La fase storica che stiamo per vivere non è cosa per melliflui e retorici signori

Gentiloni

“Essere uniti contro il terrorismo”, dice Paolo Gentiloni, risvegliandosi dal letargo che evidentemente durava dal 12 settembre 2001 (!!!), e nessuno lo ferma e gli tappa la bocca per evitargli di dire una tale ovvietà, senza senso e senza utilità alcuna. Il Capo del Governo italiano dice cose di questo tipo e attesta/certifica/fotografa lo stato delle cose del nostro Paese, ormai senza classe dirigente e conseguentemente senza una qualunque politica sovrana. Tragedia nella tragedia. Renzi, l’ignorantone, a sua volta, di colpo, vuole chiudere il mare e fermare l’esodo biblico in atto. È come dire che si può svuotare il Mediterraneo con un cucchiaino. Forse più realistico. Un giorno dicono che faranno sbarcare in Libia 5.000 uomini combattenti (ve lo siete scordato?) consigliati dagli stessi che gli avevano detto che Gheddafi sarebbe stato in sella per i prossimi dieci anni, e un giorno dicono che bisogna ottenere dagli spagnoli e dai francesi ciò che quei governi hanno deciso, da anni, di non concederti per nessun motivo al mondo avendo la finalità, in quanto competitori, di lasciarti le torce in mano delle ondate immigratorie, più che i cerini. “Essere uniti contro il terrorismo”, ma veramente? Vediamo, quando dalla fase del terrorismo, come lo chiama Gentiloni, questi nostri antagonisti storici islamici passeranno all’insorgenza nelle città, impreparate a tale complesso fenomeno pre-rivoluzionario, sapranno fare questi melliflui attempati gentili signori gentiloni. La guerra tra la gente è ormai in atto (e non più alle porte), è dentro alle nostre città, e la manovra concentrica delle ondate immigratorie sarà diversivo sufficiente per non farci accorgere, in tempo, da dove e come saranno sferrati gli attacchi. Siamo senza guida politica e culturale in quanto al comando ci sono i signori della partitocrazia campioni di corruzione e doppio-giochismo. Siamo necessitanti, con la massima urgenza, in un frangente di tale gravità, di verificare quale sia il grado di consapevolezza politica e culturale dei vertici delle nostre Forze Armate, unico “luogo organizzativo e mentale” che, nella complessità emergente, possa provare a fare argine, contrasto, contrattacco.

Mai come in questi frangenti la politica corrotta e partitocratica, deve fare un passo indietro. Se non lo vuole fare spontaneamente, bisogna “suggerirgli” di farlo per il bene superiore della Nazione. Questo penso e questo scrivo.

Oreste Grani/Leo Rugens

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