Leggete, saccheggiate e sappiatene fare buon uso

le memorie di un fesso

Qualcuno dei frequentatori più assidui di questo marginale ed ininfluente blog mi ha chiesto di tornare sul testo che dichiaro di aver consegnato personalmente (oggi aggiungo che quella consegna avvenne nel corso di uno dei colloqui che ebbi con il Comandante Vicario, gen. Roberto Santini, presente il colonnello – allora questo era il grado – Oreste Liporace) intitolato “Ubiquità, ovvero la dimensione necessaria di un’Intelligence culturale” e di farlo contestualizzandolo al periodo che va da quando fu pensato ed elaborato (dicembre 2005) a quando ho dovuto frequentare, per i mesi successivi, il Comando Generale dell’Arma e il signor generale. L’ufficiale che mi soprannominò, con arguzia, l’Uomo dai cerchi concentrici.   

Languiva un Governo Berlusconi e alla Difesa c’era il ministro Antonio Martino, l’uomo che non firmò la nomina di Giorgio Piccirillo a Comandante in Capo dell’Arma. Massima aspirazione di carriera per uno che ha indossato gli alamari. All’Interno c’era Giuseppe Pisanu, agli Esteri Gianfranco Fini e il senatore Massimo Brutti, era, per la sinistra, lo stimato e attento vero successore di Ugo Pecchioli, prima che avesse il sopravvento, in quell’area politica, Domenico Minniti, detto Marco. Guidavano i servizi segreti persone come Mario Mori al Sisde e Nicolò Pollari al Sismi. Il disegno a cui mi prestai (è un atto di cui mi sono sempre pentito e me ne scuso tardivamente con il generale che invece avrebbe meritato la nomina) era quello di evitare che Piccirillo divenisse il numero uno della Benemerita in un tale quadro di incertezze. Lo feci perché Piccirillo, del mio stesso millesimo, 1947, se fosse stato nominato a quella data, sarebbe potuto rimanere per molti/troppi anni al vertice dell’Arma in un momento estremamente delicato della vita del Paese per la fine di un’epoca (parlo dal punto di vista degli equilibri nazionali ed internazionali) e all’inizio di  una prevedibile e prevista crisi finanziaria internazionale che ha cambiato il mondo e le cui conseguenze geopolitiche sono ancora in essere. Tutti sbagliamo ed io sbagliai gravemente ma, come forse ho detto in un altro post, mi aveva gravemente insospettito che rappresentanti dei poteri forti (che tali poi nel tempo non si sono certo dimostrati) fossero schierati con Piccirillo. Da quella vicenda ho ricavato un euro (mai riscosso che scommisi con il capo Ufficio stampa del Ministero delle Telecomunicazioni, Filippo Pepe che sosteneva invece che Piccirillo sarebbe stato certamente il nuovo Comandante) e un mare di guai tecnico giuridici di cui un giorno vi farò ampia rendicontazione. Un vero fesso, avrebbe detto Alberto Giannini.

Il testo, ancora oggi, rileggendolo, mi colpisce per le capacità di sintesi e di visione.

Lo scrivemmo, a quattro mani, con Emanuela Bambara, specialista di cose complesse a cui altre volte in questo blog ho fatto cenno.

Leggete e saccheggiate, se ne siete capaci. Difficile mettere in atto una tale strategia di cambio di paradigmi culturali senza averla per anni pensata, testata, realizzata, messa in discussione. O averla vista attaccare nei modi più diversi e subdoli. Se il Paese vorrà avere un intelligence partecipata e diffusa, sarà necessario sposarla questa “ragazza intelligente” (mi riferisco alla strategia) ma, ne sono certo in quanto il padre, non sarà per tutti saperla soddisfare a letto e nella vita di tutti i giorni.

Ve la ho offerta, quasi fosse un algoritmo da copiare ma forse, questa generosità, non è stata sufficiente, fino ad oggi, perché si desse vita ad una efficace Strategia di Sicurezza Nazionale. Direte che non ci sono state le condizioni politiche favorevoli. Vero. Per questo aspetto pazientemente di veder spuntare, nella notte della Repubblica, almeno Cinque Stelle.

Oreste Grani/Leo Rugens

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