È passato tempo e vorrei sapere che fine hanno fatto i libri del professore Gerardo Marotta!

È passato tempo e vorrei sapere che fine hanno fatto i libri del professore Gerardo Marotta!

Oreste Grani/Leo Rugens

IL CAPITALE CULTURALE E L’ENERGIA VITALE DI UN PROGETTO. IL LIBRO E LA PAROLA SONO TUTTO

Statua di Giuseppe Mazzini, Pisa

La nostra Italia oggi possiede, formalmente, libertà e democrazia, ma gli italiani rischiano di non sapere più cosa farne, poiché sono entrati in crisi i meccanismi di rappresentanza politica e sociale. Un tempo gli aventi diritto al voto esprimevano le proprie opinioni sulle possibilità di sviluppo della società aderendo ad impostazioni ideologiche rappresentate dai rispettivi partiti.

La forza della democrazia era quella di portare tutti gli individui ad essere partecipi delle decisioni pubbliche. Il superamento delle ideologie ha portato progressivamente alla trasformazione del confronto politico in una sorta di campagna di marketing. Non si propone più un modello di sviluppo, specchio di valori, ma si tenta di convincere gli elettori con campagne tutte impostate in chiave tattica.

I cittadini hanno decretato, con la loro quasi totale astensione dal rito del voto, la fine anche di questo perverso tentativo “marketing oriented”.

Il rischio che le elezioni non esprimano più scelte maturate con accortezza, ma rispondano semplicemente a momenti emozionali, sta diventando un problema per la gestione della cosa pubblica, impedendo di fatto la possibilità di assumere decisioni nel lungo periodo. Il notevole crescere di forme di astensionismo in stati a democrazia consolidata è la risposta che molti elettori stanno dando al sistema. In Italia stiamo vivendo, pericolosamente, l’ultima fase di una degenerazione.

Non capire per cosa si vota, induce a non andare a votare.

Ad esempio, quanto sta accadendo intorno al patrimonio artistico monumentale del Paese e, in particolar modo, l’abbandono in cui la colpevole, grezza, affaristica classe dirigente politica vorrebbe lasciare le biblioteche, ci obbliga ad un gesto di legittima e doverosa rivolta in difesa dei soggetti deboli quali sono i libri giacenti e disconosciuti destinati al saccheggio degli avidi.

È ora di ergersi in difesa dei giacimenti culturali intesi non come solo opportunità per fare affari, come alcuni vorrebbero, ma come risorsa strategica necessaria alla sovranità nazionale.

Difendere le nostre biblioteche, i nostri libri è, quindi, una questione di sicurezza nazionale. E come tale andrà trattata.

È una guerra quella che stiamo dichiarando.

E come è necessario fare in guerra, cerchiamo alleati. Per questa difesa intelligente del patrimonio culturale ed in particolare delle biblioteche, la Chiesa di Papa Francesco, con i suoi evidenti segni di moralità e per quanto nei secoli ha saputo fare per le arti e la cultura, può essere elemento determinante per questa vittoria necessaria.

La Chiesa, guidata da Papa Francesco, può arrivare ad essere l’asse portante su cui rifondare il benessere della vita umana e da cui far discendere l’idea di un ruolo ritrovato e una sorta di supremazia dell’Italia, sede di fatto, del dominio morale del Papato. Con una visione della società fondata principalmente, sia pur non esclusivamente, sulla religione e sull’”ascolto” e il “rispetto” dell’opinione pubblica dove la ritrovata tradizione della Res Publica, la fede religiosa e, soprattutto, la superiorità etico morale di un pontefice sostenuto dal tessuto connettivo di un “esercito di religiosi” a Lui leali darà, alla smarrita pubblica opinione italiana, il senso di una guida in un momento storico difficile.

Guida colta, consapevole delle complessità che aspettano l’Umanità, indirizzata sulla via della necessaria elevazione spirituale che la cultura e i suoi fedeli alleati, i libri, concorrono a determinare. Chi in Italia volesse assumere responsabilità politiche non potrà non tenere conto di quanto sta accadendo in Vaticano. Veniamo alla necessaria azione.

