Umiltà-umiltà fa rima con onestà-onestà e con Rodotà-Rodotà

elezioni comunali 2017-2

Credo nella Memoria. Anche perché conosco cos’è l’opposto della Memoria. Certo che può accadere a chiunque di smarrire la memoria ma se accade ad un gruppo non solo ad una persona allora significa la fine di quel gruppo la fine della sua “cultura” la fine del suo “valore”. Quindi torno sempre alla Memoria come arma strategica e come scudo. La sensazione che da qualche tempo (dalla morte di Gianroberto Casaleggio?) provo nel guardare le attività degli amici pentastellati è che stiano smarrendo la Memoria.Quasi non sappiano chi sono e cosa stanno li a fare.

Il 2 giugno scrivevo che il M5S, l’11 giugno, avrebbe “NON vinto” ovunque. Scrivere cose così secche e di facile interpretazione è un po’ il nostro stile. Scrivevamo nel gennaio del 2013 che Grillo avrebbe stravinto quando in pochi lo pensavano; altrettanto siamo stati pronti a dire che “quella sera” (Rodotà-Rodotà) bisognava evitare di buttare via i nove milioni di voti da pochi mesi affidativi.  Certo, c’è l’appello perché ieri oltre la metà degli italiani che ne avevano diritto non sono andati a votare. Difficile, comunque, immaginare questi cittadini astensionisti come esclusive truppe di riserva a cinque stelle. Il MoVimento è ad un quadrivio e non sarà facile scegliere la strada giusta. Dopo essere sbarcati, anni addietro, vittoriosi in Sicilia, anche grazie alla nuotata salvifica e metaforica di Giuseppe Grillo da Genova, mi sembra che il ridimensionamento in atto del M5S ha motivi più forti che l’esperienza pluriennale di Leoluca Orlando Cascio. La Sicilia è per l’Italia un laboratorio politico strategico e come tale andava affrontato. Con prudenza e intelligenza. Così come si sarebbe dovuto fare per la composizione della Giunta Raggi: con lungimiranza e “intelligence”. Altro che i Fratelli Marra!

Bisogna che si riapra la giberna dell’umiltà (se la si possiede e se la si è mai indossata) e ci si ricordi che i territori hanno fatto il M5S e che i territori possono dissolverlo. Soprattutto, va ricordato, che i nove milioni di voti non erano “cosa” di nessuno e che erano stati affidati, a tempo determinato, perché la partitocrazia fosse schiantata e non addormentata con la camomilla.

Oreste Grani/Leo Rugens

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