Forse, hanno paura di vincere

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4 ottobre 1936, dimostrazione antifascista a Londra

La verace, onesta, senatrice romana, Paola Taverna (M5S), giustamente, intravede trappole e polpette avvelenate nella generosità del duo Berlusconi-Renzi. Non rimuovendo che in realtà di un trio si tratta: Denis Verdini, trama e supporta i gattopardi partitocratici con l’abilità di sempre.
Far tornare i conti in campo elettorale è una scienza e non ci si improvvisa in questa disciplina. Non so che fine abbia fatto Peppino Calderisi ma, se fosse di giro, potrebbe confermarvi la mia affermazione.
In una situazione in cui le carenze della sinistra e del variegato mondo pentastellato hanno consentito ad uno come Silvio Berlusconi, certamente condannato come imprenditore /politico facilitato dalla Mafia in quanto il suo vero braccio destro, Marcello Dell’Utri, a sua volta è andato condannato definitivo proprio in quanto appartenente alla criminalità siciliana, di tornare centrale nel panorama, sia pur depresso, del dibattito politico italiano, la situazione è veramente pericolosa. A giorni, nove, si vota in centinaia di comuni ma i risultati non aiuteranno a fare chiarezza ne saranno un vero trampolino di lancio per le politiche. Il M5S non vincerà a Palermo (e sarebbe stato importante farlo); non vincerà a Parma e non vi devo dire come sarebbe stato importante vincere. Non vincerà a Taranto, dove l’ILVA doveva diventare un macro test e invece è finita nelle mani della Famiglia Marcegaglia senza che un solo fiato sia stato emesso in modo consapevole su cosa questo stia a significare. Il M5S non vincerà a Genova, è questo, per mille motivi, altrettanto non doveva succedere. Comunque, tranne piccoli calcoli di nuovi sindaci e nuovi consiglieri comunali che ovviamente prima non c’erano, niente, dalle parti del cielo pentastellato, avverrà che assomigli ad una vigilia di vittoria nazionale.

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Mr. Mosley (che il figlio si facesse frustare da donne vestite da internate dei lager dovrebbe fare pensare…)

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Perché questo stia succedendo ci sono gli addetti ai lavori per raccontarvelo.
Leo Rugens, ne prende atto e si dispiace di questo stato di cose diffuso che suona frutto di una paura di vincere o di una scelta (e sarebbe gravissima) mirata a non vincere. Capisco che assumere la guida dell’Italia in queste circostanze geopolitiche è una cosa cazzutissima, soprattutto dopo che uno si è andato a fare una passeggiata negli USA ma avere ora paura non è decoroso. Forse alle creature qualcuno gli doveva dire che se uno va per questi mari (il potere e la guida della Repubblica) questi pesci si doveva preparare a pescare.

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Non si possono tenere congelati oltre nove milioni di voti “rivoluzionari”, pompierando, da anni, ettolitri di camomilla, perché alla fine nulla cambi.

Il tutto nella terra dei Gattopardi.

Oreste Grani/Leo Rugens

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