I segreti delle formiche

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Nel febbraio del 2011, la rivista mensile “Formiche”, strumento intelligente di riflessione, ideato e voluto fortemente da Paolo Messa, coadiuvato e sostenuto a suo tempo da Alberto Brandani – cui abbiamo dedicato un piccolo post – e più recentemente, tra gli altri, da Chicco Testa, richiamava l’attenzione sulla “cyber minaccia” con numerosi interventi firmati da: Gianni De Gennaro, Edward N. Luttwak, Aldo Giannuli, Scott Stewart, Umberto Rapetto, Domenico Vulpiani, Roberto Setola, Sandro Bologna, Fabio Pinna, Sean Noonan; il pezzo “Obiettivo infrastrutture critiche” lo firmò invece Marco Andrea Ciaccia, collaboratore preparato e sensibile di Paolo Messa che, all’epoca, devo aver anche conosciuto nei miei uffici di Palazzo Cenci e in una visita che Messa mi organizzò presso la loro sede di Corso Vittorio Emanuele II, 18, nel cuore di Roma.

Ciaccia, tra l’altro, scriveva: “Gli attacchi cyber a reti pubbliche e private rappresentano un’eventualità da non sottovalutare, cui comunque l’Italia non è impreparata. Il nostro Paese può contare infatti sull’esperienza e le competenze accumulate dal Gruppo Finmeccanica. Piazza Monte Grappa ha aumentato gli investimenti in questo settore ed è in grado, per esempio, di offrire un servizio di Security operation centre che fornisce servizi di sicurezza da remoto e in maniera flessibile“.
Gianni De Gennaro, a sua volta, sosteneva che: “Per assicurare una reazione efficace in caso di attacchi è ora necessario coordinare gli attori interessati, ridefinire le attività delle strutture e rimodulare competenze e responsabilità“.
Ma soprattutto il prof Aldo Giannuli, da par suo, firmava un articolo breve ma, ancora oggi (di più forse), di grande interesse: “Lungo la rete corrono i segnali di questa nuova e diversa guerra che vede più che mai i servizi di intelligence come i suoi indiscussi protagonisti“. Ve lo abbiamo scansionato e potete godervelo tutto intero: giannuli 1      giannuli
Scott Stewart osservava che: “Ci sono numerosi obiettivi vulnerabili nelle società aperte dell’occidente, e i governi semplicemente non hanno le risorse per proteggerli tutti“.

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Con il rispetto dovuto a tutti gli altri esperti, considero la vera star del gruppo il generale Umberto Rapetto, maestro di una schiera di giovani fenomeni dell’informatica, alcuni anche conosciuti personalmente. Rapetto, da tempo immemorabile, come da lui con molta modestia denunciato, lanciava allarmi circa la vulnerabilità delle strutture telematiche nazionali da tempi immemorabili, una lezione che sembra essere stata raccolta e capitalizzata dal solo Beppe Grillo che con il generale ha una frequentazione ultra ventennale… L’intervento di Rapetto sottolinea che nell’era digitale il concetto di segreto chiuso in cassaforte non ha più senso, come la vicenda Assange dimostra ampiamente.
Chi deve avere recepito gli stessi allarmi lanciati da Rapetto sono i paesi baltici che hanno formato la “Küberkaitseliit (Lega di cyber-difesa, Kkl) il primo cyber-esercito in Europa. Nasce in Estonia, uno degli Stati più connessi, 1.139 punti di accesso wireless su una superficie di appena 45mila km quadrati, e quindi più a rischio di attacco informatico. L’Estonia è stato il primo Paese a subirne uno nel 2007, quando furono colpiti governo, banche e siti web di vari media. Per evitarne di nuovi, è stata rafforzata la cyberdifesa della nazione con ottanta “soldati” volontari tra ingegneri informatici ed esperti di sicurezza in Internet“.

A mo di conclusione raccolgo un po’ di pensieri sparsi. Domenico Vulpiani: “Negli Usa 90mila cybersoldiers sono stati riunificati, per contrastare eventuali offensive cibernetiche su obiettivi militari, sotto l’Uscc affidato al gen. Keith B. Alexander“.

Roberto Setola: “Di continuo si configurano scenari non esplorati, al punto che il governo australiano parla della necessità del thinking the unthinkable“.

Fabio Pinna: “Di recente il virus Stuxnet ha dimostrato come la guerra digitale sia uno scenario non più futuribile ma reale“.

Sean Noonan: “Una cosa è certa: le attività spionistiche cinesi procederanno senza sosta nel 2011 e sarà interessante vedere su quali obiettivi si concentreranno“.

Sono passati sei anni e in questo maggio 2017 abbiamo assistito a un attacco informatico che ha posto all’attenzione di tutti la magica parola Bitcoin, quale presunta moneta di riscatto per vedersi restituiti i dati del proprio sistema criptati da un virus. “Agiotaggio” o vero e proprio ricatto? Il parere di alcuni, non essendoci modo di pagare il riscatto, ci fa propendere per la prima soluzione. Staremo a vedere quanto si impennerà il valore di una delle tante monete digitali e quanti saranno indotti ad acquistarle in vista di attacchi futuri.

Oreste Grani e la redazione

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