Morto o vivo che sia il califfaccio con l’orologio paraculo, starei attento!

califfo

Facciamo conto che il 28 maggio u.s. q sia stato ucciso, insieme ad altri caporioni dell’ISIS, ad opera dell’Intelligence russa, anche il califfo Abu Bakr al Baghdadi. A prescindere dalla grande soddisfazione personale, ma che lascia il tempo che trova, dovremmo evitare che con la sua morte vengano seppellite anche le trame oscure che lo hanno portato a galla e accompagnato durante la sua attività politico-militare-religiosa. Trame e complicità andrebbero ricercate con la massima determinazione senza dover aspettare cento anni per sapere chi fossero i pupari di questo suino, a volta incartato di nero, a volte in veste bianca.

Per sapere chi fosse in realtà questo capo a tempo determinato dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (al Sham), partirei da un’intervista immaginaria (quelle che un tempo si facevano in una fortunata trasmissione radiofonica) da farsi rilasciare da chi, Giole Magaldi,  senza tema di smentite, alcuni anni addietro, si è giocato la credibilità personale e del lavoro intitolato “Massoni Società a responsabilità illimitata – La scoperta delle UR-LODGES e di alcune pagine (dalla 577 alla 586) dedicate all’ISIS e al Califfo indicato come un affiliato alla massoneria e cooptato in una super loggia (Hathor Penthalpha) in compagnia di nomi di fratelli del calibro di Tony Blair e la famiglia Bush, tra di loro complici nella preparazione di qualcosa di terribile per l’Umanità. Mi chiedo cosa ci possa essere di più terribile di quello che è già in corso dopo l’attacco alle Torri Gemelle?                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Sarebbe ora che Magaldi, cortesemente, desse seguito a quelle affermazioni che potrebbero concorrere ad aumentare il tasso di credibilità di alcuni rispetto ad altri e di aprire gli occhi a chi ritiene non esistano i complotti, le regie occulte, i luoghi di pensiero complesso dove si decidono i destini degli altri da se. Se fosse in me (ma io chi sono per pretendere di saper dare impliciti suggerimenti, e a chi?) comincerei, ad esempio, a parlare, quando si traduce dall’arabo o dall’inglese, di “Stato Islamico” che lessicalmente e concettualmente comunica un messaggio molto più realistico (e giustamente minaccioso) rispetto a queste sigle, ISIS  e ISIL. Chiamiamo “Stato islamico” quel qualcosa in cui si sostanziano i combattenti e i terroristi che ci aggrediscono, che si aggrediscono nel mondo arabo, che si minacciano e che ci uccidono per decidere chi deve alla fine o sottometterci o ucciderci. Usare sigle e non l’espressione trasparente tende a far sottovalutare cosa stiamo affrontando (o non affrontando a seconda della vostra opinione) e ci impedisce di sviluppare una strategia intelligente a sufficienza in grado di far scoppiare una volta per tutte la pace in Medio Oriente e nel nostro Lago Mediterraneo. Vivo o morto il califfo di turno, tenete conto che quanto è accaduto fino ad oggi da quando lo Stato Islamico è stato proclamato ha teso (e continuerà a farlo) a ridisegnare quel mondo geografico uscito dalla prima guerra mondiale e che gli imperi inglese e francese avevano ritenuto di fissare nel tempo secondo i loro interessi. I russi, i turchi, gli americani sono altro. Ma la partita ormai è stata indetta e, morto o vivo, al Baghdadi, bisogna capirne la natura profonda. E la natura cominciamo a capirla chiamandola con il proprio nome le cose: questi parlano dello Stato Islamico e non di terrorismo in modo semplicistico e, chiamarli terroristi, non risolverà automaticamente le questioni poste con violenza e spietatezza sanguinaria. Molti sunniti non ritengono questo nuovo Califfato un fatto effimero. Anzi evitiamo di non capire che milioni di loro hanno vissuto l’ISIS come un’Araba fenice islamista che si è materializzata il primo giorno di Ramadam del 2014 e che ancora in qualche modo ingaggia lotte ogni giorno in uno dei 57 paesi di fede islamica e nelle comunità islamiche di tutti gli altri paesi del Mondo, risultando assenti i musulmani solo nello Stato Vaticano e forse a San Marino. La bandiera nera dello Stato Islamico, in questi tre lunghi anni è comparsa quasi ovunque sotto diverse forme e comunque, via internet, è arrivata ai quattro angoli della Terra, come si diceva un tempo. Direi quindi di non sottovalutare questi mille giorni trascorsi a prescindere dall’uscita di scena del califfaccio con l’orologio paraculo. Massone o meno che sia.

Oreste Grani/Leo Rugens        

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