Ogni promessa è debito, almeno da queste parti

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Mi rivolgo direttamente ad Aurelio Voarino, quello a cui iettatoriamente (quello faccio nella vita: porto sfortuna ai mancatori di parola data e quando mando una maledizione difficilmente mi sbaglio) avevo promesso che, prima dell’inaugurazione di Expo Astana 2017, le cose per loro (intendendo dire per Ezio Bigotti, le loro aziende e quindi di conseguenza per lui che fa il lacché di Bigotti da 15 anni) si sarebbero messe molto, molto male. Mi sto sbagliando o ci siamo, in quanto a date (io se fossi in voi andrei a vedere quando l’anatema è stato scagliato) e per la sostanza della previsione che – mi sembra – azzeccata al cento per cento?
Perché, se non lo avete capito, le vostre SOA (ed altro immaginandomi i vostri conti in banca!) ottenute sottraendole (o lasciandole in STI) a discapito della SIRAM (VEOLIA) sono traballanti. Comunque inutilizzabili perché non appena qualcuno sentirà fare i vostri nomi professionalmente metterà mano protettiva sul portafoglio o, qualcuno, ancor più prudente sul calcio della rivoltella. Difficile dare testate a qualcuno per intimidirlo. Più facile cominciare a dare testate al muro per vedere di farla finita dignitosamente. Quanto sono lontani i momenti di euforia quando in via Veneto mi mostravi, in uno stato d’animo che sfiorava l’eccitazione innaturale, la sentenza del Consiglio di Stato che vi dava ragione, fottendo i vostri ex soci Siram. La lettura di quel dispositivo mi lasciò perplesso e te lo disse un non addetto ai lavori quale sono io tanto era platealmente manipolativa e forzata per favorirvi. Comprata o ben indirizzata ma certamente non equa e come si sa dalle mie parti si pensa che senza equità non c’è sicurezza. E ora siete nella merda. Per oggi e per il futuro.

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Ciao, ciao Bigotti. Ciao ciao lacché di Bigotti. Ora vi rimane solo l’estero dove siete già prudentemente andati a posizionarvi. Ma non è detto che il ruggito del Leone ruggente non arrivi fino a dove pensiate di ricominciare. Come certamente sapete si è aperto il Salone del Libro di Torino, da dove, con grande intelligenza, avevamo ipotizzato di rifare iniziare il vostro percorso imprenditoriale di pentiti prima degli errori fino a quel momento fatti e poi successivamente e sussidiariamente utili alla Repubblica. Difficile capire cosa vi stesse dicendo quel vecchietto che prendeva gli autobus per raggiungervi nelle vostre dimore a cinque stelle, accompagnato da un signore più giovane che addirittura usava la bicicletta per spostarsi in una Roma a sali e scendi e che come unico titolo prestigioso esibiva il suo amore per la Filosofia Logica. Logica che se vi avesse sostenuto di più vi avrebbe dovuto suggerire di essere più attenti e rispettosi di persone, dall’aspetto sobrio ma che vi avevano messo in bocca espressioni quali: “In un momento storico e geopolitico di grande e drammatica complessità abbiamo sentito il dovere civile di sostenere presso il Salone Internazionale del Libro di Torino, l’iniziativa ideata da Omissis a favore del rafforzamento di un dialogo che veda, nella cultura, lo strumento di maggior conoscenza tra l’Italia e la repubblica del Kazakhstan“.
Firmato Il Console Onorario Ezio Bigotti.

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Ma non era banalmente meglio onorare gli impegni assunti (per gente che si butta in operazioni per pulire i cessi per 2.700.000.000 che cosa erano poche decine di migliaia di euro?), seguire lo sgancio che vi avevamo consigliato (caro Bigotti, guardi con giudizio la data in cui le dissi che lei era troppo biricchino e che doveva smetterla se non voleva finire male) da tutta quella merda rappresentata dai Global service? Lei forse non lo ricorda (ma io sì) quando le ho ripetuto più volte che lei era biricchino e che era ora di smetterla.  Lei mi guardava perplesso perché era evidente che secondo i suoi parametri quel questuante un po’ straccione non poteva essere in possesso di nessuno strumento di analisi capace di fargli fare una previsione così certa. La vita è bella e complessa perché consente anche a gentarella come voi di avere l’opportunità di ascoltare persone sapienti come quei due signori che erano nei vostri uffici di Via Bissolati 20. La vita  è meravigliosa perché consente anche questi contatti e poi permette a ometti come voi di buttare al vento l’opportunità.
Ora vi rimane la selva oscura in cui vi siete andati a ficcare certi come eravate che avere amicizie altolocate (ai vertici?) nei “servizi” vi avrebbero protetto a vita. I direttori, ve lo dissi, anche quando sembrano potentissimi, sono a tempo determinato.

MA SE FACEVATE I PULITORI DEI SERVIZI IGIENICI PERCHE’ QUALCUNO  – DI INTELLIGENTE – NEI “SERVIZI” VI AVREBBE DOVUTO REALMENTE PROTEGGERE?
O PEGGIO, PERCHÉ PER UNA PARCELLA ABILMENTE E SUBDOLAMENTE PAGATA (CON LA VOLONTÀ DI AVVELENARE QUEL POZZO SIN DAL PRIMO GIORNO) VI AVREBBE DOVUTO SALVARE QUANDO SI FOSSE ARRIVATI DALLE PARTI DELLE PROCURE DELLA REPUBBLICA?
Voi (guardate le date) avevate una sola via di uscita: credere a quei due tipi strani che vi offrivano di lasciare il terreno del malaffare e proiettarvi, con onesta di intenti e di redenzione, sul terreno strategico dell’innovazione tecnologica made in Italy da esportare in Kazakhstan.
Per cominciare. Io vi parlavo di robotica, di energia catturata in quota grazie al vento, di vettori capaci di lanciare in contemporanea decine di satelliti e voi pensavate ai cessi di Roma centro.
Chi semina vento raccoglie tempesta. Non vi dico quando, ciucci presuntuosi, avete pensato, cambiando l’Ambasciatore kazako, di andare a colloquio, da soli. “Ciucci presuntuosi” è un vero eufemismo. Ma sapete cosa voglia dire eufemismo? Temo di no.
Forse vi sarà più chiaro il significato di “cazzi vostri e del medico che vi dovrà curare”.
E questa è stata la mia responsabilità.
Giustamente, non solo me la accollo ma è giusto che ne abbia pagato le conseguenze: a due come voi non dovevo suggerire dover essere la cultura che si fa impresa e che l’intelligence economico, se non riesce a stare in rapporto simbiotico con quello culturale, è destinato a soccombere.
Tecnicamente l’aver suggerito tali considerazioni si chiama: perle ai porci dove, è chiaro, il Progetto Energie Superiori erano le perle e voi due i porci.
Sempre pronto a ribadire le mie farneticazioni e le mie offese nelle sedi dove riterrete. Anche nel vicolo buio e cieco dove vi siete andati a cacciare. Basterà che Bigotti lasci casa, una volta tanto, coltello e pistola.
Ma se ci penso bene potete venire anche attrezzati perché, se mi ricordo chi sono stato, abbbbasto io. A mani nude.
Per ora godiamoci lo sfrigolio della graticola e le curiosità della rete che cominciamo ad interpretare: chi è la moglie di Bigotti e chi è la moglie di Voarino, si chiedono, nel recondito web, in modo petulante, dei cittadini curiosi.
Appena ce la sentiamo, vecchi, malati e stanchi come siamo, proviamo noi a dirvelo. In spirito di servizio, come al solito.
Oreste Grani/Leo Rugens

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