Che succede ragazzi? Si spengono le stelle?

Leggo un articolo documentato a firma di Marco Damilano, giornalista serio, formatosi in una fucina atipica – Segno nel Mondo – periodico dell’Azione Cattolica, dedicato a un “giro di valzer” (la sintesi di giudizio è mia) del M5S ad opera di Davide Casaleggio e di non si capisce chi altro.

Dietro l’espressione “giro di valzer” si cela, solitamente, l’idea del tradimento.

Pubblico l’articolo che mi ha ferito e lo faccio precedere da un post di quelli che uno si augurerebbe di non dover mai scrivere.

La cosa che mi continua a colpire in questa vicenda politica del M5S (che seguo/osservo/sostengo da quando è nato) è che prima, per anni, a prendere le decisioni, secondo alcuni osservatori, erano Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio (e il suocero iraniano di Grillo) e poi, morto il suocero di Beppe, scomparso recentemente Casaleggio padre, in evidente declino di energie e di volontà Grillo, il patrimonio di nove milioni di voti sarebbe passato, quasi fosse un’eredità, al ormai maturo Davide che appare circondato, da alcuni mesi, da personaggi con cui, viceversa, sarebbe opportuno dialogare con prudenza o, almeno, assistiti da qualcuno che degli interlocutori conoscano vita, morte e miracoli e, comunque, ne sappiano interpretare i comportamenti improvvisamente collaborativi e seduttivi.

Ho centrato la previsione dei risultati elettorali del M5S quando era difficile farlo; sapevo chi fosse Luigi Bisignani, quando la gente ne ignorava l’esistenza; nella mia lista nera personale, Paolo Scaroni compare sin dal 1992; considero l’ENI, dopo la morte di Enrico Mattei, un corpo alieno al Paese e pericoloso per gli interessi della nostra gente, nel suo operare in Italia e all’Estero.

Sono perplesso e addolorato e non mi consola essermi chiesto, per primo, più volte e in assoluta solitudine, perché mai quella sera (Rodotà -Rodotà) Giuseppe Grillo da Genova non fosse arrivato a rispondere a quella folla coraggiosamente riunitasi davanti a Palazzo Chigi, nel tentativo estremo di salvare la democrazia in Italia. E per democrazia non intendo quello a cui stiamo assistendo.

Oreste Grani/Leo Rugens

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