Nella Napoli degli osceni sprechi, (Regione: peculato, avvisi a 53 consiglieri Non c’è Caldoro) giacciono i trecentomila (300.000) libri dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici senza più visibilità e protezione.

iisf – Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
 · diploma d’onore del parlamento europeo ·
Via Monte di Dio 14 – Palazzo Serra di Cassano – 80132 Napoli – tel.: 081.7642652 · fax: 081.7642654 · mail: info@iisf.it

Alla c. a. del ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo Ornaghi,
e del presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro

Illustre Ministro,
Illustre Presidente,

la Biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, messa insieme da Gerardo Marotta in mezzo secolo di pazienti ricerche presso fondi librari e antiquari in tutta Europa, costituisce il nucleo fondamentale dell’Istituto fondato nel 1975 a Roma, nella sede dell’Accademia dei Lincei, da Enrico Cerulli, Elena Croce, Pietro Piovani, Giovanni Pugliese Carratelli e Gerardo Marotta, che ne è anche il presidente. La Sovrintendenza ai beni librari della Regione Campania ha riconosciuto nel 2008 il valore di questa raccolta, che oggi conta circa trecentomila opere, dichiarando che essa “presenta i segni di uno sforzo ragionato di gestione e sviluppo, frutto, non di casuale sedimentazione, ma delle attività di studio, ricerca e formazione promosso dall’Istituto di appartenenza”. La delibera, attestando “il grande valore bibliografico e culturale” della biblioteca, decreta “la necessità di salvaguardarne l’inscindibile legame con l’Istituto di emanazione” e “l’opportunità e l’utilità sociale di predisporne le migliori condizioni di fruizione pubblica”.
Fu in questo spirito che la Regione, già nel 2001 con delibera n. 6039, individuò come sede della biblioteca i locali dell’ex-CONI in Piazza Santa Maria degli Angeli n. 1, a pochi passi da Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto, al fine di garantire la necessaria vicinanza tra la biblioteca e il luogo in cui quotidianamente si svolge un’intensa attività di seminari, così da assicurare la fruibilità del patrimonio librario al vasto pubblico di studiosi e ricercatori. Venne dunque formulato un progetto che, tenendo conto dei locali disponibili e dello spazio occupato dai volumi, consentisse, attraverso un sistema di scaffalature compatte, una sistemazione adeguata, congrua e razionale della raccolta.
Tuttavia, inspiegabilmente, l’attuale Giunta regionale emana nel 2011 un nuovo atto che opera una radicale inversione di rotta rispetto al complesso processo iniziato dieci anni prima: con la delibera n. 283 si inseriscono due elementi che minacciano di stravolgere letteralmente il progetto originario per cui erano stati stanziati anche specifici fondi europei. Viene difatti prospettata per i locali individuati l’utilizzazione «come fondo iniziale dei volumi che obbligatoriamente vengono trasmessi in copia alla Regione Campania da editori e aziende tipografiche allorquando pubblicati» e l’attivazione di una «Biblioteca pubblica “a scaffale aperto”». Ciò significherebbe non solo sfregiare l’armonica razionalità interna della raccolta dell’Istituto, che la rende specchio di una dimensione culturale internazionale, con l’inserimento di un fondo avente come unico criterio quello dell’appartenenza geografica regionale, ma significherebbe soprattutto impedire materialmente l’allocazione della biblioteca dell’Istituto, la cui dimensione è tale da occupare per intero lo spazio dei locali e solamente qualora sia rigorosamente seguito il progetto delle scaffalature compatte.
L’estenuante lentezza e l’infelice esito di questo processo testimoniano la trascuratezza con cui è stato considerato negli ultimi anni l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che secondo l’UNESCO non ha termini di paragone nel mondo e che oggi, privato dei fondi necessari al suo pieno funzionamento, rischia di dover chiudere. È inaccettabile assistere a questo avvilimento dell’Istituto e alla sepoltura della sua biblioteca in un triste deposito, un ex capannone industriale di Casoria, per opera della miopia e dell’inerzia ostinata di alcuni dirigenti amministrativi.
Chiediamo, pertanto, che la Regione revochi la delibera del 21 giugno 2011 e ripercorra con urgenza la strada tracciata dalle delibere dell’amministrazione Bassolino e della Sovrintendenza bibliografica regionale, aprendo finalmente al pubblico un grande patrimonio librario, e che, su sollecitazione del Ministero dei Beni culturali, il Governo presenti un disegno di legge al Parlamento diretto a garantire un finanziamento stabile per l’Istituto che consenta di ripianare gli oneri finanziari derivati dal ritardo, quando non dal venir meno per alcuni anni, degli stessi contributi, e che permetta il pieno svolgimento delle sue attività di ricerca e della sua funzione civile.

Che i libri di Giuseppe Marotta e di tutte le biblioteche d’Italia siano i nostri alberi del Gezi Park di Taksim (Istanbul) e che piazza del Plebiscito a Napoli, splendida e trasudante cultura, sia la nostra Piazza.

Oreste Grani

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