Cosa potrebbe legare Lilli Gruber a Donald Trump?

Le foto di Trump in Arabia Saudita

Tra un mondo dominato da binomi alla Trump più il re saudita di turno e la rivolta permanente, anche sanguinosa, contro la tirannia della industria bellica americana, starò sempre con la rivolta ideale, etica, morale, libertaria e liberale contro gli urlogisti tirannici, statunitensi o meno che siano. Sarei per la rivolta anche se destinata, ovviamente, alla sconfitta.

I sauditi, vediamo di non dimenticacelo, sono quelli che decapitano (anche per strada) le donne, se “sgarrano” secondo le loro usanze tribali perché chiamarle leggi mi sembra cosa inopportuna.

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Tagliano la testa, quando non le lapidano. A guardarli questi signori in bianco si rimane esterrefatti a pensare che per il petrolio di cui siamo diventati schiavi devono essere gli arbitri della vita di milioni esseri umani. Peggio i capi di Stato, alla Trump, a vederli camminare, ad osservarne la mimica facciale, a sentirli parlare, a cercare di cogliere la ratio delle loro decisioni lasciano attoniti sui meccanismi che muovono il consenso e il potere nel Mondo. Dobbiamo accettare ormai che il Pianeta sia dominato da persone di questa mini statura anche se sembrano degli spilungoni?

Dopo il disastro cominciato in Corea nel 1950, proseguito con tutto quanto combinato in Sud America le cui conseguenze ancora si leggono in Brasile e Venezuela, senza rimuovere le degenerazioni psicopatiche (torture, torture, torture) alimentate, per anni, in Argentina e Cile, per finire con le follie consumistiche (parlo di tonnellate di cocaina prodotte, trafficate e consumate prioritariamente negli stessi luoghi dove si adora e si esalta il business sulle piazze affari delle borse nord americane dove si è sempre alla ricerca di come rastrellare altro denaro, altro denaro, altro denaro per potersi permettere l’acquisto di chilometri di cocaina raffinata in modo da poter avere altro coraggio, altro coraggio, altro coraggio per vivere una vita inutile come si è obbligati a vivere) indotte in Messico, Colombia o ovunque la povertà induca a coltivare, raffinare, trafficare droghe per soddisfare gli assuntori statunitensi, eviterei di rimuovere che questi tipi bizzarri hanno messo in moto il disastro di Baghdad, di Kabul, in tutto il Mediterraneo, in Siria, nel corno d’Africa, ovunque sia stato possibile mettere bocca e stivali. Nei Balcani tra l’altro.

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Ma in mano a chi vogliamo lasciare il residuo delle nostre vite e quelle dei figli e quelle di chi ha nipoti? Le classi dirigenti statunitensi, con pochissime eccezioni (quando si affacciava, negli anni ’60, il pensiero latomistico di Robert Kennedy e di Martin Luther King, qualcuno ha pensato bene di trucidarli entrambi), dopo la fine della seconda guerra mondiale, hanno solo infilato comportamenti condizionati dal discorso sincero di Dwight David Eisenhower sulla compulsiva fame di business da soddisfare eternamente e che il Molok delle industrie belliche ha imposto, a guerra mondiale finita. Si sapeva fare quello e quello si doveva continuare a fare e mai si doveva consentire di cambiare strada.

Ogni arma fabbricata, ogni nave da guerra inaugurata, ogni missile lanciato comporta, a ben vedere, una specie di furto ai danni di coloro che sono affamati e non hanno nutrimento, di coloro che hanno freddo e non sono vestiti. Questo mondo in armi non sta solamente spendendo denaro. Sta spendendo il sudore dei suoi operai, l’intelletto dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani. Questo non è affatto un modo di vivere legittimo e sensato. Dietro alle nubi di guerra c’è l’umanità appesa ad una croce di ferro.

Dwight David Eisenhower (16 aprile 1953)

Tutto è banalmente leggibile in questa chiave interpretativa. Qualche luce flebile ha provato a contrapporsi ma le tenebre hanno prevalso. E di questo problema irrisolto della Luce e delle Tenebre che Trump, in arrivo a Roma in visita a Papa Francesco, incarna da par suo, dovremmo parlare con libertà di pensiero. Ormai è chiaro, dopo il lingua in bocca con il repellente saudita, che Trump è un’altro (fin che dura!) demone consumistico del sangue da far scorrere perché la pace non scoppi mai. Un piazzista di armi cosa volete che possa provare davanti ai sauditi tagliatori di gole se non esaltazione? Lui e la sua attuale moglie e i suoi parenti stretti. Moglie a capo scoperto (così qualche cazzata i giornali possono dirla) ma ignorante del fatto che dove si è trovata a sorridere alle donne tagliano la testa se sorridono quando non devono.

