Il dialogo tra le Coree è congelato?

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Nord Corea

Ho voglia di raccontare una storia che forse non dice niente a nessuno o, viceversa, suggerisce a qualcuno dei tanti ferrati analisti geopolitici uno spunto di riflessione e l’opportunità di fare una previsione più unica che rara: alla fine, cioè tra non troppo tempo, la situazione nelle due Coree, quando sembrerà vicina la catastrofe, assumerà una forma di “buon senso” e la riunificazione comincerà a farsi strada. La storia comincia qualche anno addietro (diciamo intorno al 1971) quando la Repubblica popolare democratica coreana (Rpdc) a nord e la Repubblica di Corea (RDC) a sud, appoggiate e spinte a tali comportamenti da garanzie fornite dalle grandi potenze, all’epoca dei fatti, rivali (ed ora?), avevano già tenuto un atteggiamento inalterato di reciproca ostilità, da oltre 25 anni.

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Sud Corea

A partire dalla metà del 1971 però, si avvertirono (o meglio solo gli osservatori più attenti e informati se ne accorsero) i primi tentativi sulla strada del disgelo, in quel momento apparentemente favoriti dall’evoluzione delle relazioni diplomatiche cinoamericane, ma soprattutto incoraggiati da considerazioni interne fatte da entrambe le parti. I primi contatti diretti si ebbero nel settembre del 1971 tra la Croce Rossa (che all’epoca esisteva) della Rpdc e quella della Rdc su richiesta di quest’ultima che propose la riunificazione delle famiglie divise. Da una cosa si dice che, sia pur con la lentezza tipica di quelle tradizioni culturali, non abbia mai cessato di nascerne un’altra e un’altra ancora. E questa è la mia tesi, in realtà completamente inventata e senza altra verifica se non quanto deduco dagli ammiccamenti e dalle mezze ammissioni del sen. Antonio Razzi. Mi sembra un po’ poco per darmi retta. La mia tesi giocarellona (anzi, un po’ cazzarona) è che da quando il 2 maggio del 1972 Yi Hu-rak, Direttore del Servizio segreto centrale di Seul e probabilmente all’epoca il personaggio più potente nella Rdc dopo il Presidente Park Chung-hee, si era recato in segreto (e quando dico segreto dico segreto!) a Pyongyang per incontrare Kim Yong-chu, direttore a sua volta del Dipartimento per il coordinamento organizzativo e fratello minore del Presidente Kim Il-sung, il filo rosso della riunificazione, non si è mai realmente spezzato. Dico che di padre in figlio, di zio/nonno in nipote la storia di questi contatti segreti non è mai stata scritta (altrimenti che segreto sarebbe) ma che secondo la mia fantasia non solo non sono mai cessati ma hanno come vero tema il principio della unificazione, improvvisamente ottenuta in modo pacifico ma soprattutto senza ingerenze straniere. Questa questione delle ingerenze straniere è il nodo gordiano da “tagliare” essendo alcune élite delle parti convinte di essere strumentalmente tenute in una condizione di verbale o militare contrapposizione ma in una condizione sostanziale di sudditanza e contro l’interesse del popolo coreano. A Nord come a Sud.

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Seul

La mia farneticazione arriva a ritenere che esista un comitato congiunto riservatissimo che, da oltre 45 anni, studia come fare a fare la sorpresa ai tutori/alimentatori di questa ostilità infinita. Se lo conoscessi di persona spingerei – con parole opportune e lusinghe in denaro – Antonio Razzi a dirvi che non mi sbaglio e che, oltre all’ipotesi di un conflitto violento, sono emersi altri equilibri possibili basati sullo sviluppo economico e sociale e su una qualche coesione politica. Soluzione che solo alcuni ambienti illuminati coreani vagheggiano. Esiste un modello di sviluppo economico ipotizzabile dopo la eventuale unificazione che non farebbe dormire sonni tranquilli a non poche realtà capitalistiche giapponesi, statunitensi, russe. Meno quelle cinesi che per osmosi si relazionano con le due Coree. Con tutte e due. Perfino culturalmente. Le due Coree hanno saputo superare prove terribili in questi decenni, messe l’una contro l’altra volutamente.  Se si riunificassero con alla base di tale processo culturale un popolo caparbio e “razzista” come pochi l’effetto esponenziale di questa soluzione cambierebbe la geopolitica del Mondo. Una unificazione della Germania “alla seconda”, se non “alla terza”.

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Il bello della rete è che non mi costa nulla sostenere una tesi così fantapolitica. Il divertente, in termini di leggende e pathos spionistico, è che mentre questi contatti avvenivano tale Nyo Shin Sun (alias Li Son Sil), bella quarantenne dirigente del servizio segreto militare Nord Coreano, per disposizione personale di Kim Il Sung si trasferisce nella corea del Sud per arruolare decine di agenti segreti. La signora era talmente importante che alla morte del dittatore viene “adottata” dal figlio Kim Jong. Perché, dovete capirlo, queste cose, da quelle parti, si fanno di padre in figlio o, al massimo, da zio a nipote o da nonno a nipote.  La bella e audace Mata Hari del Sud Est asiatico e la sua “orchestra rossa” fece tremare Seul e quindi gli americani e i giapponesi. Mentre la signora (sia pur non presente a Pyongyang) scala le posizioni della gerarchia comunista della Corea del Nord, a qualcuno questa cosa del doppio livello e del doppio gioco non deve essere piaciuta per cui la rete spionistica di Shin Sun Nyo viene smantellata. Le autorità del Sud, ricevute le giuste soffiate, arrestano decine di agenti segreti. Il direttore dell’Intelligence sud coreana dell’epoca, Jung Hyung Kun conferma che la signora aveva strutturato una rizomica rete di non meno di 400 agenti.  Ma è qui che le cose si fanno ancora più difficili da essere interpretate perché la bella signora riesce a riparare a Nord e la scoperta di una tale rete non si capì mai a chi fosse dovuta. Rimane che troppi non vogliono ciclicamente che le Coree si unificano. E anche queste storie lo confermano. La normalizzazione delle relazioni passa prima di tutto per un clima di reciproca fiducia.

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La signora, pupilla di Kim Il Sung, era del 1922: chissà se è ancora viva e se ha voglia (e la possibilità) di raccontare come andò quella volta.

Storie minori che spesso mi invento di sana pianta ma in modo da sembrare verosimili. Lo faccio, in realtà, per voi, per continuare a farvi esercitare su cose vere, false o autentiche.

Oreste Grani/Leo Rugens

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