Sono un Avaa(n)ziano stretto tra Mazzini e Alan Mathison Turing

Alan-Turing

Del 24 giugno festa di San Giovanni ho scritto riprendendo un vecchio post. Se ieri mattina un navigante curioso a proposito di Giovanni Battista e del 24 giugno digitava nel web in tale senso, ai primi posti in Google, si imbatte in un articolo affidato al mare magnum della rete il 24 giugno ma… del 2014.

Del 23 giungo, anniversario della nascita di Alan Mathison Turing, invece, scrivo oggi. Ieri mi è stato impossibile.

Per celebrare il 24, mi sono limito a riportare il post a cui accennavo, rimuovendo che ieri era anche il 300° della nascita della massoneria moderna (Londra, 24 giugno 1717). Scelgo la strada di una sostanziale indifferenza a quanto la memoria suggerisce, preso atto delle condizioni in cui l’Istituzione, nelle sue varie declinazioni nazionali ed internazionali, oggi si trova. Per le “nazionali”, stendo un velo pietoso sulle piccole velleità immobiliari del GOI e del suo capo banda, Stefano Bisi. Per le “internazionali” attuate dalle super logge sparse per il Mondo e la loro incapacità di essere luoghi di affinamento intellettuale e di guida etica per l’Umanità, altrettanto perché non credo che si debba spendere tempo o righe sia pure in questo marginale ed ininfluente blog: il Mondo è confuso e lo è, tra l’altro, perché lo sono i massoni. Loro ancor più colpevolmente di altri.

Torniamo al 23 e al genio di Turing. Turing, invece, va sempre di più ricordato e conosciuto in quanto, tra l’altro, uno dei fautori ante literam della Quarta Rivoluzione Industriale o nascita dell’Infosfera. Nella infosfera e grazie all’informatica, un giorno è nato il Movimento parapolitico Avaaz, finalizzato (così mi appare e così voglio credere che sia) alla Rivoluzione delle Coscienze e ad un Nuovo Umanesimo. Non prendete alla lettera queste mie definizioni (che sono mie) e fatemi iniziare il ragionamento che faccio senza nessuna presunzione di saperlo/poterlo finire.

Come altri milioni di persone anch’io posso essere definito un Avaa(n)ziano (che sarebbe che sono un po’ un “avanzo” di qualche cosa che ero già prima di quando nascesse questo movimento politico e di marketing internettiano e, certamente, un “anziano” perchè ho oltre 70 anni) in quanto clicco (senza troppa fatica) a piede di petizioni, sottoscrizioni e altre corrispondenze autoapprendenti che di meritevole hanno certamente la diffusione virale di informazioni intorno a temi geopolitici, economici e sociali. E soprattutto danno “Voce” (questo può voler dire in alcune lingue la parola Avaaz) a chi non la potrebbe in alcun modo avere. I ragazzi (ma non credo che siano solo giovanissimi) dicono che siamo 44 milioni gli internettiani che hanno pigiato un tasto almeno una volta sotto le insegne di Avaaz. Sembrano tanti ma non è così rispetto ai numeri in crescita esponenziale nella rete. Non moltissimi ma evidentemente sufficienti a dare voce e spunti per l’azione civile e democratica. Certamente per nascere curiosità e attenzione nella grande Agorà Telematica di cui ormai siamo tutti parte.

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Quando ho cominciato a firmare digitalmente sentivo di essere sostanzialmente (se non esclusivamente) una parte di un disegno basato sulle leggi esponenziali della rete, ma niente di più. Non volevo essere altro e così ho cominciato. Sono una persona di oltre settanta anni e comincio a vedere morite, ogni giorno, quelli che per me hanno contato, umanamente e culturalmente. Oggi sento il desiderio (ma penso appunto che sia l’età e la stanchezza che ad essa si accompagna, soprattutto in un’estate torrida) di provare a riassumere a cosa, anch’io, marginale ed ininfluente, ho partecipato. Da Avaa(n)ziano e da Leone Ruggente. Mi ascrivo meriti certamente non miei in quanto aver usato qualche decina di volte l’indice su una tastiera non può essere definito “il dovere dell’azione” ma intanto quello potevo fare e quello ho fatto. Il mio essere Avaa(n)ziano, in realtà, è un ibrido ragionato tra il mio essere mazziniano e quindi attratto dalla libertà, dalla fratellanza, dall’uguaglianza, dai doveri che vengono prima dei diritti e il mio amore riconoscente per Alan Mathison Turing, genio matematico eccentrico morto suicida (troppo giovane) nel 1954.

Sulla Gran Bretagna in Europa ma senza un Europa, ad esempio, non sono d’accordo con i giovani di Avaaz ma non si può avere tutto.

Certamente, spero che lo sappiano anche Bert, Luis, Emma, Luca, Fatima, Julie, Mike e tutto il team di Avaaz che, per arrivare ad avere un Europa colta, democratica e consapevole, ci vuole almeno una Giovane Europa come la sognò Giuseppe Mazzini, quindi un luogo di pensiero politico evoluto e non esclusivamente scatola di business finanziario. In tanto mi accontento che esistano i giovani avaaziani loro non anziani.

Oggi, in piena coscienza, celebro, a modo mio, date di nascita che hanno ancora un senso per l’etica e la contemporaneità.

Oreste Grani/Leo Rugens

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