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Ma chi se ne frega se i sauditi decapitano le donne, direte. Mi raccomando, continuiamo a fare business con loro! Ma chi se ne frega se i sauditi sono i finanziatori dei fabbricanti di terrore che, ad esempio, per 12 anni (semplifico il periodo preso in esame) anche in Italia hanno lasciato un lunga striscia di sangue. Adesso i loro sicari non vi accoppano perché hanno altro da fare. Per ora. Non sto mischiando momenti diversi e mandanti diversi. È il contrario. Vi confondono continuamente cambiando sigle e nomi di difficile memorizzazione ma il mandante e sempre lo stesso: il groviglio putrescente tra armi, droga e petrolio che ha origini negli odi tribali e semireligiosi che maturati non si sono, dopo secoli, mai risolti. Prima rompevano il cazzo relativamente ma da quando sono ricchi possono farsi la guerra ovunque. E per farsi la guerra ovunque la fanno tra la gente in modo da alimentare gli odii e le opportunità di consumare armi. I sauditi sono nemici delle convergenze evolutive delle genti e dei popoli perché esse porterebbero inevitabilmente alla convivenza pacifica. Alimentano l’odio che non consente l’evoluzione perché interrompe, anche sul nascere, le vite. Vorrei cominciare a sentir parlare seriamente di questi grovigli putrescenti.

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Mi chiedo, da ore, se la signora Lilli Gruber, sempre così attenta al tremore del pizzo delle mutande di Beppe Grillo e delle donne pentastellate, si sia posta il dubbio se fosse giunto il tempo di una sua trasmissione, tutta dedicata all’episodio della decapitazione in Arabia Saudita (gira in rete) eseguita per strada, pare nel lontano luglio del 2016, di una donna, in presenza di poliziotti ed altri maschi, tanti e indifferenti (se non partecipi) a quanto stava accadendo.

Mi chiedo (che strane curiosità mi vengono) se la signora delle 8 e mezzo, sul canale La 7, abbia mai fatto approfondire se ci si trovi di fronte ad una bufala o un episodio vero e clandestinamente documentato. Se fosse una bufala, la notizia è che un sito israeliano si inventa una tale cazzarata.

Nel caso che, invece, sia tutto vero, mi chiedo se la signora Gruber, sempre interessata a parlare dell’età della moglie di Macron, sia pronta ad una trasmissione in cui vengono nominate le aziende italiane che fanno business con quei suini dei sauditi. Oltre ai nomi delle aziende compromesse, sarebbe interessante elencare i nomi dei suini italiani che le dirigono e i nomi dei suini che, in sede politica, li proteggono e li favoriscono negli affari. Perché, non ve lo dimenticate, c’è gente in Italia che, con i soldi che guadagna con i sauditi, compra alle proprie figlie (femmine quindi) le scarpe, il motorino, la macchinuccia elettrica, le lezioni di golf, i libri per studiare, i bikini da indossare.  C’è gente in Italia che fa soldi con i sauditi e alle zoccole che frequenta per diletto, oltre che i profumi e i balocchi, compra perfino i lubrificanti per farsi fottere più agevolmente. Per non parlare di quelli che amano farsi sodomizzare da nerboruti ragazzotti nordafricani che pagano lautamente sempre con i soldi guadagnati con i sauditi.

La liste nere e le sanzioni si devono mettere in atto solo contro alcuni paesi?

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Veda, cortesemente, signora Gruber, di farsi venire un dubbio, in occasione delle imminente visita a Roma di Donald Trump, relativo alla bufala (o meno) a cui facciamo riferimento e, viceversa, se per caso la cosa fosse realmente accaduta, di cominciare a stilare le liste di quelli da sputtanare.

Dico tanto per dire perché il suo editore/padrone (Cairo) non glielo consentirebbe. Se trovasse il coraggio di parlare finalmente di una cosa seria e se per averlo fatto dovesse perdere il posto, potrebbe provare con la tanto vituperata Casaleggio che, viceversa, ci scommetto, la notizia (se vera) gliela farebbe dare e commentare .

Ma questo è un’altra dimensione del mondo dell’informazione che parte da Trump e arriva a Gruber.

Oreste Grani/Leo Rugens

12 anni scia sangue

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