Ci vuole uno stuolo di psichiatri/diplomatici per fermare questi pazzi!

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Gli iraniani, solo pochi giorni addietro, si erano espressi elettoralmente, in larga maggioranza, perché il loro Paese assumesse atteggiamenti di dialogo culturale internazionale e perché i loro governanti si indirizzassero verso scelte di natura geopolitica certamente miranti a rimuovere l’immagine di uno Stato confessionale dove non troppi anni addietro, va onestamente ricordato, venivano pronunciate frasi da parte del presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Mahmud Abmadi-Nejad del tipo: “… dobbiamo cancellare il regime di occupazione (intendendo Israele) dalle carte geografiche”.

Aggiungendo che “sarà eliminata questa macchia disgraziata dal mondo islamico”.

Perché nessuno al mondo non capisse di cosa stesse parlando aveva aggiunto: “Un mondo senza gli Stati Uniti d’America e sionismo è possibile”.

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Direte che queste parole sono state dette molto tempo addietro (ormai 12 anni qualcuno li potrebbe ritenere secoli) e in altra condizione geopolitica. Di mezzo ci sono certamente gli otto anni di Barack Obama, tanto vituperato dai cazzafrulloni di mezzo mondo ma di cui si vedrà il valore alla luce di quanto ha impedito che avvenisse ora che alcune cose di natura catastrofica e irreversibili stanno per deflagrare sul Pianeta, che, occasionalmente, ricordiamo esserci stato dato “in prestito” e “a tempo determinato”.

Raramente quando un capo di uno Stato invoca la liquidazione di un’altro stato non ci si trova davanti un cazzo di problema. Problema che non mi sembra sia stato affrontato, in questo decennio trascorso, con volontà di, usiamo la parolaccia, Pace.

In quel momento Mahmud Abmadi-Nejad parlava di quel lembo di terra dove gli scampati dal tentativo di sterminio nazifascista si erano radunati perché non avvenisse mai più che qualcuno tentasse di cancellarli dalla faccia della Terra.

Due Paesi (Israele e l’Iran) dove i rappresentanti delle due religioni contano troppo perché noi altri si possa dormire sonni tranquilli.

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Tra poche ore risentiremo parlare di Grande Satana e queste espressioni irrazionali e grezze nelle loro radici ci spingeranno verso il baratro. Tenete conto che ieri gli attentati hanno colpito il Mausoleo di Khomeini in un Paese dove sfilavano in parata sofisticati Shahab-3 con scritto, lungo il vettore, “Schiacceremo Israele sotto i nostri piedi”. E questo in un paese difficile da capire nei suoi funzionamenti anche statali tanto da avere un organismo di governo che si chiama “Consiglio per i pareri di conformità” che sfido chiunque di voi a sapere cosa faccia e cosa decida. Tanto meno uno che si chiama Guida Suprema o altre strutture tipo Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione o, spero di non sbagliarmi, Assemblea degli esperti tutti religiosi.  Israele è un posto dove gli ortodossi ragionano con oscurantismi religiosi altrettanto difficili da essere conosciuti. Tra un po’ vi spingeranno a stare con questi o con quegli altri. Così come tra il pazzo del Nord Corea e chi ha vinto poco tempo addietro le elezioni svoltesi nel Sud. Siamo sull’orlo del baratro (perché ci siamo) e in Italia di politica estera ne sappiamo sempre di meno. E invece conta solo la politica estera come in questo marginale ed ininfluente blog da sempre sosteniamo.

Apriamo occhi e orecchie o ci sembrerà normale che l’Hitler di turno dica che i Sudeti sono suoi, che gli si deve ridare Danzica, che tutti gli ebrei del mondo devono essere sui schiavi.

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L’Iran si è sentito per anni  accerchiato dalle mosse pre attacco che venivano attuate in Afghanistan e in Iraq. Israele manco a dirlo in termini di nevrosi da accerchiamento e paranoie soffocanti. Un Mondo fragile sull’orlo di una crisi di nervi dove di colpo uno potrebbe  mettersi a spaccare tutto. Lo fanno gli individui. Potrebbero farlo i governi che sempre di individui sono composti. Ci vuole uno stuolo di psichiatri (metafora per diplomatici) di altissimo livello professionale ed esperienza che irrompano e si mettano subito all’opera. Ma temo siano una categoria professionale in estinzione. Potremmo chiedere ad Angelino Alfano se se la sente. O, forse, meglio, Crozza-Razzi.

Oreste Grani/Leo Rugens

Per non farsi mancare nulla fa capolino, un’ora addietro, un po’ d’esplosivo a Kiev, capitale dell’Ukraina.  Ricordate l’Ukraina?

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