Il volo della Fenice

Il volo della Fenice

Nel 1966, esce un film che mi hai segnato per il resto della vita: Il volo della Fenice. Ovviamente, figlio del Novecento, non solo questo film mi ha suggestionato. La regia era di Robert Aldrich e gli interpreti avevano la statura di veri giganti del cinema. Tra gli altri: James Stewart, Richard Attenborough, Peter Finch, Ernest Borgine.

La trama, se non la conoscete, è quella di un aereo di una compagnia petrolifera che a seguito di una tempesta di sabbia, è costretto a un atterraggio di fortuna nel deserto del Sahara. Due passeggeri muoiono, un terzo rimane ferito, il velivolo è inutilizzabile, la radio guasta. I superstiti attendono invano per giorni e giorni l’arrivo dei soccorsi. Poi affidano le ultime speranze alla proposta, apparentemente pazzesca,  di un compagno di sventura che era anche, oltre che un tecnico petrolifero, un appassionato progettista di aeromodelli, che dichiara di essere in grado di costruire coi pezzi dell’aereo rimasti intatti un piccolo velivolo. Dopo molti contrasti che mettono a nudo la personalità di ciascuno dei protagonisti, il progetto verrà portato a termine a prezzo di enormi sacrifici e col piccolo aereo gli uomini rimasti in vita potranno raggiungere la salvezza.

Il volo della Fenice2

Dalla materia combusta la Fenice rispicca il volo. Mi piace pensarla come quei temerari per cui, passati oltre 50 anni da quella visione cinematografica, non ho mai cessato di progettare velivoli e Fenici, senza darmi sosta. Ho sempre vissuto sostenuto da quella metafora e da quell’incitamento cinematografico catartico. Viva l’uccello mitologico quindi che sa risorgere dalle ceneri, memore degli atomi che lo hanno costituito,  consapevole del da dove veniva e dove dovrà andare.

Oreste Grani/Leo Rugens progettista di velivoli.

Annunci