Il lungo viaggio di Laura

Biagiotti-Ariela

Laura Biagiotti e Ariela Parracciani

Se ne andata (ma dove si va, se si va da qualche parte?) anche Laura Biagiotti.

Quando muoiono persone che si sono conosciute, frequentate, apprezzate, il Grande Dubbio ti attanaglia per un tempo che si fa sempre più intenso e lungo, se questa dunque sia la fine. Man mano che cadono gli altri da noi, non crediamo (non vogliamo credere), non vogliamo crederlo che questa sia solo la fine. Perché cominciamo a dirci,  in modo consolatorio, quale sarebbe lo scopo del grande dramma dell’evoluzione, nel quale ci sembra man mano che invecchiamo di intravedere l’arte suprema del Drammaturgo, se tutto dovesse finire.

Ho riportato in un’altro post (non ricordo quale) che per esorcizzare il terrore già Lucrezio sosteneva che la morte non esiste dal punto di vista soggettivo: quando c’è lei non ci siamo più noi. E quindi – semplifico – non lo sappiamo di essere morti. Laura Biagiotti lo sappiamo noi che è morta. Viviamo quindi solo la morte dell’altro. Chissà se esiste un resto?

La raffinata signora del cachemire per alcuni anni affido la sua immagine nel web alla mia compagna di ieri e di oggi, l’artista Ariela Parracciani che seppe – evidentemente – soddisfarla.

HComitatoLeonardo

La signora, come potete immaginare, era molto esigente. E questo mi rimane paradossalmente della sua presenza nei nostri uffici di san Lorenzo in Lucina: era temuta nel mondo del lavoro ma con noi era sempre calma e contenta delle soluzioni artistiche e delle realizzazioni grafiche che Ariela le proponeva. A lei e alla sua giovanissima erede Lavinia che in quei tempi muoveva i primi passi responsabili nella conduzione del Gruppo. Ho il ricordo anche di tanto lavoro fatto dalle due signore, Ariela e Laura, sedute vicine, per il progetto confindustriale “Comitato Leonardo” che per un lungo periodo la Biagiotti guidò. Stiamo parlando di Pininfarina, Tronchetti Provera, Coin, De Benedetti, Gros, Aulenti, Abete, Toscani, Loro Piana, Antinori, Zonin che rappresentavano l’ennesimo tentativo di fare sistema della genialità italiana troppo spesso lasciata senza le “spalle larghe” di uno stato intelligente “alle spalle”.

Quando muore qualcuno che ho conosciuto per “lavoro” mi accorgo di quanto sono vecchio e di quanto lavoro ho fatto.

Oreste Grani/Leo Rugens

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