Percorsi dentritici in Calabria e dalla Calabria. Una volta tanto non controllati dalla criminalità

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Oggi aprirò agli amici che mi leggono una parte di me che raramente schiudo.

Per una stagione significativa della mia vita ho amato la Calabria e ho sperato di riuscire a servire a qualcosa perché quella terra cessasse di essere sostanzialmente un isola.

25 anni addietro, era il 1992, di questi giorni, a Rio de Janeiro si fissava l’agenda del XXI secolo che era tutta dedicata a ristabilire con urgenza una nuova alleanza tra Uomo e Natura. A Rio, in questi anni, è passata troppa acqua sotto i ponti e in pochi si ricordano di quella stagione esaltante quando sembrava che il Brasile dovesse crescere in coerenza con questi intendimenti. In Brasile le cose si sono messe malissimo e di futuri affidabili, di sviluppo sostenibile e di sopravvivenza della specie si parla sempre meno e sempre di più di illeciti arricchimenti della sua classe dirigente. Figurarsi ora che a guidare gli USA e con essi mezzo mondo c’è uno che mastica malissimo qualunque argomento che non sia ciò che la sua mente semplice arriva a pensare. Tentare di continuare a pensare globalmente ed agire localmente sembra sempre più difficile. Figurarsi in una regione come la Calabria dove gli unici che sembrano conoscere le regole delle relazioni tra il locale e il globale sembrano essere i capi della criminalità. Quasi tutte le oligarchie oggi al potere sul Pianeta mostrano una mancanza di capacità di riflettere su le complessità che la crescita demografica e lo sviluppo poco intelligente (e mi limito) in essere hanno innescato. L’azione prevalente è causa di un sistema distruttivo che mortifica l’individui mettendo a rischio la sopravvivenza della specie. Le persone arrivano ad essere arse vive per questi limiti culturali che si trovino a Londra, in Portogallo, a Kabul o nella ex fiorente Siria. La soluzione di questo problema è possibile, essa passa attraverso l’unità del sapere, nella capacità di stabilire il nesso tra scienza e filosofia, tra filosofia e formazione della persona umana, tra persona e dimensione ecumenica della civiltà odierna.

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Apertura a Grotteria della Dimora dei Migranti

È necessario riflettere, saperlo fare insieme, per leggere, in quanti più possibile, i segni dei tempi e per ritrovare o forse semplicemente trovare, per la prima volta nella storia dell’uomo, quel filo d’Arianna che ci faccia uscire dal labirinto. La Scuola Italica della Sapienza potrebbe, se ne avessimo consapevolezza e coraggio civile, offrire al mondo principi, modelli e metodi di valore fondamentale senza limiti di tempo e di spazi.Un pensiero-azione, che ci riporta a Pitagora e all’armonia delle stelle e dei tanti possibili universi che saprebbero, se capite, far loro sì cadere le ideologie e non solo il Muro di Berlino, una tantum. Ma in queste ore sentiamo parlare solo di muri da erigere e della necessità/volontà di alzare barriere, respingere l’altro da noi, soffocare nel sangue o nell’acqua salata il diritto dell’altro all’esistenza. Figurarsi se sappiamo ricominciare a guardare le stelle o a ricordarci che siamo geneticamente i figli di Pitagora o, per rimanere in Calabria, di Tommaso Moro. In un tale panorama desolato e desolante, mi chiedo why not, perché non, in Calabria trovare lo sguardo giusto sull’Utopia, indirizzandolo verso il futuro possibile. Anche facendo ricorso al pensatore di Stilo, che di Utopie se ne intendeva. Se così fosse, se si riuscisse a incontrare uno sguardo coraggioso e penetrante, quasi fosse lui stesso il necessario veicolo per mettersi in viaggio verso il futuro possibile, sarebbe logico, chiaro, semplice immaginare e decidere di realizzare proprio in Calabria questo sogno. E dalla terra dei Bruzi irradiare questi pensieri dentritici nel Paese, nell’Europa, nel Mediterraneo e nel Mondo.

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Sarebbe logico di fronte all’attuale declino organizzare e organizzarsi come scienza-spazio aperto a quell’unità ed universalità del sapere di cui il Pianeta ha bisogno per uscire dalla crisi mediante una comune cultura mondiale, una coscienza planetaria (ecco gli occhi sull’Utopia che partendo da Stilo se ne potrebbero andare per il Mondo o recuperando quel poco che seppi fare portando a Nardodipace, oltre 15 anni addietro il padre del pensiero complesso e transdisciplinare Edgar Morin) oggi che la telematica consente di educare l’umanità al vero, logico, unico significato della vita che i valori letterari ed artistici, storici e filosofici, religiosi e universali testimoniano della civiltà occidentale ed europea. È tempo di ridare vita, partendo dalla Calabria, luogo bellissimo lasciato colpevolmente in mano alla criminalità, al concetto di humanitas e paideia, di insonnia e filia, di polis e di kosmopolis. Tutti concetti nati nelle nostre terre e andati, con diverse fortune, in giro per il Mondo. È tempo che i calabresi, liberi e forti, si alzino in piedi, liberatisi, anche con forza, delle catene stereotipate e della pochezza che la criminalità gli concede e si prendano il posto che gli spetta nella storia dell’evoluzione.

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Oreste Grani/Leo Rugens pronto, a oltre settanta anni, a tornare in Calabria e ripartire da dove aveva dovuto lasciare il discorso.

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