque il blog di Beppe Grillo, dove si legge: “Boschi vada a casa o faremo di tutto per mandarcela noi. E valuteremo anche possibili azioni sul fronte giudiziario. La misura è colma, non ne possiamo più” si legge in un post dal titolo ‘Lo scandalo Unicredit e la banca di papà Boschi #boschidiccilaverita’, firmato M5S”.

Dal fronte Pd, una prima replica è arrivata dal capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato: “È vergognoso e strumentale l’attacco M5S a Boschi teso unicamente a coprire i disastri di Roma o l’inchiesta sulle firme false a Palermo. Si occupino dei problemi della gente e non di fare gli aspiranti pm, visto che non hanno né le qualità morali né le capacità giuridiche”.

A stretto giro è arrivata, via Facebook, la replica della stessa Boschi: “La storia di Banca Etruria viene ciclicamente chiamata in ballo per alimentare polemiche. Vediamo di essere chiari: non ho mai chiesto all’ex AD di Unicredit, Ghizzoni, né ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere. Sfido chiunque e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore. Chi è in difficoltà per le falsità di Palermo o per i rifiuti di Roma non può pensare che basti attaccare su Arezzo per risolvere i propri problemi” ha concluso la Boschi riferendosi ai 5 Stelle.

E ancora:

Maria Elena Boschi finisce di nuovo nella bufera per il crac di Banca Etruria (di cui il padre era vicepresidente) stavolta per il modo con cui avrebbe tentato di salvarla.

A rivelare il retroscena finora inedito è Ferruccio De Bortoli nel suo libro Poteri forti: “Maria Elena Boschi nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria”, si legge in uno stralcio pubblicato oggi dal’Huffington Post, “La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere”.

Peccato che quella che allora era il ministro delle Riforme del governo Renzi abbia sempre negato di essere mai intervenuta o anche solo interessata personalmente alla vicenda della banca toscana.

“La storia di Banca Etruria viene ciclicamente chiamata in ballo per alimentare polemiche”, replica l’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio negando ogni accusa, “Vediamo di essere chiari: non ho mai chiesto all’ex AD di Unicredit, Ghizzoni, nè ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere. Sfido chiunque e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore. Chi è in difficoltà per le falsità di Palermo o per i rifiuti di Roma non può pensare che basti attaccare su Arezzo per risolvere i propri problemi” conclude.

Anche il Partito democratico difende compatto la Boschi. Ma la polemica è scoppiata. “Lo vedete adesso il conflitto di interessi?”, attaccano su Facebook i deputati Cinque Stelle, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, “La Boschi dovrebbe dimettersi all’istante dopo aver chiesto scusa agli italiani. Diceva che non si era mai interessata alla banca di famiglia ma è solo una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia. Il M5S non molla”.

“Indubbiamente la rivelazione di De Bortoli apre uno squarcio inquietante sui rapporti tra un ministro della Repubblica e l’ad di una grande banca per salvare Banca Etruria”, aggiunge Arturo Scotto (Mdp), “All’epoca della mozione di sfiducia di un anno e mezzo fa parlai esplicitamente di un conflitto di interessi potenziale. Ora sembra che questa tesi trovi una sua conferma. Penso che la Ministra Boschi debba spiegare subito in Parlamento di cosa si tratta. E il Pd debba prendere esplicitamente le distanze da questa commistione malata tra politica e affari”.

“Subito le dimissioni della ministra Boschi”, dice poi Matteo Salvini, “Nell’affare banche c’è dentro fino al collo… La Lega non dimentica: che fine ha fatto la nostra richiesta di una commissione d’inchiesta su Bancopoli? Sepolta in un cassetto?”

Questo è solo l’inizio di quanto da domani l’assidua frequentatrice (è un reato tale etichetta?) del ex premier Matteo Renzi si sentirà chiedere. La burrosa botticelliana, supporter del Matteo Nazionale, dalle prime risposte e dalle prime dichiarazioni, tende a spostare da Ferruccio De Bortoli, non certo una nullità nel giornalismo italiano, ai Cinque Stelle, il problema dell’accusa. Gli avvocati della Ministra, quindi, da domani, denunceranno Ferruccio De Bortoli, che nella telenovelas renziana disse a suo tempo la sua rispetto ad ipotesi di alone massonico (noi riteniamo – semplicemente – più corretto definirlo “para-massonico”) intorno al ragazzotto toscano, suo padre con barbetta, il super attivo Tiziano, Denis Verdini, il padre della Boschi e quel delinquente di Flavio Carboni? Non credo! Ritengo che la Boschi e i piddini più sfrontati, strilleranno contro i Cinque Stelle. La questione, viceversa, dopo l’intervento di De Bortoli, è chiusa. Nel senso che che è finalmente aperta. Se poi si riesce a cacciare la Boschi o meno, è un’altra storia.

Oreste Grani/Leo Rugens

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